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Vallemaggia: La Corte dei Laghetti

Abbandonato il fresco refrigerio delle acque del Maggia iniziamo la risalita della Vallemaggia, esplorazione motociclisticamente atipica dato che, normalmente,  si tende a privilegiare le valli che hanno uno sbocco tramite un passo o un valico.

In questa nostra vacanza invece effettueremo una esplorazione a tappeto della valli e delle montagne circostanti al nostro campo base, in sella ad Athena oppure calzando le nostre scarpe da trekking.

L’itinerario che andiamo ad affrontare è composto da tre vallate comunicanti, ma non abbiamo idea di cosa ci attenda, soprattutto al termine della strada. Come capita spesso, non abbiamo fatto ricerche approfondite su quanto ci attende lungo il percorso, per non rovinare la sorpresa e non rinunciare a quel gradevole sapore di conquista che tanto adoriamo.

Certo è che la prima vallata del trittico non offre particolari emozioni; diritta, trafficata e punteggiata da tanti borghi, non risulta per niente attraente.


Video 1: da Ponte Brolla al Lago del Sambuco



E’ dal piccolo borgo di Bignasco che le cose cambiano decisamente in meglio,quando la valle diventa quella di Lavizzara e natura e strada si fanno decisamente più interessanti. In un crescendo che trova il suo (momentaneo) apice nel raggiungimento della diga che contiene le acque dello splendido lago del Sambuco.

Il Lago del Sambuco (CH)


Scattate le foto di rito al lago procediamo lungo la sue sponde fino al termine delle azzurre acque, dove la strada inizia il suo stretto e ripido percorso verso l’ignoto

Il paesaggio che progressivamente si apre alla nostra vista diventa sempre più suggestivo, difficile distogliere la sguardo dalle ripide montagne che sorvegliano solenni i verdi prati.

Il verde e rilassante altopiano racchiuso dalla irte vette che ci accoglie rappresenta la prima illusione di fine strada, una delle tante che ci coglieranno durante un percorso che mai sembra avere fine.

Inizia adesso un nuova risalita, lungo una strada che sembra più un sentiero, asfaltato ma più simile ad una stretta mulattiera.

La sensazione latente di essere arrivati alla termine del tracciato, torna decisamente percepibile dopo ogni curva, dopo ogni tornante.

Diventa invece sempre più forte l’emozione di fronte a tutto quello che ci circonda e che ci accompagna durante la lenta ascensione verso una sconosciuta vetta.

I Laghi di Sassolo, Superiore e Scuro

Il Lago di Sassolo, naturale gioiello a 2047 mt di altitudine, appare improvviso al termine di un dosso, regalandoci oltre alla sorpresa l’ennesima sensazione di fine corsa, ma invece la strada continua, ancora.

Il secondo specchio d’acqua appare subito dopo, il lago Superiore incastonato tra le rocce completa il magico dittico collegato al gemello da un piccolo corso d’acqua; sulle acque color smeraldo giocano gioiosi i raggi del sole.

La strada intanto continua caparbiamente a risalire verso il cielo

E quando tutto sembra davvero trovare una fine ecco una nuova sorpresa, un ennesimo specchio d’acqua che appare, inaspettato; il Lago Scuro ennesima gemma di questo munifico territorio si offre ai nostri ammaliati sguardi a 2254 mt di altitudine.


Video 2: dal Lago del Sambuco al Lago del Naret



Il Lago del Narèt

Ed infine, dopo la diga ecco l’ultimo lago, stavolta siamo davvero alla fine, con i suoi  2348 mt il lago artificiale del Narèt decreta la fine della nostra emozionante risalita.   O no?

No, c’è ancora una diga da attraversare e uno sterrato da percorrere per arrivare dall’altra parte del lago, alla fine REALE della strada.

Ma del resto siamo arrivati quasi al cospetto dei ghiacciai, da qui si prosegue solo calzando scarpe da trekking, ed è quello che prima o poi faremo dato che i picchi che ci circondano sembrano celare chissà quali meraviglie…..

Adesso però è tempo di rientrare alla base e di ammirare il panorama da un altra prospettiva, una possibilità che raramente utilizziamo quando superiamo un passo ma che diventa, ovviamente, imprescindibile quando si affrontano vallate chiuse.


Video 3: Sulla Via del Ritorno

Percorrere un itinerario in una valle chiusa, anche se inizialmente può non sembrare, ha dei vantaggi rispetto al classico passo montano, perché una delle “problematiche” nascoste che si riscontrano affrontando in moto o comunque con un mezzo a motore, un valico, è che per quasi tutto il tragitto si ha una visione parziale del contesto che ci circonda; una visione è che è limitata a quello che vedi davanti.

Con una angolazione che raramente può raggiungere i 180° gradi; figuriamoci i 360°.

Quindi  vedremo solo una parte quello che il territorio può offrire, senza riuscire ad apprezzare quello che ci lasciamo alle spalle.

 

Nel caso della Valle chiusa questo non succede, ovviamente.



Una volta arrivati al termine della strada siamo costretti a tornare indietro riuscendo così ad osservare il paesaggio da un altro punto di vista che a volte è meglio di quello ammirato durante la salita.

Questo ci consente di avere un quadro generale molto più completo, apprezzando quei particolari che magari durante la risalita non abbiamo visto perché magari avevamo fretta di arrivare in alto e scoprire l’ultima meta.

Tale condizione viene sicuramente assolta se si riesce a percorrere il tracciato in modo più lento rispetto all’andata, potendo apprezzare ancora di più la meraviglia che questa stupenda Valle è in grado di riservare ai visitatori.

La Vallemaggia che si trasforma in val Sambuco, con i meravigliosi smeraldi che la impreziosiscono è una sicura meta d’effetto per chi vuole concedersi un itinerario davvero suggestivo e poco conosciuto.

Un territorio che ha tantissimo da offrire,che in parte viene sottovalutato da un certo tipo di utenza, sicuramente diverso  dal solito valico montano che può regalare delle grandi grandissime emozioni.

Suggestioni che noi non ci faremo sfuggire, procedendo nella esplorazione a tappeto delle zone circostanti, e dove non arriveranno le nostre due ruote lo faranno le scarpe da trekking! 


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