L’asserzione che vuole la fotografia come espressione concreta della visualizzazione del fotografo di un dato soggetto è da ritenersi parzialmente veritiera o, comunque, difficilmente realizzabile se prendiamo in esame il tipo di fotografia essenzialmente paesaggistica che più ci interessa in questo contesto

REALTA’ E IMMAGINE

L’immagine che siamo in grado di rendere materiale nel nostro cervello non è frutto di una semplice codifica piatta dei dati inviati dal sistema visivo al nostro cervello ma il prodotto di una complessa analisi che prende in esame anche la profondità tridimensionale del soggetto/panorama oltre alla continua elaborazione dei dati di luce e contrasti che consentono la migliore visualizzazione possibile dell’immagine.

Il cervello inoltre riesce anche a dare un minimo completamento teorico basato sui dati ricevuti in modo continuo alla immagine in presenza di condizioni di luce o visibilità ridotta, come in presenza di nebbie o foschie, grazie alla elaborazione dei dati parziali ricevuti dal complesso oculare, 


Potremmo quindi affermare che in linea teorica la elaborazione delle immagini da parte del nostro cervello si basi sulla codifica dei dati relativi alle quattro dimensioni.

 

Tutto ciò non è, al momento, possibile per il semplice processore disponibile sulle nostre fotocamere reflex e non che analizza i dati di luce ricevuti dall’obbiettivo e lo codifica in base ai soli dati, appunto di luce; analisi di profondità e di variazione temporale della immagine non possono essere utilizzati dal processore per la creazione della immagine.

Cosa ne consegue da tutto questo vaneggiamento???

Essenzialmente che la resa in termini di nitidezza di una nostra foto non sarà mai uguale, probabilmente nemmeno vicino, a quella che siamo in grado di rilevare alla preventiva osservazione del soggetto da fotografare, sopratutto se le condizioni di luce e di pulizia atmosferica non sia avvicinano a quelle ottimali.

Valdorcia, Straordinaria giornata di inizio primavera

 

Spesso infatti successivamente ad un nostro scatto rileviamo nella foto condizioni di nitidezza della immagine distanti da quelle che avevamo osservato in prima persona, solo parzialmente modificabili in post produzione lavorando sui contrasti e sulle diverse variabili oggi offerte dai programmi.

Piccola parentesi per rilevare come la progressiva rivoluzione riscontrabile nei programmi di post-produzione stia lentamente tentando, con risultati sempre più concreti, di risolvere le suddette problematiche, i processori dotati di appositi software si sostituiscono al cervello nella elaborazione dei dati ottenuti dalla ottica per consentire la resa ottimale dell’ immagine, con l’obbiettivo (o forse il rischio) di far si che la fantasia superi la realtà e che l’immagine divenga un qualcosa di assolutamente manipolabile in funzione delle proprie esigenze e dei risultati che si vogliono ottenere.

Per fortuna solo tecnicamente è possibile ipotizzare una profonda manipolazione, il lato artistico inteso come potenza del messaggio e resa della inquadratura nessun software potrà mai manipolarlo… almeno per adesso dato che non è fantascientifico pensare ad un programma aggiuntivo che “suggerisce” al fotografo la migliore inquadratura, la soggettività resterà comunque salva.

Tornando in tema, rilevata la profonda diversità di resa nella comparazione foto/vista originale occorre innanzitutto sottolineare come, per quanto sopradetto, la foto resti comunque un prodotto bidimensionale nel quale il nostro cervello non potrà ritrovare i dati relativi alla profondità tridimensionale ne a quella temporale ottenendo un risultato ovviamente inferiore a quello percepito nelle vista diretta.

Inoltre tutto ciò che nella realtà appartiene ad un contesto tridimensionale nella foto sarà irrimediabilmente schiacciato nella piattezza della bidimensionalità, per questi motivi la nitidezza di una foto sarà sempre inferiore a quella percepita dall’occhio del fotografo osservando il soggetto reale.

Quello che ci possiamo chiedere quindi, anche a prescindere da quanto fin’ora detto, è come fare per ottenere in contesti panoramici, artistici e architettonici, o comunque direttamente collegati al nostro contesto biomototuristico una resa ottimale delle nostre immagini.

Marche: Monte Conero;  la presenza di una debole foschia penalizza la nitidezza della foto e ne smorza i colori

Toscana: Monte Argentario, la bruma del mattino vela i contorni e riduce la nitidezza dello scatto con realizzato con teleobiettivo


 

Fatto salvo ovviamente che tutto ciò sia da ricondurre ad una valutazione artistica della foto e non legata ad un contesto essenzialmente turistico, è impossibile infatti pensare a condizioni di esecuzioni ottimali in situazioni legate a ristretti ambiti temporali se non per pura casualità.

Da rilevare inoltre che in questo contesto non andremo ad analizzare la componente ottica la cui qualità è strettamente legata alla resa delle foto in termini di nitidezza e definizione in quanto le sottoscritte valutazioni consentono un miglioramento di resa a parità di ottica.

La prima condizione da verificare, quella probabilmente più facile da ottenere, e legata ad un contesto prettamente legato alla illuminazione, occorre cioè stabile quali siano le condizioni migliori per fotografare un determinato soggetto in base ai cicli luminosi solari giornalieri ma anche stagionali, (non è razionale infatti pensare ad una illuminazione artificiale personalizzata del soggetto panoramico e poco praticabile quella dei soggetti artistici/architettonici ) oppure di illuminazione notturna.

Teoricamente la condizione migliore è quella offerta dal sole nel punto più alto del suo percorso, ma possono risultare più gradevoli anche situazioni legate al Alba/mattino o al pomeriggio/tramonto in base al risultato che si vuole ottenere e al contesto in cui si trova il soggetto, situazioni estreme di controluce sono normalmente da evitare soprattutto in condizioni di scarsa pulizia atmosferica, le particelle in sospensione tendono infatti a diffondere ulteriormente la luce riducendo ulteriormente la definizione dell’immagine.

Ma, ovviamente, queste considerazioni sulla illuminazione naturale devono essere considerate come basiche, ognuno è ovviamente libero di scegliersi il momento della giornata che preferisce per sfruttarne costruttivamente le caratteristiche.

Toscana: Crete senesi, il controluce al tramonto, in presenza di aria non perfettamente tersa può risultare decisamente suggestivo

 

La seconda condizione è invece legata ad un fattore che non è normalmente prevedibile, quello cioè messo in relazione alla pulizia atmosferica a alla assenza di particelle in sospensione aerea che possono ridurre la definizione della nostra immagine e che possono essere legate a foschie più o meno dense ma anche alla presenza di smog ormai presente ovunque anche se in maniera inizialmente  impercettibile.

 

NITIDEZZA NATURALE

 

Per ottenere la miglior resa possibile in termini di nitidezza e di colore, dovremo quindi fotografare il nostro soggetto/panorama in condizioni tali da soddisfare in modo più rilevante possibile le due suddette condizioni.

Facilmente ottenuta la condizione primaria occorre quindi soddisfare quella legata alla presenza di foschie di varia natura e che risulta normalmente imprevedibile anche se possiamo rilevare una maggiore pulizia dell’aria nei freddi mesi invernali piuttosto che nelle afose giornate estive affette da una rilevante quanto ristagnante evaporazione acquea; sempre che non si manifesti il fenomeno tipicamente invernale della nebbia.

 

Toscana: Volterra, In particolari condizioni atmosferiche, sopratutto invernali,  non è raro osservare il mare, ed oltre i profili della Corsica, dalla terrazza di Volterra. In queste condizioni anche le foto realizzate a soggetti più vicini risultano più nitide ed i colori più vividi.

 

Appare ovvio che se per determinati soggetti la condizione invernale non risulta negativamente incisiva o esageratamente condizionante come nel caso di riprese architettoniche, essa sarà invece determinante ai fini della realizzazione di immagini panoramiche o comunque di contesti naturali legati quindi al normale svolgersi delle stagioni.

L’inverno è normalmente brullo e spoglio, fatta salva la sua suggestiva drammaticità, non potremo legare le nostre realizzazioni esclusivamente a tali condizioni.

Esistono però altri momenti più o meno ricorrenti che permettono di ottenere condizioni fotografiche ottimali che non siano legate a fattori stagionali, l’abbattimento infatti delle foschie o delle polveri in sospensione avviene in modo drasticamente significativo durante eventi atmosferici di rilevante forza creando condizioni ottimali che si mantengono tali anche nelle ore successive a tali eventi.

Piogge e temporali, meglio se abbinate a forti raffiche di vento puliscono in modo significativo l’aria rendendola quasi perfettamente tersa permettendo la realizzazione di immagini altamente nitide e dotate, in caso di panoramiche, di sfondi definiti e quasi tridimensionali che altrimenti si appiattirebbero nello sbiancheggiare  tipico della presenza di “veli” atmosferici.

Le suddette condizioni inoltre contribuiscono a ripulire anche i soggetti che normalmente compongono l’immagine panoramica esaltandone la componente coloristica, il verde della natura per esempio si satura maggiormente grazie alla pioggia che lo ripulisce dagli strati di polvere accumulati e che lo bagna, se siamo così veloci e fortunati da scattare prima che il sole asciughi il tutto.

Resa fotografica in ambiente terso su panoramica Colline Metallifere e teleobiettivo su S.Gimignano

 

In modo quasi impercettibile anche scatti dedicati a soggetti non naturali, collocati in esterno, traggono vantaggio dalle condizioni di migliore nitidezza risultando più definiti e cromaticamente esaltati.

In queste condizioni di visibilità anche le realizzazioni fatte con i teleobiettivi, anche spinti, acquistano definizioni altrimenti impensabili, la presenza di particelle sospese risulta maggiormente determinante per scatti soggetti alla imprescindibile regola della compressione, l’avvicinamento del soggetto infatti obbliga ad uno “schiacciamento” di tutto ciò che si trova tra l’obbiettivo fotografico e lo stesso soggetto, lo strato di pulviscolo atmosferico che condizionerà la nostra foto è quello esistente nelle realtà in termini tridimensionali e che nella foto verrà compresso in valore bidimensionale.

Il risultato per i termini esaminati nella introduzione sarà peggiore rispetto a quanto ipotizzato  a seguito della osservazione visiva reale.

Ma non tutti i contesti paesaggistici sono afflitti in maniera significativa dalla riduzione di nitidezza dovuta alla ridotta trasparenza dell’atmosfera, le nebbie normalmente prodotto di una evaporazione o di una condensazione o lo smog prodotto dalla azione umana, per vari motivi, poco si adattano alla rarefazione dell’aria rilevabile con l’aumentare della altitudine, per questo motivo gli ambienti montani si presentano normalmente nitidi e le riprese effettuate in questi contesti generalmente più significative in termini di nitidezza e resa globale.

La stessa foschia presente normalmente in valle è facilmente visibile se osservata dall’alto della montagna.

Alpi Svizzere. L'ambiente montano offre una pulizia atmosferica quasi impossibile da ritrovare in valle, per questo le foto realizzate in tali contesti assumono una nitidezza quasi straordinaria se paragonata alle immagini ottenute altrove; oltre alle realizzazioni panoramiche anche l'utilizzo del teleobiettivo spinto risulta maggiormente significativo.

 

SCENARI

 

Oltre alla nitidezza ed alla definizione della immagine la pulizia atmosferica contribuisce in maniera determinante anche all’ottenimento di condizioni generali tali da rendere più efficace la ripresa del soggetto stesso.

Gli scenari all'interno dei quali si inserisce il nostro soggetto principale, sia esso panoramico o architettonico, risultano assolutamente determinanti alla magnificazione del soggetto, lo stesso ripreso in diversi contesti può far risultare più o meno soddisfacente la foto realizzata a prescindere dalla composizione e dalle modalità di scatto adottate. 

 

Marche: Gradara, Il lattiginoso bianco non aiuta a far risaltare il soggetto disturbando l'attenzione dell'osservatore

Toscana: S. Bruzio, aria tersa e cielo profondamente azzurro striato di nuvole, la composizione è piacevolmente omogenea


 

Innanzitutto, in linea generale sarebbero assolutamente da evitare sfondi, sopratutto se riferiti al cielo, di colore omogeneo e tendenti al bianco, le condizioni peggiori sono quelle del cielo uniformemente bianco dotato di una luce diffusa quasi abbacinante in grado di distogliere l'attenzione dal soggetto principale.

Ma anche quella che potrebbe sembrare la migliore condizione possibile, quella con il cielo azzurro senza nuvole, rischia di risultare banale e poco avvincente appiattendo l'immagine, meglio quindi se nel cielo indugiano alcune soffici nuvole bianche.

La presenza di nuvole su di un cielo azzurro intenso rende il senso del movimento, della prospettiva e dello spessore, in alcuni casi trasmette un senso di drammatica potenza...

 

La influenza invece derivata da sfondi di diversa natura, siano essi prati, monti, colline o altro, va verificata in funzione del soggetto stesso e alla ascendenza che su di esso devono avere, facendo molta attenzione alla eccessiva risultanza dello sfondo che rischia di diventare superiore a quella del soggetto, rendendo in questo caso la foto confusa se non esplicitamente panoramica, ma anche in questo caso la mancanza di un soggetto definito, o comunque di una definita scala di valori,  può compromettere l'efficacia dello scatto banalizzando la foto.

Valdorcia, le prima due foto a sinistra pur in presenza di cielo sbiancheggiante (comunque minoritario) risultano significative data la presenza di un soggetto definito o di un ordine di importanza ben leggibile che permette all'occhio di "scorrere" sull'immagine e di renderla quasi trimdimensionale, la foto a destra invece risulta meno interessante per la mancanza di un punto di maggiore importanza.

 

La possibilità infatti che lo sguardo indugi senza meta sulla foto è da evitare per quanto possibile identificando soggetti o condizioni predominanti che ne rendano tridimensionale il costrutto, in questo impegno molto importante per la tipologia di fotografia che stiamo analizzando, può risultare significativo l'aiuto offerto dalla REGOLA DEI TERZI analizzata in altro report di questa sezione del sito.

Anche una situazione apparentemente inadatta alla realizzazione di scatti suggestivi può riservare delle sorprese, la panoramica inoltre consente l'individuazione di una soggetto, o zona di maggiore importanza,  ben definito

 

Questa tematica che va ben oltre quanto ci siamo prefissati di analizzare in questo articolo sarà approfondita in un prossimo articolo che prenderà in esame le regole di composizione ma che dovrà comunque basarsi su quanto affermato nei precedenti temi. 

Come già detto, quanto affermato resta valido solo per quei contesti che siamo in grado di visitare in funzione delle condizioni atmosferiche migliori, quindi quasi esclusivamente individuabili nei dintorni della nostra residenza oppure grazie a fortunose coincidenze in caso di lunghi viaggi.

Resta quindi fondamentale non sottovalutare la grande importanza che rivestono la composizione e la capacità di comunicazione che uno scatto deve avere per rendere al meglio ciò che abbiamo visto prima di fissarlo nella memoria digitale.

Ribadisco infine, scattate per voi stessi non per gli altri.  


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