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Mobilità Modulare

A4 Torino - Venzia, ore 7.00, nel famigerato tratto urbano di Milano siamo in coda sia in direzione est che in direzione ovest, e questo succede praticamente ogni giorno e ad ogni ora. Osservando tutti quelli intorno a me non posso che rilevare come circa il 70% delle auto abbia soltanto un passeggero, possiamo quindi asserire che ognuno si occupano  circa 12 metri quadri con un oggetto di 2-3 tonnellate per spostare una persona di mediamente 80 kg;  possiamo quindi anche affermare che il nostro è un concetto di trasporto essenzialmente sbagliato.  O quantomeno obsoleto.

Ma in un mondo in cui basta sostituire il motore a scoppio con un motore elettrico per essere convinti di avere risolto il problema comprendi che di speranze di un concreto miglioramento ce ne sono veramente poche; anzi, nessuna.

Eppure di soluzioni che presentano impatti ecologici e di spazio nonché di consumi decisamente ridotti ce ne sarebbero parecchie, perché il concetto di base che è sbagliato.

Quello legato fondamentalmente alla immutabilità dell'oggetto, ovvero di un mezzo di trasporto che ha delle sue dimensioni inalterabili sia che trasporti una persona o che ne trasporti 5; Il tutto mosso da un sistema di propulsione anch’esso inalterabile, sia che debba trasportare 80 kg o che ne debba trasportare 400 o 1000.

Pensiamo quindi a quella che poteva essere una delle possibili evoluzioni in grado di ovviare a queste limitazioni tecniche; ovvero ad una modularità del mezzo di trasporto.

 

Adattare le dimensioni del mezzo al numero di persone e/o al quantitativo di merce trasportata.

 

Quindi se sono da solo potrei viaggiare tranquillamente seduto in una capsula di 4 metri quadri, mentre se siamo in due basta agganciare un altro modulo personale di pari dimensioni e così via.

Nel caso dovessimo trasportare oggetti basta agganciare il modulo dedicato.

Il sistema di modularità poi può essere pensato in varie conformazioni: affiancato, in colonna, sovrapposto etc etc.

Per quanto riguarda il sistema di propulsione potremmo avere i moduli personali singoli dotati di propulsione ai quali poi agganceremo dei moduli che ne sono sprovvisti, il tutto non molto dissimile dal concetto del trasporto ferroviario.

Questo contesto delinea una potenziale condizione abbastanza ovvia,  uno spazio autostradale come quello che sto (molto lentamente) affrontando potrebbe apparire poco trafficato e quindi scorrevole, perché in questo spazio compreso tra il jersey di destra e il guardrail di sinistra, ora stipato di auto, di moduli singoli ce ne entrerebbero probabilmente 10 volte tanti.

Relativamente al sistema di propulsione si potrebbe immaginare un sistema alternativo, come per esempio un motore elettrico ma non autoalimentato, si potrebbe elettrificare (o magnetizzare) le strade, un po' come le piste delle macchinine Policar con cui abbiamo giocato noi degli anni 80.

Magari generando energia tramite micro pannelli solari disseminati nell’asfalto, sui guardrail e in ogni parte stradale possibile.

Questi ipotetici mezzi avrebbero anche il vantaggio della leggerezza viste le loro caratteristiche costruttive , e anche grazie alla ridotta (se non nulla) dotazione di sistemi di sicurezza passiva dato che si potrebbe anche pensare ad un concetto di guida autonoma ma che possa tranquillamente superare le problematiche legate alla adozione di un intelligenza artificiale, non necessaria nella sua concezione estrema così come non lo è alla guida di un treno.

Queste capsule inoltre non necessariamente dovrebbero essere di proprietà, ma disponibili per tutti ogni qualvolta se ne abbia bisogno; in questo caso niente di nuovo, il car-sharing è già una realtà.

Ecco quindi adottato quel concetto di modularità che permette a una macchinina piccola, come quella nella foto ad inizio pagina, di dotarsi di spazio accessorio nel momento del bisogno o come facciamo noi motociclisti che applichiamo alle nostre moto borse e bauletti quando abbiamo bisogno di maggiore capacità di carico, ma che risultano fastidiose se non necessarie perché aumentano lo spazio occupato dal mezzo.

È ovvio che in questo fantascientifico quadro ci sono tanti fattori che potrebbero far storcere il naso a molti se non a tutti; perché dovremmo ovviamente rinnegare quello che il marketing ci ha inculcato per decenni,  l'auto non sarebbe più un mezzo di espressione del proprio ego o delle proprie frustrazioni ma semplicemente un mezzo di trasporto, una capsula all'interno della quale sedersi e viaggiare in tutta tranquillità ma senza diversità l’una dall’altra. 

Una probabilmente inaccettabile trabantiana condizione per chi spende decine e decine di migliaia di euro non per spostarsi ma per mostrarsi agli altri.

 

E stare in coda, come gli altri.

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