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Gioielli di Valdichiana

La Valdichiana è un luogo con una storia molto particolare, un contesto territoriale quasi unico che ha visto il continuo confronto tra le forze della natura e il lavoro dell’uomo.

Un tempo fertile e rigogliosa oltre che generosa verso le popolazioni Etrusche che la abitavano e sfruttavano la fertilità indotta dal fiume Clanis che vi scorreva, vide poi la sconsiderata manipolazione Romana che nel tentativo di regolare le piene del Tevere controllando la portata degli affluenti costruirono dighe per limitare la portata dei detti fiumi.

Il Clanis non più in grado di far defluire le sue acque ruppe gli argini ed invase la vallata formando una ampia area paludosa ben presto diventata malsana.

Durante tutto il medioevo la palude consolidò il suo terribile potere risultando ampiamente pericolosa per le popolazioni che abitavano le colline circostanti e per chi doveva attraversarne i territori in balia della terribile zanzara anofele e la malaria da lei trasmessa.

In questo contesto crebbe comunque l’importanza dei territori della chiana spesso teatro di scontri violenti tra le Signorie per assumerne il controllo, prima terreno di contesa tra Firenze, Arezzo, Siena e Perugina, poi dominio Fiorentino dopo un breve tentativo di conquista da parte di Siena, ad iniziare dal 1554 per poi diventare infine parte del Granducato di Toscana.

Nonostante le indiscutibili doti degli incaricati, tra cui Galileo Galilei ed Evangelista Torricelli, la bonifica della piana più volte tentata avrà successo solo ad iniziare dal 1788 sotto il regno dei Lorena e di quel Leopoldo che avrebbe dato il via anche alla bonifica, ben più impegnativa, della Maremma conclusasi solo molti anni più tardi, intorno al 1950.

In questo territorio ricco di testimonianze storiche ed artistiche soprattutto risalenti alla epoca Etrusca è certamente di minore rilevanza l’interesse che due piccole torri medievali possono rivestire, ma è soprattutto grazie ai nomi che le identificano che la loro presenza non rischia di cadere nell’anonimato causato dalla ingombrante presenza di opere di maggiore spessore storico e culturale.

Impossibile pensare che un viaggiatore attento possa rimanere insensibile, transitando nelle immediate vicinanze di Chiusi, magari esplorando tombe Etrusche,  al cartello turistico che recita: “Torri di Beccati Questo e Beccati Quest’Altro”.

Le strane denominazioni che, ad una prima impressione, potrebbero far pensare di essere state utilizzate per la prima in tempi molto recenti per identificare le due torri, risultano risalire invece al periodo di costruzione dei due fortilizi militari nel chiaro intento di irridere l'avversario.


La prima torre ad essere costruita è stata quella oggi situata in territorio Toscano, intorno al 1279 i Guelfi vittoriosi sulla controparte ghibellina eressero la piccola torre dotandola dello sbeffeggiante nome, simbolo per molti anni del loro dominio sui territori della palude; 

non passerà molto tempo prima di vedere sorgere poco lontano, e per mano Perugina, la torre di "beccati quest'altro" nel chiaro intento di riparare all'affronto subito.


Non furono in realtà molti gli eventi bellici ai quali le due torri offrirono contributo, ben più costante invece il loro utilizzo come stazioni di Gabella, la riscossione cioè dei tributi al tempo necessari al transito.

Situazione quella della Gabella, scolpita nella storia del cinema e nell'immaginario collettivo dalla celebre scena del film "Non ci resta che piangere" dove Troisi e Benigni si trovano a dover fare simpaticamente i conti con un soldato tributario un pò troppo solerte dalla continua litania "chi siete? dove andate? cosa portate? Un Fiorino!"

Nel corso dei secoli le due torri hanno subito l'ingiuria del tempo e l'onta dell'abbandono, in tempi molto recenti si è proceduto ad un veloce restauro conservativo della torre "Beccati Questo" situata sull'argine del fiume e di proprietà

 del demanio, mentre "Beccati quest'altro" di proprietà privata e situata in territorio Umbro ha conosciuto cure e restauri decisamente migliori.

Entrambe le torri, purtroppo, non sono visitabili.

Se per certi versi le testimonianze storiche ed artistiche fornite dalle due piccole torri possono non risultare particolarmente significative è anche vero che lo spessore culturale che rivestono è assolutamente importante, i loro nomi risultano essere una precisa quanto significativa dimostrazione dello spirito del tempo in cui era importante irridere l'avversario oltre che sconfiggerlo con le armi, in una sorta di braccio di ferro psicologico tra i due contendenti, nell'attesa o nella impossibilità di un confronto ben più diretto e consistente.

Speriamo che in un prossimo futuro le due Torri trovino una collocazione più degna nella graduatoria delle preferenze turistiche e che le due proprietà decidano anche di renderle visitabili, esistono anche turisti che non ricercano esclusivamente l'opera famosa ma si emozionano anche di fronte alla scoperta di piccoli gioielli nascosti tra le mille "pieghe" di questo infinto, storicamente e artisticamente parlando, paese.

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