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I Borghi del Monte Amiata

Le mete che vale la pena di visitare si dividono essenzialmente in due categorie: esistono i luoghi turisticamente celebri e molto visitati, ed esistono i luoghi sconosciuti ma parimenti suggestivi soprattutto grazie alla loro originale tranquillità, che scopri per caso o per caparbietà;  ma ne esiste anche un terzo tipo.

Quella dei territori sospesi tra due zone turisticamente molto rinomate, immersi in una sorta di limbo che ne impedisce l’immediata identificazione,  è una condizione che non è molto comune ma che quando si presenta può riservare piacevoli sorprese.

Come nel caso dei Borghi del Monte Amiata sospesi tra le meraviglie della Valdorcia e la straordinarietà della Maremma, capaci di richiamare a se indigeni vogliosi di frescura nelle giornate estive, ma poco adatti a farsi riconoscere come ammaliante meta turistica

Oggi scopriremo quanto invece essi possano risultare interessanti per un viaggiatore in cerca di angoli nascosti e poco frequentati.  

La Vecchia Via del Mare

Seconda metà di un luglio 2020 fino ad oggi caldo ma non afoso, condizione che rende ancora piacevole il viaggiare in moto anche con le dovute protezioni;

Abbandoniamo quindi un Valdarno appena risvegliato per dirigerci verso ovest, verso il mare, ma non percorrendo un tratto della moderna arteria a quattro corsie la cui costruzione è iniziata più di 40 anni fa  e non è ancora stata terminata, ma bensì la  tortuosa vecchia strada che scorre nel fondovalle e che attraversa le terme di Petriolo; una parte di Toscana decisamente selvaggia ed autentica rispetto al resto della regione. 


Il traffico intorno a noi è praticamente assente, se si esclude Petriolo inspiegabilmente affollata data la temperatura delle acque del fiume poco compatibile con la calura estiva, ma come si dice, de gustibus...  

Castel Porrona



Il nostro solitario vagare, una volta deviato verso le pendici del Monte Amiata nei pressi di Paganico,  viene attratto dalle indicazioni del Castello di Porrona, piccolo borgo medievale dominato dall'omonimo castello trasformato recentemente in un resort a 5 stelle.


Purtroppo la drammatica situazione sanitaria mondiale sembra avere colpito pesantemente anche questo luogo; probabilmente il resort impossibilitato ad iniziare la stagione dal periodo pasquale (il migliore per quanto riguarda gli stranieri) causa lock-down ha deciso per la chiusura per tutta la stagione, ed oggi, tristemente, il silenzio è l'unico abitante del Castello.



Le pendici del Monte Amiata

Castel del Piano (GR)

L’ora, ormai prossima al meriggio, reclama una sosta gastronomica che inizia ovviamente con la ricerca della giusta struttura; la zona, diversamente da altre della regione, concentra la maggior parte delle strutture all’interno dei borghi, pochi o nessuno i ristoranti rintracciabili al di fuori di questo urbano contesto.

Ed è a Castel del Piano, uno dei centri più gradi della zona, che la nostra esigenza trova perfetta soddisfazione, grazie alla straordinaria accoglienza della Taverna delle Logge, situata nel centro cittadino, al fresco dell'antico colonnato. 


Taverna delle Logge


Il Piccolo borgo di Arcidosso è la nostra successiva tappa, che raggiungiamo dopo un breve tragitto, immerso nel caldo maremmano risulta immobile e deserto nella sua pennichella pomeridiana

Arcidosso (GR)

La visita si dipana lungo le strade del paese dove si evidenziano i contrasti architettonici tra le costruzioni antiche e quelle (antiestetiche) più recenti; sottolineando una progressiva evoluzione all’interno del borgo stesso senza un piano regolatore che prevedesse la salvaguardia del contesto antico; come invece è successo in altri borghi (probabilmente solo fortuitamente) dove invece si è preferito costruire al di fuori del centro storico salvaguardando così il contesto originario.

Sovrasta il borgo l'imponente mole del Castello Aldobrandesco la cui storia è simile a quella di molti altri castelli della zona, costruito poco prima dell'anno 1000 segue le sorti della Repubblica di Siena fino alla sua caduta e al successivo inglobamento nel Granducato di Toscana.  

La rocca sicuramente ben conservata non ci sembra però adeguata al costo del biglietto che consideriamo troppo alto rinunciando così alla visita, e ben poco fanno le addette alla biglietteria per convincerci del contrario.


Santa Fiora (GR)


Abbandonata Arcidosso raggiungiamo, serpeggiando su strade all’ombra rinfrescate da fitti boschi, Santa Fiora, borgo di ghibellina memoria che resistette a lungo alle mire espansionistiche senesi prima di arrendersi nel 1380, diventando possesso degli Sforza nel XV sec. periodo contraddistinto da una vera  e propria rinascita cittadina.

 

Perse progressivamente di importanza nei decenni successivi per poi passare sotto lo stemma del Granducato di Toscana nel 1624.

Oggi è un borgo piacevolmente adagiato sulle pendici montane dalle quali trae refrigerio, caratterizzato, oltre che dalla rocca Aldobrandesca anche dalla suggestiva peschiera realizzata per volere degli Sforza nel XV sec al centro di un lussureggiante parco giardino.

Santa Fiora fa anche parte dei "Borghi più belli d'Italia"



Terminata la soddisfacente visita arriva il momento di rimettersi in marcia, stavolta però direzione casa, il tempo a nostra disposizione è scaduto e quindi non abbiamo la possibilità di vistare ulteriori tappe; ma questa zona promette altre meraviglie che saranno sicuramente teatro di una nostra prossima escursione.

SS2 Cassia

Il percorso che ci riporta verso la calda magione attraversa una della zona più belle dalla Toscana e dell’Italia, la straordinaria Valdorcia che si presenta a noi nella veste più “calda” e disadorna anche se comunque ammaliante; e che ci regala un rientro davvero piacevole.



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