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Dal Friuli al Veneto – I gioielli delle Terre di Confine

Un nuovo giorno di viaggio e di scoperte quello che ci vede in spostamento verso ovest dopo quello trascorso biciclettando tra Aquileia e Palmanova; alcune tappe sono preimpostate in un itinerario che ci riporta lentamente verso casa, ma, come sempre, siamo disponibilissimi a cedere ad impreviste (si, impreviste…) tentazioni.

 

Come quella a cui arriviamo seguendo le indicazioni stradali casualmente individuate, e che ci lascia straordinariamente a bocca aperta, perché tutta questa magnificenza, onestamente non ce la aspettavamo proprio, dato che di questa straordinaria villa, neppure ne sospettavamo l’esistenza 

Villa Manin - Passariano (UD)

Arrivano a Udine nel XIV secolo i Manini, secondo ramo di una ricca famiglia Fiorentina, conquistando velocemente i favori della Serenissima in inarrestabile espansione, grazie al loro contributo alla difesa dei confini e al mantenimento delle principali vie di comunicazione verso l’Europa. 

Nel 1385 Nicolò Manin, il cognome viene subito venetizzato, diventa cittadino di Venezia dando il via ad un percorso storico intenso quanto importante, contraddistinto dalla costruzione della imponente villa che oggi visitiamo.

La crescita politica ed economica della Famiglia Manin è davvero notevole, agli inizi del XVIII secolo occupano ranghi di rilievo all’interno della Repubblica come quelli di luogotenenti, capitani, residenti, senatori e procuratori di San Marco e sono proprietari di numerosi beni e terreni. 

La costruzione della villa inizia a metà del XVII secolo per terminare, attraverso numerosi interventi e rimaneggiamenti, all’inizio del XVIII secolo quando fu teatro degli eventi più importanti della sua storia ma anche di quella della Repubblica di Venezia e della stessa Europa.

Ultimo proprietario della villa fu infatti Ludovico Manin, ultimo Doge di Venezia che rinuncerà alla carica nel 1797, 1100  anni dopo l’investitura del primo Doge.

Eletto nel 1789, in un periodo di grandi mutamenti politici e sociali in gran parte derivanti dalla Rivoluzione Francese che brucia la Francia nello stesso anno, in una situazione finanziaria disastrosa che vedeva la Serenissima incapace di intraprendere qualsiasi guerra, tentò di mediare la posizione della Repubblica tra le potenze europee, fino a quando, nel 12 maggio 1797 si vide costretto ad abdicare, sotto la pressione delle truppe Napoleoniche, dichiarando la fine della millenaria storia della Repubblica di Venezia.

Celebre la frase pronunciata a seguito dell’arrivo delle truppe Francesi in Laguna:

  «Sta note no semo sicuri gnanca nel nostro leto»

Ritenuto ingiustamente responsabile della dissoluzione della Serenissima, niente avrebbe potuto fare contro l’esercito guidato da Napoleone, si spegnerà nel 1804 lasciando come disposizione testamentaria il devolvere ai poveri di Venezia 40.000 ducati l’anno.

A termine della sua prima campagna d’Italia, Napoleone sceglierà proprio Villa Manin per soggiornare e discutere gli accordi che porteranno alla assegnazione del territorio della Serenissima all’impero austriaco e alla nascita della Repubblica Cisalpina.

Anche la firma dello stesso trattato, conosciuto come Il Trattato di Campoformio sembra sia avvenuta nella Villa Manin invece che nella prevista “Casa di Bertrando Del Torre a Campoformido”, si narra infatti che a causa del ritardo di Napoleone nel presentarsi al tavolo della firma, gli austriaci temendo un cambio di condizioni  si fossero precipitati in villa firmando lì il trattato senza cambiare le intestazioni.

Secondo un'altra tesi la firma sarebbe invece avvenuta nella sede ufficialmente preposta.

La stanza di Napoleone, visibile all’interno della villa, è una delle più sfarzose anche se non tra le più grandi, suggestiva testimonianza di un inteso passato che purtroppo non abbiamo potuto visitare, ma che speriamo invece possiate fare voi, insieme al resto della Villa e al bellissimo parco, se passate da queste parti.

Il XX secolo segna pesantemente le sorti della Villa, al centro dei combattimenti durante la prima Guerra Mondiale e occupata dai tedeschi durante la seconda, sarà più volte saccheggiata da soldati e popolazione; il declino che la vede protagonista nel dopoguerra, si interrompe nel 1961 con l’intervento del governo che la espropria dando in via al progressivo recupero che la riporterà ai passati splendori.

Spesso utilizzata per importanti eventi culturali e mostre d’arte, come la celebre mostra del Tiepolo del 1971 in occasione della inaugurazione della villa, è stata teatro, negli ultimi decenni, del tour "King of Pain" di Sting, e dei concerti, tra gli altri, dei R.E.M., dei Motörhead, degli  Iron Maiden, dei Foo Fighters, dei Radiohead, dei Kiss, dei Rammstein.

Pordenone - La città dipinta


La tranquilla cittadina di Pordenone, con i suoi bellissimi palazzi dipinti, è la seconda tappa della giornata; siamo sempre più vicini al confine con il Veneto e in quell’orario che vede Lady Hawke iniziare ad agitarsi in assenza di soluzioni enogastronomiche.

Le prime notizie storiche documentate della città si hanno a partire dal 1204, anche se la zona risulta abitata già da secoli, inizialmente sotto il patriarcato di Aquileia diviene territorio degli Asburgo nel 1276  

Il XIII secolo vede la costruzione dei primi importanti edifici, dal Duomo al Palazzo Comunale e della prima cerchia muraria, la città intanto diventa un importante centro di passaggio per i traffici che dai territori veneziani si dirigono verso il nord.

Il dominio Austriaco resiste fino al 1508, quando, sconfitti dalla truppe della Serenissima, gli asburgici abbandonando la città al dominio della Repubblica di Venezia. Inizia così il periodo di massimo splendore per Pordenone, con l’affermazione di un forte movimento culturale che vede la costruzione dei maggiori palazzi del centro storico e la presenza in città di pittori, umanisti e poeti.


Anche le attività produttive conoscono una forte incremento culminato con l’industrializzazione del XIX secolo; nel 1797 con la caduta di Venezia e la firma del Trattato di Campoformio inizia un periodo di alternanza di dominio tra la parte Francese e quella Austriaca che si fronteggiano in questa parte d’Italia.

Parte del Regno Lombardo Veneto dal 1815 diventa italiana nel 1866 alla fine della terza guerra di indipendenza.

Ah, oltre a quelle di viaggiatori, Pordenone ha soddisfatto ovviamente anche le nostre esigenze enogastronomiche grazie ad un gustoso pranzo tipicamente friulano.  


Castello di Conegliano Veneto

Simile alle strutture che ritroviamo nei dintorni, come Marostica con il maniero in altura ed il borgo ai suoi piedi, viene edificato nel XI secolo il castello di Conegliano, lo raggiungiamo dopo una buona mezz’ora saltando erroneamente una tappa importante prima di sconfinare in Veneto: Sacile

Del Castello che offre una vista panoramica sulla città sottostante la pianura (nelle giornate terse) resta praticamente solo il Mastio dove al suo interno è stato allestito dal 1946 il museo civico

Il museo ospita, tra le altre cose, la Pinacoteca con importanti affreschi, la Sala Del Camino con armature e strumenti di misura della Serenissima, la Sala con le riproduzioni cartografiche del ‘700 e la sezione archeologica e di storia locale.

 

Un mastio dunque che merita sicuramente una visita, anche solo per la vista che dalla cima della Torre di Guardia è possibile godere.


Il castello di San Salvatore

Pochi chilometri ci separano dalla successiva ed ultima sosta della giornata; che purtroppo possiamo osservare solo dall’esterno.

Il Castello di san Salvatore infatti è visitabile solo su prenotazione.

La famiglia Collalto, da sempre proprietaria del castello, fonda il maniero alla fine del XII secolo; edificato in posizione strategica diverrà uno dei complessi fortificati più grandi d’Europa

Uscito incolume dal medioevo grazie alla sua inespugnabilità, diverrà irrinunciabile meta e dimora di importanti artisti, durante il florido periodo trascorso sotto la protezione della Repubblica di Venezia. 

Nel 1599 oltre 4000 persone assistono al “Torneo della Barriera” teatro d’armi che festeggia le nozze della figlia del conte, Matilde; un evento entrato nella storia.

Danneggiato durante la Prima Guerra Mondiale verrà progressivamente ristrutturato fino alla nuova inaugurazione del 2003

Soddisfatti da quanto ammirato in questi due intensi giorni trascorsi in Friuli Venezia Giulia, bellissima quanto poco conosciuta regione (almeno per quanto ci riguarda) con il veloce sconfinamento Veneto, percorriamo gli ultimi chilometri che si separano da casa; certi che questa straordinaria terra ci vedrà ancora protagonisti in cerca delle infinite bellezze ancora da scoprire.


 

Il nostro viaggio inizia nella suggestiva Aquileia, visitata la quale proseguiremo in sella alle nostre bici alla scoperta di Strassoldo e Palmanova, percorrendo parte delle lunga ciclabile dell'Alpe Adria.



Video, Mappa e GPX dell'itinerario

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