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Le Dolomiti "nascoste" - Il Veneto

Capita a volte che si abbia abbia una percezione ben precisa di una determinata realtà che poi scopriamo non propriamente corretta;  questo accade tendenzialmente a causa delle informazioni che ci vengono fornite che, per determinati motivi, tendono a distorcere la realtà. O comunque a non presentarla in modo corretto.

Magari a causa di una efficace pressione mediatica o per una maggiore efficienza della comunicazione turistica.

Ed è sicuramente per questo motivo che alla definizione di "Dolomiti", ameno contesto Montano alpino situato in Italia dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, si associ in maniera decisa, e quasi esclusiva, quanto contenuto all'interno dei confini della regione del Trentino Alto Adige.

Ma le cose non stanno proprio così...

 

Per quanto potrà sembrare, strano le Dolomiti dominano solo in parte minoritaria sulla suddetta regione; oltretutto se andate sulla pagina dell’Unesco e cercate la mappa che evidenzia le cime facenti parte della denominazione Dolomiti, potrete rilevare come uno dei contesti territoriali che più richiama alla mente il concetto non faccia parte di quello che invece ufficialmente è il raggruppamento delle Dolomiti.

Come in effetti si può rilevare dalla mappa, le cime racchiuse dal cosiddetto "giro dei 4 passi" e quelle del Sassolungo non fanno parte delle Dolomiti.

Tutto questo per dire che in una mattina di inizio primavera tendente all'estate, partiamo decisi verso il Veneto ed il Friuli alla scoperta delle Dolomiti "nascoste"



Superiamo di buon mattino, in sella ad una scalpitante Atena, la distanza che ci separa dall’uscita di Rovereto da dove inizierà la nostra nuova avventura; pochi chilometri di Trentino e poi il confine con il veneto che segnerà l’inizio di questa nuova avventura e che ci farà superare il primo passo previsto dal nostro itinerario di massima

Passo croce d'Aune  1011 mt   &   Birreria Pedavena

La sosta pranzo a Pedavena alla celebre ed omonima birreria era più sperata che programmata; non sapevamo infatti se l'orario in cui saremmo transitati sarebbe stato compatibile con il pranzo.

Per fortuna l'orario è quello giusto per concedersi una birra fresca e un gustoso piatto tipico, piacevolmente riscaldati da un raggiante sole.


Passo Praderadego   925 mt


Passo san Boldo   706 mt

Birra-Gastronomicamente soddisfatti ripartiamo dirigendoci a sud del massiccio delle Dolomiti del Bellunese per affrontare due passi in rapida sequenza: lo sconosciuto Praderadego e il celeberrimo passo San Boldo; suggestiva sequenza di gallerie poste sui tornanti che compongono la "Strada dei 100 Giorni".
Come tante altre opere realizzate sui monti del Veneto e del Friuli anche questa è legata agli eventi della drammatica 1 Guerra Mondiale, essa infatti fu realizzata in soli 100 giorni dall'esercito Austroungarico poco dopo la disfatta (italiana) di Caporetto.

Strada suggestiva anche nella pur breve percorrenza che alterna velocemente la luce del sole al buio delle gallerie scavate nella roccia illuminate da fioche lampade.

Le anomale temperature elevate che contraddistinguono questo inizio di primavera, ci sono di notevole conforto, ma in parte illudono dato che non trovano coerenza con la natura che ci circonda ancora spoglia; intorno a noi si evidenzia un paesaggio dai tratti tipicamente invernali che mal si abbina al tepore dell'aria e alla sua "consistenza" decisamente estiva.

La Valle del Mis

L'itinerario tracciato prima della partenza evidenzia ben l’eccessiva lunghezza della parte prevista per la prima giornata; arriveremo Infatti soltanto a metà del percorso previsto attraversando le Dolomiti bellunesi lungo la valle del Mis per sostare per la notte nella tranquilla cittadina di Agordo, temporaneamente animata da un raduno di alpini.

Sulla strada che scende verso Agordo, meta finale della giornata, possiamo osservare i danni causati dall'uragano che tra il 29 ed il 31 ottobre 2018 ha colpito una ampia zona compresa tra Veneto, Friuli e Trentino; venti fino a 200 km/h hanno distrutto 25.000 ettari di bosco sradicando  8,6 milioni di metri cubi di legname, ovvero milioni di alberi.

Quello che possiamo vedere nei pressi di Agordo è impressionante anche perché la zona non è tra quelle che ha riportato i danni maggiori, ancor più impressionante se pensiamo ai danni causati ad un ecosistema che impiegherà un secolo per ristabilirsi divenendo instabile e soggetto a rovinose frane, e non più adatto ad ospitare la vita animale.

La rimozione degli alberi caduti procede a rilento a causa della estrema pericolosità del lavoro da svolgere; durante la fase di recupero del tronco si rischia di "liberare" quello sottostante che come un elastico scatta provocando danni gravi o anche la morte a chi si trovi, malauguratamente sulla sua traiettoria. Eppure il lavoro dovrà essere fatto in fretta, prima che tutto marcisca provocando danni ancora più gravi, e questo lascia molto spazio di manovra agli avvoltoi che vogliono speculare sulla tragedia.

 

Agordo

Oltre alla temperatura elevata è l’assenza quasi totale della neve nel panorama che ci circonda a sottolineare un inverno trascorso in modo assolutamente anomalo (anomalia che rischia di diventare la normalità) dovuto all'ormai incontestabile cambiamento climatico in atto.

Ci rilassiamo con una buona cena prima di sprofondare nel comodo letto del B&B che ci ospita amorevolmente, domani sarà una giornata intensa dato che oltre al resto dell'itinerario da percorrere dovremo affrontare anche il rientro a casa, il tutto sapendo che stanotte entrerà in vigore l'ora legale, che ci regala un ora di luce in più ma ci farà anche dormire un ora meno.

Scopri la seconda parte del viaggio:

 

Dolomiti "Nascoste" - Il Friuli Venezia Giulia

Mappa del percorso totale


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