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Veneto: Tra Berici e Lessini

Siamo come due ragazzini, emozionati, eccitati, ed impazienti di provare Il giocattolino nuovo; Athena è arrivata a casa da qualche giorno e la voglia di viaggiare, è ritornata decisamente incalzante, non resta quindi che partire non appena se ne presenta l’occasione.

Occasione che si palesa davvero velocemente (quando vuoi davvero fare una cosa…), nel successivo fine settimana riusciamo a ricavare quasi due giorni confortati oltretutto da condizioni meteo che al nord risultano più primaverili che invernali.

Decidere la metà non è semplice, di posti ne abbiamo visti veramente tanti soprattutto di quelli visitabili nella stagione invernale, affrontare le strade alpine in questo periodo potrebbe non essere così intelligente soprattutto perché  sembra che un po’ di instabilità sulle vette permanga, con possibili precipitazioni anche nevose.

Optiamo quindi  per la parte collinare e prealpina Veneta che si eleva intorno alla cittadina di Vicenza, nella prima parte di viaggio andremo ad esplorare i  Colli Berici per poi arrivare a Vicenza dove pernotteremo; il secondo giorno ci dirigeremo invece verso i monti Lessini situati a nord-ovest della bella città teatro delle gesta del celebre Andrea Palladio. 

La  trasferta e la esplorazione dei Berici si svolgono nella seconda parte della giornata, purtroppo possiamo partire soltanto dopo pranzo e quindi l’itinerario che ne segue abbastanza ridotto e serve come primo approccio a queste di queste colline che, oltretutto, in questo periodo dell’anno con la natura ancora spoglia risultano non molto piacevoli alla vista.

Notturno Vicentino

Sarà quindi compito della bellissima Vicenza quello di regalarci le prime emozioni della giornata, grazie ad uno spritz assaporato nei tavolini esterni nella piazza principale ed una cena tipica a base di baccalà alla vicentina decisamente gustosa, a cui seguirà una breve camminata digestiva che ci riporterà al nostro albergo nei pressi del centro.

I Castelli di Romeo e Giulietta

La nostra prima tappa in questo tiepido mattino (che non ci fa rimpiangere la scelta dei jeans in kevlar adottati al posto dei ben più caldi ma "ingessanti"pantaloni in Cordura con imbottitura) è situata nelle immediate vicinanze della cittadina di Montecchio Maggiore ed è conosciuta come "I castelli di Romeo e Giuietta".

L'incredibile successione di ispirazioni, che da una novella che narra la storia di due amanti senesi arriva fino alla celebre messa in opera da parte di Shakespeare, passa attraverso la novella scritta da Luigi da Porto che si lascia suggestionare dai due manieri contrapposti e dalla localita (Montecchio) facilmente riconducibile al cognome di una delle due famose famiglie; citate per la prima volta nella Divina Commedia.

A prescindere da come stiano realmente i fatti è impossibile comunque non lasciarsi suggestionare dalla particolarità del luogo.

Il Castello della Villa (o di Romeo)

Il Castello della Bellaguardia (o di Giulietta)

Il Castello di Arzignano


Passo di santa Caterina     801 mt

Esiste una difficoltà sostanziale in questa assolata mattina, ed è quella di trovare un bar (e di trovarlo aperto) per poter fare una sosta e bersi il rituale caffè; il sospetto che in Veneto si preferisca lo spritz della sera al cappuccino della mattina diventa sempre più una certezza.

Finalmente sul valico di santa Caterina riusciamo a degustare il sospirato caffè, inizio della parte più elevata della nostra escursione che ci porterà ad esplorare parte dei monti Lessini.

Per adesso le strade percorse non stanno entusiasmando, asfalti rovinati e panorami poco accattivanti stanno per il momento imitando al minimo sindacale la soddisfazione del viaggio intrapreso.

Passo Zovo     631 mt

Il passo Zovo ci porta fino a Schio, città di difficile lettura dato che il centro è animato (e mascherato) dal mercato del sabato; onestamente non ci sembra di osservare elementi particolarmente rilevanti dal punto di vista storico ed artistico; ma probabilmente questo è dovuto ad una visita superficiale nel giorno meno indicato per farla.


Passo Xomo      1058 mt

Abbandonata Schio ci dirigiamo verso quella che si rivelerà la tappa più emozionante della giornata (anche se già visitata in occasione di un lontano EGO-Raduno), da Valli del Pasubio risaliamo lentamente verso uno dei luoghi più celebri della I Guerra Mondiale; la strada è molto stretta e richiede particolare attenzione che, in alcuni casi rischia di essere distratta dal panorama circostante.  

Dal passo Xomo raggiungiamo, percorrendo pochi chilometri di strada malmessa, la bocchetta di Campiglia da dove parte il percorso ricavato nella montagna durante il conflitto e denominato Strada delle 52 Gallerie; tante sono le gallerie scavate in un opera incredibilmente ardita per il periodo ed i tempi di realizzazione sul massiccio del Pasubio.

Questo capolavoro di ingegneria militare lungo 6300 metri, dei quali 2300 in galleria, e che copre un dislivello di 784 metri al tempo serviva a rifornire il fronte del Pasubio; oggi è uno straordinario percorso Trekking che presto entrerà a far parte del nostro personale patrimonio culturale.

Passo Bocchetta di Campiglia     1216 mt

"italiani basta, smettete di attaccarci, smettete di farvi massacrare"

questa frase mi torna sempre in mente visitando i luoghi della 1a guerra mondiale; riferita ad un episodio in cui i nostri fanti vengono obbligati ad un assalto alle trincee nemiche che non ha nessuna possibilità di riuscita, sottolinea l'orrore di un massacro, lo sterminio inutile di una intera generazione mandata al macello.

I freddi dati riportano che per "la vittoria" l'Italia lascia sul campo 1.240.000 morti di cui 651.000 giovani militari; uccisi, fucilati e decimati ( nel vero senso del termine) a causa di una elite militare e politica che nulla ha avuto di quella epicità che si racconta a scuola...

Una generazione perduta. Per niente.

Tragiche fondamenta, queste, per la successiva atrocità conosciuta come II Guerra Mondiale.

Passo xon 671     mt

Piccole Dolomiti

Torniamo sui nostri passi fino a Valli del Pasubio per poi risalire verso il Passo Xon che ci porterà fino a Recoaro Terme, celebre località termale che non ci impressiona particolarmente e dalla quale uscimo velocemente per dirigersi verso le Piccole Dolomiti e la strada che (erroneamente crediamo) ci porterà a superare il confine Trentino e a raggiungere Rovereto da dove inizierà il nostro viaggio di ritorno.

L'ora di pranzo è passata da qualche ora e la speranza di trovare qualcosa da mangiare si fa remota, ma per fortuna la cucina del Rifugio Piccole Dolomiti è ancora aperta e un ottimo piatto di Pici all'anatra placa prontamente le proteste dei nostri stomaci.

Apprendiamo purtroppo dalla gentile oste che la strada di parte Veneta verso il valico è chiusa per il periodo invernale ma che comunque non saremmo potuti andare molto lontano dato che quella di parte Trentina è chiusa dal 1972, anno in cui si fermarono i lavori per la variante alla strada del Pian delle Fugazze (la "Strada del Pasubio" che sale da Valli del Pasubio) che avrebbe dovuto congiungere la provincia di Trento a quella di Vicenza.

Questo imprevisto decreta di fatto la fine del nostro viaggio; non resta che tornare sui nostri passi e dirigersi verso Verona per poi percorrere la arteria autostradale che ci riporterà a casa.

Un viaggio non particolarmente eccitante ma che ci ha riservato comunque qualche emozione, in un territorio che merita un approfondimento non solo mototuristico ma anche e sopratutto sui percorsi trekking.

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