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In Solitaria

Egoismo, individualismo, voglia di solitudine, in tanti modi si potrebbe definire lo stato d'animo che mi ha spinto a partire ed a regalarmi questa avventura, ma forse, in fondo, e' stata solo la voglia di vedere chi sono diventato dall'ultima volta che ho potuto parlare con me stesso per un tempo sufficientemente lungo da far si che le emozioni abbattessero la barriera che le convenzioni, e la nostra vita moderna, hanno eretto tra chi sembriamo e quello che veramente siamo......

 

Il motociclista solitario non riscuote particolare successo tra i propri simili, la sua solitudine sembra apparire come un riconoscibile marchio , che cosa avrà mai fatto o chi sarà per essere costretto a viaggiare da solo, ma i miei pensieri probabilmente sono solo una facile risposta ad una fratellanza motociclistica sempre meno presente sulle strade del mondo.......

Il viaggio in solitaria permette alle emozioni di sublimare in pensieri che velocemente evaporano sotto i tiepidi raggi solari e si dissolvono sulle alte vette carezzate dal vento, la loro effimera presenza deve essere immediatamente concretizzata, il non vergarne l’essenza su di un foglio di carta significa perderle per sempre, la loro intensità non permette al nostro cervello di impedire che la successiva cancelli la precedente per prenderne il posto in assoluta completezza …

 

Mi rendo conto di viaggiare dentro un macrocosmo che poco ha a che vedere con il microcosmo nel quale vivono i miei occasionali compagni di alloggio (Trekking), i miei 1000 chilometri di strada percorsi in tre giorni sono lontani anni luce dalla loro lenta e maniacale esplorazione delle amate zone montane che hanno deciso di comprendere a fondo. Ma allora che senso ha il mio viaggiare?? Quale è la differenza??, perché impegnarsi nella conoscenza “rettilinea” ,quella conoscenza cioè che prende in considerazione solo quanto appare ai lati del nostro motociclistico incedere, invece di concentrarsi in una esplorazione progressiva a “tappeto” del territorio??  Forse e’ proprio la consapevolezza delle nostra umana limitazione a spingerci sempre oltre nella speranza di riuscire a comprendere quanto più possibile del mondo nella volontà di costruire una impalcatura culturale sempre più alta ma poco solida nelle sue fondamenta, a causa della nostra limitata escursione vitale la solidità richiederebbe il sacrificio dell’altezza...

 

L’uomo sogna lo spazio e galassie lontane, le stelle come nuova conquista, ma non si rende conto che l’infinito e’ sotto i suoi piedi,  esplorare il pianeta in ogni suo più remoto angolo richiederebbe un numero infinito di vite, ma forse proprio perchè non le abbiamo sogniamo di correre lontano, oltre le nostre possibilità nell'illusione di trovare altrove ciò che non possiamo comprendere qui…

 

In alcuni momenti mi sento come se fossi un coltello, una lama affilata che taglia nettamente in due le zona attraversate rivolgendo solo una veloce occhiata alle sezioni che si creano ai suoi lati, superficialità e’ la parola che sale alla mente subito sostituita da necessità, e’ impensabile ipotizzare di analizzare in modo completo tutto quanto circonda il mio viaggiare, non ho il tempo necessario a disposizione, e poi ad ogni nuovo “taglio” corrispondono due nuove sezioni in una sequenza infinita, non basterebbe tutto il tempo del mondo…


Curva, tornante, destra, sinistra, tornante rettilineo, tornante, curva, curva, rettilineo, curva curva, curvatornanterettilineocurvacurvatornantetornante....e poi pace, adesso il movimento e' fluido e automatico, non esiste più divisione uomo/macchina, neanche la coscienza e' più padrona della situazione, i sensi occupati ad abbeverarsi dalla fonte della bellezza e delle emozioni , per un breve momento sembra quasi che Maia sia dotata di vita propria, e in questo infinitesimale istante ho come la sensazione  di librarmi sopra le cime dei monti osservando dall'alto la costante azione del nero animale che sia arrampica veloce sugli stretti tornanti, e subito sono di nuovo sulla strada nello stesso istante in cui ho sognato di abbandonarla, adesso sono io che corro veloce...

Ma il senso della bellezza e’ un valore innato oppure condizionato dai fattori sociali che influenzano la nostra crescita??  E la risposta a questo quesito e’ davvero necessaria quando comunque senti il brivido che ti risale la schiena, un groppo alla gola ti toglie il fiato e le lacrime ti velano gli occhi, solo davanti a tanta solenne maestosità??...

 

Se esiste un Dio credo che dovrebbe sentirsi come adesso mi sento io nel contemplare il creato; eretico, blasfemo dominatore degli alti picchi e della lontana valle sotto i miei piedi per poi tornare piccolo ed insignificante mortale in sella alla moto e sfidare il prodotto di ere temporali che a malapena posso tentare di capire… 


Lascio libere le emozioni in modo disordinato, totale; in fondo, molto in fondo, nascosto tra i sensi di gioia e soddisfazione un sottile velo di asprezza si agita nervoso, appena percettibile, sorrido tra me, ho davvero scavato tanto se addirittura ho trovato un senso di insofferenza verso chi non mi permette di godere della assoluta solitudine tra queste eterne rocce e ne rompe il silenzio con il suo confuso brusio...

 

Provo a lasciarlo correre….

Vorrei che tutti sparissero, per un attimo, per un istante da congelare nell’eternità, provare la solitudine ed il  soffocante silenzio che questi paesaggi hanno ascoltato per millenni prima del nostro arrivo, senza odio, violenza, rabbia, rancori, invidia e tutto ciò che ci portiamo dietro nel nostro pesante fardello, provare quello che significa essere davvero solo, quello che significa non avere il conforto dei propri simili, quello che prova in minima parte chi ha potuto passeggiare nello spazio, nel nulla lontano da tutto e da tutti…

 

 

Ma io non voglio il nulla io voglio l'assordante frastuono della vita, della natura, dell'essere,

 

io "sento" quindi Sono!

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