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La Famiglia

Ci provo ancora una volta, spesso la speranza se ne frega delle esperienze, e mi iscrivo ad un grande gruppo “motociclistico” su FB, l’illusione è quella di trovare un gruppo dove condividere esperienze ed emozioni legate al mondo delle due ruote.

Onestamente questa illusione risulta inequivocabilmente tale anche se vista da quello che è il mio concetto di motociclista, e tutto ciò che esso rappresenta. 

Perché il motociclista è e dovrebbe essere quanto di più egoista ed individualista si possa immaginare; un lupo solitario che segue solo ed esclusivamente la sua indole fregandosene di quanto ciò possa riscuotere l’apprezzamento altrui; interessato solo ed esclusivamente ad essere se stesso e a provare il maggior numero di emozioni della maggiore intensità possibile.   Passione.

Una passione alla quale si è sempre fatto fatica anche a porre le giuste domande, perché chiedere:

“perché sei diventato motociclista?” è un pò come chiedere “perché hai gli occhi neri?”

Non si decide di essere motociclista, lo si è e basta. 

E lo si è da sempre a prescindere da quelle che sono le scelte degli altri.

E lo si è anche se in moto ci andiamo poco e le due ruote sono diventate sinonimo di gregge e frustrazione; perché siamo così, e non possiamo farci nulla.

Unicità.

Nel gruppo resisto circa due settimane; è inverno e gli argomenti trattabili non sono molti per la maggior parte degli utenti; ma sono quanto basta per provocarmi disgusto.

Le diatribe anche feroci tra chi usa la moto in inverno e chi invece stacca l’assicurazione da ottobre ad aprile sono un argomento giornaliero che spesso vede i due contrapposti schieramenti passare dalla discussione alle pesanti offese; nessuna delle due parti vuole concedere all’altra il diritto di “esistere”.

Se sei diverso da me sei un imbecille e comunque un pericolo, indegno di fare parte del mitico mondo dei motociclisti del quale io e solo quelli la pensano come me è degno rappresentante.

Non so cosa potrà succedere quando con la bella stagione molti dei sopravvissuti a quella precedente continueranno a confondere l’adrenalina con il “farsela sotto” ispirati in tale fraintendimento dai media di settore e dagli “esperti”

E al diavolo l’individualità, o sei nel gregge o sei un pericolo… 

Un enorme pericolo per le traballanti certezze di chi vive alla costante ricerca di un “credo”, di una fede dove rifugiarsi al riparo delle altrui (inaccettabili) idee.

Una fede dove tutti la pensano allo stesso modo.

Incredibile che questo si possa ritrovare nel mondo più individualista che si possa immaginare; o forse quello che un tempo era tale. Sempre che lo sia mai stato.

Ma non è questo che causa la mia veloce dipartita dal gruppo, o meglio, non solo.

 


La goccia che fa traboccare il vaso ormai stracolmo scaturisce dalla discussione relativa al “saluto tra motociclisti” dove progressivamente si inaspriscono animi e vituperi verso chi si rende colpevole della inaccettabile colpa del “NON SALUTARE QUANDO SI INCROCIA UN ALTRO MOTOCICLISTA.

Perché non è unanimemente concepibile che un motociclista possa non salutarne un altro se lo incrocia.

Regole, leggi…Gregge.

Ma non si va moto per fare parte di qualcosa; si dovrebbe andare in moto se stessi, e per questo salutare se lo vogliamo fare, se non vogliamo o non lo riteniamo necessario non lo si fa.

Per quanto mi riguarda per salutare qualcuno di fatto dovrei condividere con lui qualcosa, se non una conoscenza diretta, e mai e poi mai potrei salutare chi ritengo assolutamente incompatibile con il mio modo di essere e di pensare; per non parlare di chi vorrei che non esistesse proprio. 

Perché possedere una due ruote non ci fa diventare automaticamente della stessa meravigliosa famiglia; i modi in cui si utilizza tale strumento sono molteplici; diversi e molto spesso incompatibili.

Per quale motivo, per esempio, dovrei salutare chi passa la sua motociclistica esistenza nel continuato tentativo di suicidarsi coinvolgendo anche chi incolpevolmente si trova sulla sua (stupida) strada? 

Cosa avremmo in comune noi? Forse l’odio?

Io continuo ad arrogarmi il diritto di fare ciò che mi va di fare; anche e soprattutto quando sono in sella; libero di comportarmi come mi pare e di salutare chi voglio, molto più disponibile a saluto ed interazione con chi viaggia in cerca di emozioni che verso chi si dibatte in inestricabili frustrazioni causate da letture travianti e dal marketing “usa e getta”.

Che differenza dovrebbe passare tra quello in auto che pochi giorni fa ha saltato uno stop rischiando di uccidermi e quello che nel’alchimistico tentativo di tramutare la cacarella in adrenalina sbaglia la curva cercando di falciarmi? 

Guidano mezzi diversi, certo, ma sono due imbecilli. 

E l’ultima cosa che mi viene in mente è quella di salutarli.

“Abbandona il gruppo” è quanto mi resta da fare, un click e si torna nel mondo reale; dove, può piacere o no io sono quello che sono, ne più ne meno.

 

E se non vi piace, non crucciatevi, e non salutatemi.

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