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La Sicurezza dell'insicurezza

L’imbecille salta completamente lo stop, non guarda minimamente dalla mia parte e riesco ad evitarlo per un pelo; gli suono… mi manda  quel paese! Lo affianco incazzato come una bestia e gli dico che al diavolo ci manda sua madre:

-          Sai che potevi ammazzarmi?

-          Esagerato, e comunque non ti avevo visto

-          Visto?? Tu non ha mai guardato dalla mia parte "incivile", e se mi vieni addosso con l’auto puoi anche uccidermi

-          (infastidito) Quante storie, non è successo nulla!

-          Allora visto che non è successo niente mi auguro che succeda la stessa cosa a te magari con un bel TIR, grandissimo "incivile"

 

Cronache di ordinaria follia, ma purtroppo ordinaria, quando in un giro di circa 6 ore ci provano in tre a buttarti a terra capisci che il problema diventa sempre più drammatico così come l’indifferenza di chi dovrebbe controllare e porvi rimedio, oltre che punire i comportamenti pericolosi.

 

Dopo il suddetto esempio civico tocca ad un altro invasato con furgoncino provare ad avviarmi verso l’ospedale infilando continuamente in suo paraurti sotto il mio porta targa, ovviamente la mia richiesta di distanza di sicurezza ottiene solo un bel vaffanculo; il terzo decelebrato mi supera in presenza di doppia striscia continua passandomi a 5 mm dal manubrio, la mia rabbiosa reazione consiglia all’imbecille un pronta ritirata previo consistente rallentamento  e scomparsa nelle retrovie.

Purtroppo la situazione stà degenerando sempre di più; alla ossessiva volontà dell’Italica inciviltà di non volere mai ammettere il torto si affiancano comportamenti sempre più lesivi verso gli altri ma anche se stessi come il massiccio non utilizzo degli indicatori di direzione, l’utilizzo assassino degli smartphone alla guida, per non parlare del caparbio utilizzo delle corsie di sorpasso in autostrada senza nessuno da sorpassare da parte del’80 % della popolazione viaggiante.

Ed in mezzo a tutta questa bolgia infernale tentano di sopravvivere quattro imbecilli come me che nonostante tutto continuano ad emozionarsi ed a divertirsi in sella ad un moto in barba a chi vive solo di frustrazioni e cerca sollievo lottando mm per mm ad ogni rotonda ed ogni confluenza stradale.

Una riflessione però è d’obbligo; penso al primo incivile e a cosa sarebbe successo se mi avesse preso ed io non avessi potuto più dire la mia: “non l’ho visto” avrebbe dichiarato, mai e poi mai avrebbe detto “non ho guardato da quella parte” ovviamente.

Ovviamente; ma non abbastanza per chi basa le sue statistiche su queste dichiarazioni ottenendo come logica conseguenza che se “non lo ha visto” significa che il motociclista non è visibile e quindi… udite udite, facciamogli indossare un bel giubbottino giallo, e magari anche un bel casco anch’esso giallo, poi se volesse verniciare anche la moto di un bel giallo fluo, tanto meglio.

La mia di statistica dice invece che chi non mi ha visto nel 99% dei casi dalla mia parte non ci ha proprio guardato e che quindi il giubbottino giallo serve solo a ritrovarmi meglio dopo l’incidente.. niente altro.

Per non parlare poi della straordinaria identificazione della vittima come “vittima della strada” nell’ennesimo tentativo di deresponsabilizzare chiunque si renda colpevole di idiozia stradale; già, perché io sinceramente in tutti questi anni non ho mai visto la strada che tenta di uccidermi, di imbecilli che ci provano ne ho visti migliaia ma di asfalti che si sollevano e tentano di schiacciarmi o di farmi sbandare, mai.

Patetico per non dire deleterio il “supporto” delle associazioni di categoria piuttosto che delle riviste di settore il cui unico proposito è quello di far approvare al più presto leggi in grado di obbligarci ad indossare anche la cotta medievale sotto l’armatura in titanio sulla quale si indossa un comodo giubbino con le protezioni, l’air bag, il paracadute posteriore, un gancio di sicurezza ancorato ad un elicottero di supporto ed una controfigura ben pagata per le strade più pericolose…

Cosa fare secondo loro quando tentano di ucciderci?  

Tacere, abbassare lo sguardo e scappare a gambe levate; in Italica modalità; nemmeno il conforto del ruggito, il ruggito del coniglio.

Praticamente inutile invece parlare delle forze dell’ordine, il cui compito principale è quello di rimpiattarsi dietro ad un autovelox oppure fare posti di blocco nei quali, se va bene, si fermano quelli che vanno troppo veloci; tutto il resto non interessa.

Distanze di sicurezza, svolte non segnalate, specchietti chiusi, consultazioni di smartphone, occupazioni abusive di corsie di sorpasso, e chi ne ha più ne metta non interessano a nessuno.

E l’asserire che mancano le risorse è una scusa che non regge, perché non servono mille controlli ne basta uno che lo faccia sul serio; provate solo a pensare all’effetto della notizia che macchine senza contrassegni della polizia vagano invisibili per le nostre strade e dell’ effetto della foto che ti arriva a casa, immortalato mentre gigioneggi su face book alla guida della tua auto, unita alla sospensione della patente per un annetto senza nessuna possibilità di contestazione.

Effetto “timore”; proprio come in Svizzera, dove la polizia sembra essere una leggenda dato che non ho mai visto un pattuglia ma dove sai benissimo che se sbagli, paghi.

O in Francia dove la polizia osserva e punisce, senza farsi interire dalle tristi storie di mamme in fin di vita o mogli partorienti 7 gemelli.

Il risultato: civiltà e maggior rispetto del prossimo, il tutto supportato da molte meno frustrazioni; perché negli altri paesi europei a quanto pare lottare per il possesso della rotatoria non è un bisogno primario.


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