C’è un momento magico, alla fine dell’inverno, quando la Valdorcia si sveglia dal torpore e si prepara a rinascere e le seducenti ondulazioni, prima brulle al sole, si adornano del verde delle coltivazioni appena spuntate.
L’aria è fresca, quasi pungente, ma il sole riscalda già come in primavera, accarezzando le guance e illuminando i campi ancora umidi dalle recenti piogge; è in questo istante sospeso tra inverno e perimavera, che la Valdorcia regala il meglio di se, e la bici diventa il mezzo perfetto per esplorare una terra dove il tempo sembra essersi fermato e noi siamo gli unici attori
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SAN QUIRICO D'ORCIA
Il viaggio inizia tra le mura medievali di San Quirico, dove gli Horti Leonini ricordano il Rinascimento e le chiese romaniche raccontano storie di pellegrini e mercanti che, secoli fa, percorrevano la Francigena che fuori da qui diventava territorio Papale aprendosi a Roma.
Il tempo che oggi dedichiamo a San Quirico d'Orcia è praticamente quello che serve ad attraversare il suo centro storico, potete trovare ampia descrizione al relativo report alla pagina dedicata.
Fuori dal bellissimo, ed oggi tranquillo, borgo, attraversata la trafficata Cassia, la strada asfaltata si inerpica lungo la prima salita della giornata regalando un meraviglioso scorcio sulla Valdorcia, prima di precipitare in modo divertente, grazie alle sue curve asfaltate, verso Torrenieri.
Verso Montalcino: vigneti, castelli e profumo di primavera
La risalita verso Montalcino è un’esperienza visiva e sensoriale, la strada adesso sterrata ondeggia sinuosa seguendo il ritmo collinare offerto dalla cresta, intorno a noi la meraviglia ci costringe a scegliere tra il panorama sottostante che si perde nella bellezza della Valdorcia e delle vicine Crete Senesi e l’incombere del profilo di Montalcino dalla collina che ci sovrasta sorvegliando il nostro lento viaggiare.
La difficoltà non sta nell’affrontare lo sterrato (facile), ma nel non fermarsi ad ammirare il panorama, assaporando l’aria della primavera incombente, e ascoltare la dolce musica della natura mentre l’emozione ti assale imperiosa.
Qui, nella terra del Brunello i vigneti ancora spogli attendono la primavera, con l’aria permeata dal profumo della terra bagnata che si asciuga al sole; adesso il silenzio è rotto solo dal fruscio delle ruote sulla ghiaia e dal canto degli uccelli, che sembrano accompagnare il tuo cammino.
Le strade bianche, ancora parzialmente fangose per le piogge invernali, aggiungono un tocco di avventura al percorso, costringendoti a rallentare, a sentire il terreno sotto le ruote, a vivere ogni metro con consapevolezza.
Solitudine: un privilegio che rende l’esperienza ancora più intima; esaltante. Rassicurante.
MONTALCINO
L’ultimo tratto di salita che immette nel suggestivo borgo, ultimo rifugio della Signoria Senese dall’arroganza Fiorentina, di poco più di un chilometro mette a dura prova le gambe imponendo l’aumento dell’assistenza a livelli superiori a quello minimo; il 20% di inclinazione non si supera facilmente...
Fermarsi a contemplare il castello trecentesco, simbolo di una storia fatta di battaglie e poesie, dove una lapide ricorda gli eventi che portarono alla definitiva caduta di Siena e alla supremazia del “Mediceo Ladron” è praticamente obbligatorio, così come il concedersi una sosta in una delle cantine storiche, dove il tempo sembra essersi fermato tra botti di rovere e racconti di antichi mestieri. Ma non oggi.
Il cuore della Valdorcia: un paesaggio che si svela lentamente
Pedalare in Valdorcia in questo periodo significa attraversare una terra che si sta preparando alla prossima primaverile rinascita; infantile bellezza che promette una meravigliosa adolescenza.
Le balze argillose, scolpite dall’erosione, si crogiolano sotto il sole, mentre i campi, ammantati di timidi germogli riflettono la luce come specchi naturali e trasformandola in abbagliante verde; i sentieri che li costeggiano e che ancora trattengono la pioggia dei giorni passati, abbracciano vigorosamente le ruote tassellate tentando di deviarle dalla loro direzione.
Non c’è fretta. Qui, la bellezza si rivela a chi sa aspettare, a chi accetta di sporcarsi le ruote nel fango per scoprire angoli nascosti e panorami mozzafiato.
I Cipressi di san Quirico
Un mancata deviazione, il ripensamento illuminante, e poi, quasi all’improvviso, eccoli i celebri cipressi di San Quirico, preannunciati dal suggestivo teatro dei cosiddetti “Cipressini di san Quirico”, fratelli minori del ben più celebrato agglomerato visibile dalla Cassia che richiama estimatori da ogni parte del globo.
Una contemplazione, quella odierna da un altro punto di vista in grado di offrire anche uno sfondo diversamente emozionante rispetto a quello solito, anche se con la Cassia in mezzo; un magico contesto assolutamente vietato ai mezzi a motore e raggiungibile solamente a piedi, a cavallo e in bici. Diversamente da quanto possibile fino ad una una ventina di anni fa, quando la la “selfistica follia” non era ancora esplosa e i cipressi posavano volentieri per i loro sinceri ammiratori. Poi sono arrivati i lanzichenecchi dello smartphone e niente è stato più come prima.
Ieri e oggi
Il rientro a San Quirico
Nel rientrare a San Quirico la pedalata si fa sempre più lenta, il sole alle nostre spalle inizia la fase finale del suo percorso ricordandoci che, nonostante tutto, siamo ancora in inverno, ma la dolce carezza della brezza porta odore di primavera ed il tepore che ci abbraccia cancella la nostra volontà. Indugiare con lo sguardo sulle colline, adesso, è ciò che conta. In religioso silenzio. Ammaliati.











































































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