La giornata odierna figura tra le previsioni come quella meno torrida della settimana, l’unica quindi che può concederci l’utilizzo delle e-bike che molto ottimisticamente avevamo portato al seguito; la Francia è una delle nazioni più amiche del ciclista, grazie alle infinite piste ciclabili e ad un rispetto stradale decisamente sconosciuto in Italla, qui l’esplorazione lenta dei territori è in grado di regalare intense emozioni rilassando allo stesso tempo.
Caricate le bici sul Doblò percorriamo i pochi chilometri che ci separano dal punto di partenza del tour previsto, un piccolo parcheggio nascosto ai piedi dello Chateau di Castelnaud; questo trasferimento ci consente di visitare il castello senza doversi preoccupare delle bici che resteranno al sicuro sul portabici.
La possibilità di parcheggiare le bici in sicurezza non sempre viene garantita e questa, purtroppo, è una delle limitazioni più grandi per lo sviluppo del cicloturismo.
VIDEO, MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA
Una prima esplorazione di Castelnaud letteralmente presa d’assalto in queste prime ore della mattina ancora sopportabili per quanto riguarda le temperature, ci consiglia di rimandare al termine della giornata la visita; i grandi parcheggi a pagamento nei pressi del castello si avviano alla saturazione, il nostro per fortuna resta ben nascosto oltre che gratuito. (lo trovate come punto di partenza nella mappa a fine report).
Abbandonate le rive della Dordogna sorvegliata dal castello di Castelnaud, ma seguendone il percorso, ci avventuriamo lungo un tracciato ben segnalato che passa attraverso i campi, uno sterrato compatto e senza difficoltà che ci consente di evitare il traffico presente sulla strada; decisamente piacevole, data l’afa, la presenza degli irrigatori in funzione.
La Roque Gageac
La prima tappa rilevante della giornata è rappresentata da uno dei villaggi più celebri della zona, siamo nel Perigord Noir (il Perigord si divide in tre zone, oltre al Noir abbiamo il Périgord Vert, il Périgord Blanc e il Périgord Pourpre) e questo suggestivo borgo è uno dei più affollati che abbiamo fin’ora visitato; essere in sella ad una bici oggi ci consente di non preoccuparsi ne del traffico ne dei parcheggi. Problematiche che invece chi guida un auto deve obbligatoriamente affrontare.
Data la tanta affluenza decidiamo di proseguire nel nostro viaggio, lasciando la visita approfondita del borgo ad altro momento, la suggestione trasmessa da quanto possiamo comunque vedere è davvero intensa. Sovrastato da una scogliera di 100 mt di altezza questo nido d’aquila è stato concepito per respingere ogni tentativo di conquista, una lunga scalinata che risale lungo la scoscesa parete consente oggi di ammirare le installazioni di architettura militare oltre che offrire un suggestivo panorama sulla Dordogna.
Protegge l’ingresso del paese la solenne sagoma dello Château de la Malartrie, fondato nel XII come ospedale per i lebbrosi ha subito notevoli rimaneggiamenti nel corso dei secoli, fino ad assumere la rinascimentale eleganza che oggi ne fa una delle dimore private più suggestive e lussuose della zona
Abbandonato il suggestivo borgo seguiamo il tracciato che taglia l'ansa della Dordogna, avventurandoci nell'interno su strade di campagna strette ma poco trafficate, riguadagnata la sponda del placido fiume pedaliamo sulla strada principale dove il traffico è decisamente più intenso ma senza gli eccessi dell'italico guidatore, qui il rispetto verso gli altri è decisamente su di un altro livello, così come le frustrazioni invece risultano decisamente più basse. Un ultimo taglio di ansa ci porta a risalire la stretta stradine che risale verso un suggestivo maniero letteralmente sospeso sulla Dordogna.
Chateau de Montfort
Le prime memorie del castello risalgono all'anno 866, ove è ricordato con l'antico nome di Castrum de Monte Forti.
Diverse le vicissitudini che ne contraddistinguono la lunga storia, più volte contesa e infine distrutta dalle armate del vescovo di Bordeaux vede il suo ingresso nella Viscontea di Turenne nella prima metà del XIII secolo parallelamente ad una sostanziale riedificazione.
I contrasti che seguirono la spartizione delle terre durante la crisi dinastica portò ad una serie di cambi di proprietà fino a quel cruciale 1309 quando il re di Francia offeso dall’operato del Signore di Montfort decise di distruggere il castello.
La Guerra dei Cent’anni vide il maniero opporsi con successo a due assedi per essere però abbandonata qualche anno dopo dalla guarnigione che vi risiedeva; drammi e omicidi segnano il XV secolo così come i diversi passaggi di proprietà fino alla assegnazione del castello alla corona di Francia del 1481.
Solo nel 1486 l’avente diritto, in linea ereditaria, ne tornò in possesso.
Il Castello subirà nuove distruzioni e ricostruzioni, sei in tutta la sua storia, oltre ai tentativi andati in fumo come quello del 1586 quando venne risparmiato in quanto non rilevante, e quello ordinato dal Re nel 1606, ordine che che rimase inattuato.
Ma la storia del castello non finisce qui; i passaggi di proprietà continuano infatti a contraddistinguere la sua storia: acquistato da un faccendiere nel 1919 che ne curò il restauro venne poi venduto nel 1921 ad una famiglia che continuò l’opera di restauro e rimaneggiamento; ucciso il capofamiglia durante un saccheggio da parte dei partigiani spagnoli durante la guerra, fu di nuovo venduto nel 1962 dalla vedova.
In tempi più recenti è diventato proprietà di un uomo d’affari con qualche problema giudiziario che lo ha costretto a starne lontano per poi passare di diritto al figlio alla sua morte nel 2017.
Castello decisamente suggestivo data al sua posizione arroccata sulla scogliera che sovrasta la Dordogna ma assolutamente non vistabile.
La Voie Verte - Veloroute
Proseguiamo nel nostro percorso verso la prossima tappa, che di fatto non è precisamente pianificata, dopo il tratto che da Montfort raggiunge Aillac su strada trafficata che segue il percorso fluviale, entriamo finalmente sulla ciclabile di riferimento della zona, suggestivamente ricavata dal vecchio tracciato della ferrovia.
Link, mappa e GPX della Voie Verte
L’idea sarebbe quella di arrivare fino alla rinomata e suggestiva galleria che precede l’arrivo a Cazoules dove finisce/inizia la Voie Verte, ma la restante autonomia della batteria delle E-Bike (tallone d’Achille di questo comunque prezioso mezzo, dato che senza assistenza è praticamente impossibile utilizzarla se non in pianura e con estrema fatica) ci suggerisce di invertire la rotta e di iniziare il percorso di ritorno verso Castelnaud
Inizia a fare davvero caldo e la protezione della fitta foresta che adorna la ciclabile risulta solo in parte efficace; una boulangerie di Aillac, dove torniamo per prendere il tratto di ciclabile che va verso Sarlat-la-Caneda soddisfa le esigenze del pranzo che consumiamo su di una panchina, tra le tante disponibili, nel mezzo del bosco.
Abbandoniamo la ciclabile e i suoi suggestivi contesti (in primavera e in autunno deve essere straordinariamente emozionante percorrere queste strade) nei pressi di Vialard per seguire il percorso che ci riporterà sulle rive della Dordogna nei pressi dello Chateau di Castelnaud da dove siamo partiti; nella sempre più insopportabile calura pedaliamo spinti dal pensiero delle fresche acque della Dordogna che ci aspettano.
Il tracciato per fortuna si dipana su saliscendi collinari spesso “rinfrescati” da una fitta boscaglia e contraddistinti dall’inesistente traffico, in alcuni tratti si pedala su sterrati facili e compatti.
La spiaggia della Dordogna
Arrivati finalmente al cospetto del castello, teatro della nostra prossima visita, ci avventuriamo lungo la sponda opposta della Dordogna verso il ponte che ci farà guadagnare la riva opposta; il percorso all’ombra dei freschi alberi che si specchiano sull’acqua limpida ci permette di raggiungere una isolata ed ombreggiata nonché deserta spiaggetta di una inaspettata bellezza.
L’esperienza maturata in 40 anni di mototurismo si è trasferita, adattandosi, all’attuale modello cicloturistico; per questo ho al seguito tutto ciò che può servire, stivato nelle borse laterali, come per esempio asciugamani, costume da bagno e ciabatte.
Il resto è solo fresca magia dalla quale faticheremo non poco a distaccarci.
Alla fine abbandoniamo, con sommo dispiacere, le fresche acque della Dordogna per ritornare al nostro Doblò parcheggiato sotto il castello, teatro della nostra prossima visita, non appena assicurate le E-Bike sul portabici montato sul gancio di traino.




















































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