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Valmarecchia; da San Leo a Verrucchio

Valmarecchia, panorama da San Leo

Il periodo autunnale è certamente uno dei più intriganti per chi, come noi, ama viaggiare scortato dai colori meravigliosi che la natura in questa stagione ci regala, anche se le giornate si riducono tristemente con il passare dei giorni e le temperature tendono al ribasso; condizione quest’ultima che negli ultimi anni sta' diventando sempre più positiva a causa delle sempre più torride estati.

Ma in questo periodo si registra anche una consistente e progressiva riduzione dei flussi turistici, (ad eccezione delle cosiddette “gite della COOP” i cui partecipanti sono dotati di smartphone rigorosamente con custodia a libro)  che consente una migliore fruizione dei luoghi storici ed artistici  e permette quindi di visitare con relativa tranquillità località altrimenti asfissiate dai terribili ed inarrestabili turisti selfisti.

Da tutto ciò deriva la considerazione che la miglior escursione da fare in questo periodo è quella che riesce a coniugare paesaggi e testimonianze storiche ed artistiche, condizione che per fortuna è facilmente rintracciabile nell’italico territorio; come per esempio in quel meraviglioso scrigno di tesori Romagnoli conosciuto come Valmarecchia  


VIDEO, MAPPA E GPX A FINE PAGINA


Territorio che raggiungiamo dalla base di partenza in terra di Toscana superando il Passo di Viamaggio, uno de tortuosi valichi che mette in comunicazione la terra Etrusca con quella Romagnola, spesso teatro delle gesta più o meno intelligenti dei motociclisti indigeni.

Passo di Viamaggio: dalla Valtiberina alla Valmarecchia

Valmarecchia

San Leo

vista su San Leo  e la Rocca

 Sulla sommità di questa inaccessibile rupe, masso calcareo dalle pareti scoscese giunto fino qui dal Tirreno in una lente marcia Miocenica, furono i romani i primi a costruire una fortezza, senza cinta muraria, perché non ve n’era evidente bisogno.

Leggenda vuole che sia Leone arrivato nel Montefeltro dalla Dalmazia, insieme al compagno Marino (Leone, San Leo; Marino..) nel 257 d.C. per cercare lavoro, a stimolare la costruzione del primo insediamento grazie alla piccola cappella dedicata a Dio; la missione che subito intraprese di convertire le popolazioni al cristianesimo dette i suoi frutti, tanto che Leo divenne il primo vescovo della nuova diocesi del Montefeltro. Anche se in realtà la diocesi nasce nel VI secolo quando San Leo divenne città.                E Marino?

 

La prima zona che i due esuli Dalmati presero in considerazione lavorando come scalpellini e venendone profondamente suggestionati, fu quella del Monte Titano, dove ovviamente Marino avrebbe gettato le basi per la nascita della odierna Repubblica di San Marino.

L'inaccessibile Rocca di San Leo

San Leo, l'antica Pieve attribuita a Leone, fondatore della città

Sulle fondamenta del primitivo sacrario, come detto attribuito a Leone, sorge la Pieve, il polo attorno al quale si sviluppa il nucleo della città medievale; un periodo questo contraddistinto dalle lotte tra Bizantini, Goti e Franchi, culminate con l’assedio da parte di Ottone I di Sassonia, Imperatore del Sacro Romano Impero, a Berengario II ultimo re Longobardo rifugiato in quella che fu la Capitale del regno d’Italia, appunto San Leo.

Nel XI secolo San Leo diviene possesso dei Conti di Montecopiolo, che da questo possedimento ricaveranno il titolo di Conti del Montefeltro; che si contenderanno il controllo della fortezza con Malatesta fino alla metà del XV secolo.

Citazione d’obbligo alla intrepida scalata della Rocca che un giovane Federico da Montefeltro intraprese nel 1441.

Piero della Francesca - Duchi di Urbino: Battista Sforza e Federico da Montefeltro (1473 - 1475) - Galleria degli Uffizi
Piero della Francesca - Duchi di Urbino: Battista Sforza e Federico da Montefeltro (1473 - 1475) - Galleria degli Uffizi

Lo stesso che pochi anni dopo incaricherà il celere architetto Francesco di Giorgio Martini di ristrutturare la rocca rendendola più idonea alle mutate esigenze belliche, dopo una precedente modifica attuata dai Malatesta sulla vetusta base altomedievale.

 

Oltre quella di San Leo il poliedrico artista senese  progetterà le rocche di Mondavio e Sassocorvaro, le mura di Corinaldo, dirigerà il completamento del Duomo di Urbino e realizzerà il bellissimo Palazzo Ducale sede del potere dei Duchi di Montefeltro.

 L’atmosfera medievale del centro resta inalterata grazie agli edifici romanici come la Pieve , la Cattedrale e la Torre campanaria che non hanno subito alterazioni nei secoli, a differenza dei palazzi residenziali profondamente ristrutturati durante il Rinascimento.

San Leo

La Rocca

La storia di San Leo adesso si concentra prevalentemente sulla strategicamente defilata Rocca, che da secoli sorveglia il borgo di Leone, alla quale le lungimiranti modifiche concepite dal suddetto Federico da Giorgio Martini garantivano un maggiore potere controffensivo grazie ad una potenza di fuoco incrociato su qualsiasi tentativo di assalto da qualunque direzione.

Sarà Cesare Borgia, detto il Valentino, sostenuto dal Papa, ad impadronirsi della fortezza nel 1502; un domino che durerà solo un anno, a seguito della morte del Papa Alessandro VI i Montefeltro ripresero il controllo della fortezza.

Nuovamente un Papa, stavolta Mediceo, Leone X, supporterà la conquista da parte delle truppe Fiorentine capitanate da Antonio Ricasoli nel 1517; la presa della Rocca di San Leo verrà immortalata da un dipinto del Vasari, commissionato dai Medici, ancora oggi visibile nella sala Leone X di Palazzo Vecchio.

Piccola parentesi il suddetto condottiero è un antenato del Barone Bettino Ricasoli, celebre per avere scritto il primo disciplinare per la produzione del vino Chianti; il casato è dedito alla viticoltura dal 1141 e ancora oggi possiede vigneti intorno al proprio castello di Brolio, nel cuore del Chianti.

San Leo: Ingresso della Rocca

 Nel 1527 l’ultima conquista della contesa fortezza, da parte dei della Rovere, subentrati nel controllo del Ducato di Urbino in seguito alla estinzione del ramo maschile dei Montefeltro.

Possesso che sarà esercitato fino al 1631 quando il Ducato di Urbino verrà devoluto allo Stato della Chiesa, questo come conseguenza della dichiarazione di Casteldurante del 1624 nella quale l’ultimo Della Rovere, Francesco Maria II, affermava il dominio feudale della Chiesa sui propri stati. Diritto che il Papa esercitò immediatamente alla morte di quest’ultimo.  

Il Panorama dalla Rocca


Per dovere di cronaca l’erede femminile del casato, Vittoria della Rovere, nipote di Francesco II andò in sposa nel 1634 al Granduca di Toscana Ferdinando II de Medici, portando in dote tutto ciò che aveva ereditato.

L’unità d’Italia infine ebbe misericordia della bellezza di San Leo risparmiandola da devastanti interventi urbanistici donando ai posteri l’immagine quasi intatta delle sua bellezza storica.  

Il Cagliostro; Mago, Alchimista o Ciarlatano?

Rocca di San Leo; il Caglisotro

Ma la Rocca di San Leo è celebre anche per un altro importante motivo, ovvero per essere stata l’ultima (obbligata) dimora, di Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come il Conte di Cagliostro.

Enigmatico personaggio settecentesco, sospeso tra scienza e magia, cresce a Palermo sorretto da intelligenza e ingegno utilizzati per truffe e raggiri che presto lo costringeranno a lasciare la Sicilia, la sua fama di alchimista e guaritore si diffonde presto tra le corti europee, grazie anche ad alcune fortunose guarigioni; da Londra a San Pietroburgo fino alla corte di Versailles, dove venne coinvolto nello “Scandalo della Collana”, truffa perpetrata ai danni della regina Maria Antonietta, dalla quale ne uscì innocente ma pesantemente screditata agli occhi del popolo, che segnò il declino della monarchia francese e l’avvento della Rivoluzione.

 

La fondazione a Londra, dove era riparato a seguito del suddetto scandalo anche se innocente, della loggia di rito massonico Egiziano della quale si dichiarò Gran Cofto che tentò di diffondere anche a Roma, scatenò l’ira della Chiesa, arrestato nel 1789 sembra dopo il tradimento della moglie (poi rinchiusa in convento), viene condannato a morte nel 1791, contemporaneamente vengono bruciati in piazza tutti i suoi strumenti e le pubblicazioni massoniche. Il suo pentimento pubblico guadagna la “clemenza” papale che trasforma la pena capitale nel carcere a vita da scontare nelle prigioni della fortezza di San Leo; una generosità più simile alla crudeltà, dato che le suddette carceri sono note più come orride sepolture che come strutture di reclusione.

L’aura di mistero e di oscura magia che avvolge il Cagliostro ne peggiora ulteriormente la detenzione, la sua cella non ha una porta di accesso, verrà calato al suo interno da una botola sul soffitto e alimentato tramite un piccolo condotto sul soffitto; le guardie avevano l’ordine di non parlarci e di non guardarlo, per il timore che potesse ipnotizzarle e fuggire. 

Cagliostro muore il 26 agosto 1795 per un “colpo apoplettico”, la sua leggenda avvolge di mistero anche il suo trapasso, al quale l’atto di morte restituisce la cruda realtà:

«Giuseppe Balsamo, soprannominato Conte di Cagliostro, di Palermo, battezzato ma incredulo, eretico, celebre per cattiva fama, dopo aver sopportato con fermezza e ostinazione i disagi del carcere per quattro anni, quattro mesi, cinque giorni, colto da un improvviso colpo apoplettico, di mente perfida e cuore malvagio qual era, non avendo dato il minimo segno di pentimento, muore senza compianto, fuori della Comunione di Santa Madre Chiesa»

Verrà sepolto in terra sconsacrata sulla punta più estrema del monte, senza bara ne lapide; ma la sua fama non muore qui, l’alone di mistero che lo avvolge ammalia le genti e conquista la fantasia di scrittori celebri come Dumas e Goethe consegnandolo all'immortalità.

Castello di Montebello

Castello di Montebello

Seconda tappa della giornata, lungo la valle scavata dal Marecchia, della quale si hanno notizie a partire dal 1186, anche se si sono trovate tracce di preesistenti fortificazioni romane risalenti al III secolo d.C.

Segue per lungo tempo le vicissitudini dei vicini castelli contesi tra Malatesta e Montefeltro fino a quando, nel 1464 diviene possedimento dei Conti Guidi, ramo Bagno-Montebello dei Guidi di Toscana del castello di Poppi; proprietà che ancora oggi detiene la famiglia. Il castello verrà ristrutturato in epoca rinascimentale per adattarlo a residenza nobiliare, destino comune a quasi tutte le fortezze militari di medievale origine divenute poi inutili,  e profondamente restaurato nel dopoguerra per rimediare ai danni ingenti provocati dai bombardamenti Alleati.

Il castello, che oggi non visiteremo, causa non concomitanza di orari di apertura, ma che abbiamo già visitato in passato (non ritroviamo le foto…) è celebre per la leggenda di Azzurrina, figlia di Uguccione di Montebello feudatario del castello nata nel 1370 che scompare misteriosamente nel 1375.

Albina, condizione che al tempo veniva ricondotta ad un origine diabolica, veniva tenuta sotto stretto controllo da due guardie per proteggerla dal pregiudizio popolare, la madre per cercare di mascherarne la condizione le tingeva periodicamente i capelli di nero che scolorendosi le procuravano una tinta azzurrognola, dalla quale derivò il suo soprannome.

Il 21 giugno 1375, con il padre in battaglia lontano dal castello, azzurrina rincorre una palla di stracci che cade nella ghiacciaia sotterranea; un grido improvviso fa accorrere le guardie che trovano la ghiacciaia vuota, nessuna traccia ne di Azzurrina ne della palla…

Secondo la leggenda, il fantasma di Azzurrina si aggira periodicamente nel castello facendo sentire la sua voce ogni 5 anni, durante il solstizio d’estate.

In realtà non esistono fonti storiche certe dell’esistenza della bambina, e le stessa esistenza di un manoscritto del 1620 che raccoglie credenze popolari, tra le quali quella di Azzurrina, della zona è leggendaria e mai nessuno lo ha davvero letto.

 

Castello di Montebello

Di fatto le prime menzioni del fantasma risalgono al 1989, anno della riapertura del castello al pubblico dopo la profonda ristrutturazione effettuata dai Conto Guidi di Bagno; le registrazioni dei rumori del presunto fantasma che le guide fanno ascoltare ai visitatori, pur inquietanti, sono state effettuate senza controllo scientifico, raccolte da una troupe di una trasmissione televisiva sulla quale è superfluo ogni commento.

 

Nel 2010, anno della ricorrenza quinquennale, nel giorno del solstizio Il CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) non ha rilevato nessun rumore anomalo. Lasciamo ad ognuno di voi il compito di trarre le dovute conclusioni.

Panorama sulla Valmarecchia

Monte Titano e Repubblica di San Marino
Monte Titano e Repubblica di San Marino
Castello di Verrucchio
Castello di Verrucchio
Castello Scorticata
Castello Scorticata

Castello Due Torri o Scorticata

Nasce come Castrum Scorticate questo un tempo maestoso castello parte del sistema difensivo dei Malatesta oggi noto anche con il nome di Castello Due Torri di Torriana; edificato intorno all’anno Mille vantava una cita muraria di oltre mille metri che raccordava le due torri e, nel XIV secolo, ben 35 stanze al suo interno. 

Federico di Montefeltro conquista la fortezza nel 1462 in nome del Papa, che dopo un breve periodo di dominio Veneziano, decaduta la sua importanza strategica, lo sottomise al potere Mediceo.

Il comune di Rimini ne venne in possesso nel 1608, ma il periodo che ne segui fu contrassegnato da oblio e decadenza.

Oggi di tanta magnificenza resta solamente parte della porta di ingresso e traccia delle mura, oltre alla torre solitaria sul picco opposto della rupe che malinconica guarda all'Adriatico.

 

Ma l’importanza di questo castello si lega con la parte più letteraria della storia Malatestiana e del Montefeltro, si ipotizza infatti che proprio qui si sia consumata la vendetta dei figli di Paolo Malatesta si vendicarono dello zio Gianciotto reo della uccisone del fratello e della sua amante Francesca da Polenta, evento reso immortale dal verso dantesco dedicato nella Divina commedia.

Stiamo Infatti parlando della celebre quanto tragica storia di Paolo e Francesca, consumatasi all’ombra delle mura della Rocca di Gradara. 

Castello due Torri o Scorticata

Con il cielo che progressivamente si copre di nuvole discendiamo dai picchi rocciosi per dirigerci verso la prossima meta, un suggestivo ed animato borgo  adagiato lungo la via Emilia a circa 10 chilometri da Rimini. 

Santarcangelo di Romagna


Dal borgo di Santarcangelo con il pomeriggio che si avvia alla conclusione ed il sole che sfiora le vette appenniniche, invertiamo la rotta volgendo le spalle all’Adriatico per tornare sui nostri passi per l’ultima tappa della giornata; inseguendo la storia, attraversando la terra della contesa tra i Malatesta e i Montefeltro e ammirando le fortezze arroccate che sorvegliano la Valmarecchia. 

Rocca Malatestiana di Verrucchio

Maestosa si erge su uno scosceso sperone di roccia, esercitando un secolare dominio panoramico sulla valle del Marecchia, corridoio di transito che collega l'Adriatico alle terre della Toscana aretina e all'alta valle del Tevere.

Antica rupe fulcro del commercio villanoviano, successivamente “abbandonata” dall’ insediamento in epoca romana che si sposta verso valle, viene nuovamente utilizzata per il controllo militare della valle intorno al X secolo con l’attribuzione da parte dell’imperatore ai Conti di Carpegna; la prima documentazione che cita il  “Castrum Veruculi”  risale al 1144.

Verrucchio diventa nel XII secolo il pilastro della ascesa al potere dei Malatesta, che ne detengono il possesso, e della loro espansione in territorio riminese, così come importante cardine della rete di rapporti tesa ad arginare l’espansione dei vicini Urbinati; tra le mura del castello trova i natali uno dei più importanti rappresentanti, nonché padre fondatore, della dinastia, Malatesta da Verrucchio.

 

Determinante nell’ascesa al potere acquisì prestigio e territori con matrimoni e relazioni politiche, fino ad arrivare al controllo di Rimini nel 1295 e alla feroce espulsione delle famiglie Ghibelline, sarà citato nei canti dell’inferno della divina Commedia, rimediando da Dante il titolo di “Mastin Vecchio”, a causa dell’assassinio di alcuni oppositori politici ma anche come padre del Paolo Malatesta che intraprese la relazione con Francesca da Polenta in quel di Gradara che porterà entrambi alla morte per mano del Gianciotto.

Sua la prima ristrutturazione e il conseguente potenziamento del castello dotato di una nuova torre quadrangolare.

Singolare e quasi inusuale per l’epoca il raggiungimento del secolo di età da parte del Mastin Vecchio che mori centenario nel 1312.

Albero genealogico dei Malatesta
Albero genealogico dei Malatesta

La sottomissione formale al potere Papale, nel corso del XIV secolo, fu necessaria ad evitare un potenziale conflitto a causa degli attriti generati dall’espansione territoriale;  la rocca del Sasso di Verrucchio, sempre più importante strategicamente, venne ampliata e dotata di alti torrioni da Carlo Malatesta sul finire del secolo

Gli interventi più radicali invece furono opera di Sigismondo Pandolfo Malatesta tra il 1442 e il 1449, nell’intento di adeguarsi alle nuove esigenze belliche e di rafforzare la linea difensiva che doveva controllare le via di comunicazione dall’Adriatico alla Toscana e all’Umbria, la Rocca fu completamente ristrutturata e dotata di una nuova muraglia, il tutto integrato da un palazzo residenziale, il Rinascimento iniziava a dar segno di se. 

Ma l’astro malatestiano stava per tramontare; il riacuito contrasto con il papato privò i Malatesta di buona parte dei domini, ma sarebbe stato l’alleato del Pontefice, Federico da Montefeltro, a dare il colpo di grazia alle speranze dei Signori di Rimini espugnando nel 1462 la roccaforte simbolo del loro potere: Verrucchio.

La Rocca Malatestiana di Verrucchio

Annessi tutti i territori romagnoli allo Stato della Chiesa, Verrucchio venne unita a Scorticata per formare un piccola Signoria affidata alla famiglia dei Pio che trasformò la rocca in una residenza principesca.

L’estinzione della discendenza riportò i territori sotto il controllo diretto della chiesa nel 1580.

Da allora la funzione abitativa della Rocca rimase inalterata fino al XVIII secolo quando venne utilizzata come teatro; i primi interventi di recupero, avviati dalla Soprintendenza nel 1939 e interrotti dalla guerra, ripresero negli anni '50 e '60 del Novecento. 

A cavallo del nuovo millennio, un attento restauro ha restituito alle mura dei due borghi e ai pochi resti superstiti, l'antico decoro, consegnando alla contemporaneità le vestigia di una storia millenaria.

Mentre l'incipiente notte sospira gelida lungo la Valmarecchia le luci della sera vestono i borghi di una nuova suggestione; soddisfatti di questa intensa giornata iniziamo il viaggio di ritorno ancora una volta più ricchi di quando siamo partiti.

Il buio avvolge le vette appenniniche ed il valico di Viamaggio è una nera porta che ci immette nella Valtiberina punteggiata di luci.


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