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Sasso Simone Trekking

Sasso Simone

C’è un luogo, in questo sperone di Toscana incastonato in terra marchigiana che fronteggia la Romagna dove la natura ha scolpito la roccia come un artista paziente, dove gli elementi hanno modellato i calanchi per assomigliare alla luna, e dove la storia ha osato sognare l’impossibile.

Questo luogo è il Sasso Simone, una montagna che non è solo pietra, ma meraviglia, sogno, sfida e leggenda.

Qui, tra le dune di argilla e gesso che evocano la fredda bellezza di Selene, il tempo si dilata; ogni passo sui sentieri rocciosi è un viaggio tra mistero e meraviglia, dove la terra, arsa dal sole e scavata dalle piogge, si trasforma in un labirinto di forme surreali, quasi come se la natura avesse voluto creare un teatro a cielo aperto per ammaliare chi abbia la fortuna di arrivare fino qui.

Ma il Sasso Simone, solitario ed irraggiungibile altopiano roccioso, non è solo un capolavoro geologico, è anche il palcoscenico di un’utopia rinascimentale, il sogno di un uomo chiamato Cosimo I de’ Medici.

Prologo: il Castello di Bascio

Castello di Bascio

Lungo il percorso che ci porta al punto di partenza per l’escursione, precedentemente individuato, l’indicazione per il Castello di Bascio attira la nostra attenzione; tentazione alla quale, ovviamente non possiamo resistere, arrivando quindi al cospetto del piccolo e grazioso borgo recentemente e finemente restaurato sorvegliato dalla antica torre.

Il castello risale al XII secolo e, insieme ad altri manieri della zona, faceva parte di un sistema di difesa e controllo sulla via di comunicazione verso Roma da parte dei Carpegna, potente famiglia che governò la zona per secoli; controllo così rigido tanto da coniare il detto “Andremo a Roma se Dio vuole e quelli di Bascio” da parte dei pellegrini. 

La torre, unica testimonianza ammirabile in mezzo ad alcune rovine del passato fasto, risale al XIII secolo ed offre una suggestiva vista sul territorio e sul borgo sottostante.

Torre del castello di Bascio
Torre del castello di Bascio

Castello di Bascio

Petrella Massana: Le bicocche dell'Appennino

Petrella Massana, piccolo borgo situato nell’Appennino Romagnolo, più precisamente nella zona delle Balze, tra San Agata Feltria e Montefeltro attira la nostra attenzione ma per motivi temporali non possiamo dedicargli una visita, limitandoci ad una veloce foto panoramica.

Petrella Massana

Questo paese fa parte di un territorio ricco di storia medievale e di affascinanti leggende, legate in particolare alle 72 Bicocche, un insieme di feudi e castelli che dominavano l’area tra l’Appennino delle Balze, San Agata e Montefeltro.

Le Bicocche erano un sistema di 72 piccoli feudi (tra cui Petrella Massana) che, nel 1330, furono concessi in feudo dall’imperatore Lodovico il Bavaro a Uguccione della Faggiuola, un condottiero e signore locale. 

Petrella Massana, in particolare, era un luogo strategico per il controllo delle vie di comunicazione tra la Romagna e la Toscana, e la sua storia è strettamente legata alle lotte tra signorie locali e alle dinamiche feudali dell’epoca

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Raggiunto infine il punto di partenza stabilito, iniziamo la nostra escursione; la giornata tipicamente primaverile (o meglio, quella che un tempo era la tipica primavera) ci consente di affrontare il percorso che, pur non presentando particolari difficoltà, è assolutamente sconsigliabile nei periodi caldi/torridi, essendo quasi interamente esposto al sole e contraddistinto da quelle formazioni erosive che oggi regalano suggestione e meraviglia, ma che in estate diventano dei generatori di calore. Da evidenziare infine come lungo il percorso non ci siano sorgenti di acqua disponibili.

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Dove la terra somiglia alla luna e la pietra è la culla di un sogno

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Svettano su questo arido mare calcareo, intervallato da tratti verdi e boscosi, le due zattere rocciose del Sasso Simone e Simoncello, resti di una antica piattaforma marina scolpita dai movimenti tettonici e dall’erosione.

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Un contesto paesaggistico unico quanto straordinario che cattura lo sguardo, quasi incapace di unire in una logica successione l’asprezza dei calanchi, la dolcezza del verde boschivo e le due piattaforme di pietra che torreggiano solenni su tutto il panorama, che spazia fino all’azzurro dell’Adriatico.

 

Ed è proprio qui, seguendo quella sottile linea che divide la genialità dalla follia, che il primo Granduca di Toscana volle edificare la sua città ideale; qui, sulla cima di una delle vette più inviolabili e inaccessibili dell’Appennino iniziarono, nel 1566, i lavori di costruzione della Città del Sole, da una idea concepita dal giovane duca 12 anni prima.

Il sogno del giovane principe

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Ma la genialità spesso deve fare i conti con la forza della natura e con gli imprevisti avvenimenti; l’asprezza del contesto, raggiunto solo grazie alla faticosa realizzazione di un strada scalpellata metro per metro, unico accesso possibile all’altopiano, si rivela violenta durante i rigidi inverni, causando ritardi nella costruzione e numerosi disastri come quando una carovana in arrivo da Arezzo, carica di soldati e armi pesanti, scivola sulla strada ghiacciata trascinando nell’abisso uomini e animali.

 

Dieci anni di lavori per realizzare un progetto che, militarmente, nasce già superato; la prima guarnigione vi si insedia nel 1573, mentre i pochi abitanti arrivano a partire dal 1574, ma gli inverni a 1300 metri, nel culmine di quella che viene definita “La piccola Era Glaciale” che raffreddò il pianeta dal XIV al XIX secolo, si rivelano insopportabili.

Il sogno del Granduca svanisce, si trasforma in un incubo; in preda alla fame al freddo e assediata da affamati branchi di lupi, la città viene abbandonata dieci anni dopo la sua ultimazione, nel 1670 della città ormai diroccata viene ordinato lo smantellamento definitivo per recuperare quel poco di ancora utile.

Di ciò che resta si occuperà la natura, cancellando implacabile le poche tracce visibili di quello che fu il sogno di un principe fiorentino.

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

Cosimo I muore nel 1574 all’età di 54 anni, probabilmente ancora convinto della chimera, senza vedere le rovine della sua Città del Sole.

Parco naturale regionale del Sasso Simone e Simoncello

 

Oggi, di quella città rimangono solo pochi ruderi e la memoria scolpita nella roccia, ma il fascino del Sasso Simone è intatto; salire sulla sua cima significa camminare tra le nuvole, significa sfidare se stessi e la gravità, significa toccare con mano il sogno di un’epoca in cui l’uomo osava credere che nulla fosse impossibile.

 

E così, tra calanchi che sembrano dipinti da un artista surreale e cime che sfiorano il cielo, noi oggi ci mettiamo in cammino, per scoprire un luogo dove la storia e la natura si fondono in un abbraccio eterno. 


Video, mappa e GPX

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