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Maremma del Sud - Tra Toscana e Lazio

Ansedonia: La Spiaggia

L'itinerario odierno, che prende il via dalla fine di quello precedente terminato sulle mura illuminate di Magliano in Toscana, ci porterà, in un percorso a ritroso, dal mare all’entroterra alla scoperta di nuove meraviglie che la maremma custodisce, fino a superare il confine tra Toscana e Lazio e successivamente quello che la separa dalla Tuscia.

Riprendiamo quindi la nostra escursione maremmana dalla spiaggia di Ansedonia, situata all'estremo sud della Toscana, e dalla prima attrattiva della giornata; la Tagliata Etrusca; che come si potrebbe pensare non è una delle prime versioni della carne alla brace.

E non è nemmeno Etrusca


VIDEO, MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA


Ansedonia

La Tagliata Etrusca e la Torre della Tagliata

Fu realizzata dai Romani questa suggestiva opera ingegneristica nell’intento di ridurre l’insabbiamento del porto di Cosa, città Romana, probabilmente di precedente fondazione Etrusca, della quali si trovano le rovine sul promontorio che sovrasta Ansedonia.

Ansedonia: Tagliata Etrusca
Ansedonia

La Torre della Tagliata è invece una ristrutturazione rinascimentale di precedenti fortificazioni esistenti in loco, che prende il nome dalla suddetta opera Romana, ed era utilizzata come linea difensiva dello Stato dei Presidi.

Lo Stato dei Presidi

Nonostante quello che si possa pensare non tutta l'attuale Toscana faceva parte della riunificazione voluta dalla famiglia Medici dopo la caduta dell'ultimo ostacolo a tale progetto: La Repubblica di Siena.

La parte di territorio compresa tra Talamone e il confine con lo Stato della Chiesa con l’argentario al centro e parte dell’Isola d’Elba restò infatti sotto il dominio della Spagna alleata di Firenze e al tavolo delle trattative (e delle spartizioni) dopo la definitiva sconfitta della Città del Palio e dei suoi alleati Francesi.

La parte restante dell'Isola d'Elba e la zona di Piombino non faranno invece parte del Granducato di Toscana fino al 1815; il territorio conosciuto come Principato di Piombino nasce come signoria degli Appiano nel XIV secolo ottenendo il riconoscimento Imperiale nel 1594 ma senza venire meno al vassallaggio con il regno di Napoli; successivamente il principato verrà considerato come una appendice dello Stato dei Presidi.

La caduta di Napoleone e la successiva riassegnazione dei territori vedrà il principato diventare appannaggio del granducato di Toscana dei Lorena, subentrati ai Medici.

Il Lago di Burano

Torre del Buranaccio - Lago di Burano

l lago e il territorio circostante sono state dichiarate riserva naturale nel 1980 ma la oasi WWF Lago di Burano, prima in Italia come oasi WWF e tra le prime come zona protetta, esiste a partire dal 1967; nonostante la protezione la riserva soffre negativamente la presenza di un elevata presenza balneare durante la stagione estiva, l’eccessiva antropizzazione del territorio, i comportamenti incivili come quello di lasciare liberi i cani che si rivelano pericolosissimi per gli uccelli nidificanti e la presenza di troppe infrastrutture di collegamento, oltre alla progressiva erosione costiera.

La Torre del Buranaccio (privata e non visitabile), realizzata in epoca rinascimentale su di una preesistente struttura medievale, faceva parte della già citata linea difensiva dello Stato dei Presidi.

Prima di abbandonare la zona inoltrandoci nell’entroterra ci concediamo una breve pausa pranzo acquistando ottime prelibatezze in un forno di Capalbio scalo e mangiando al cospetto del mare su di una “spiaggia libera attrezzata” poco lontano; la costa in questo punto non è facilmente raggiungibile ma (purtroppo) in alcuni punti sono state ricavate queste aree creando parcheggi coperti cementificando il terreno e costruendo baracche in prossimità della spiaggia con funzione di bar e ristorante.

Mentre ci godiamo l’assoluta solitudine, e relativa pace, odierna è possibile immaginare il caos estremo che queste zone affrontano durante la stagione estiva...

Abbazia di San Bruzio

Sicuramente uno dei luoghi più suggestivi della zona, nascosto (si fa per dire) tra le coltivazioni a pochissimi chilometri da Magliano, cela la sua reale data di nascita cosi come la vera sua natura; probabilmente costruita intorno al IX secolo ma da incerta mano, dato che l’idea che siano stati i monaci Camaldolesi non ha nessun fondamento, gode di una attribuzione del titolo di abbazia quanto meno arbitraria.

abbazia di san Bruzio

Di certo abbiamo solamente la sua citazione in una bolla papale del XIII secolo come Chiesa di S. Tiburzio, poco e nulla invece si sa del periodo successivo, frammenti ceramici databili intorno al XVII fanno supporre che al tempo fosse ancora utilizzata, ma da allora ad oggi niente altro è dato sapere della sua storia.

La suggestione che incute nel visitatore è stata sicuramente utile alla creazione di alcune leggende come quella del Destino che qui si dice possa apparire ed esaudire ogni desiderio, a quella della fanciulla innamorata che offre al sua vita per salvare quella del suo amato, il cui pianto è ancora possibile ascoltare in alcune notti, mentre supplica di riavere indietro la sua amata. 

Oggi, in questa piacevole giornata invernale, possiamo ammirarla in assoluta solitudine e in rispettosa contemplazione. 

Abbazia di San Bruzio
Abbazia di San Bruzio

abbazia di san Bruzio

Fattoria Marsiliana

Una torre che fa capolino in mezzo agli alberi ci fa deviare dalla prevista direzione sulla collina che ospita la Fattoria Marsiliana; medievale origine per questo castello medievale, oggi trasformato in fattoria, di Aldobrandesca origine la cui storia non si discosta molto da quella degli altri manieri eretti dalla potente famiglia (e dei quali trovate ampia notizia nel report precedente) se non per il breve periodo in cui fece parte dello Stato dei Presidi prima di diventare parte del Granducato di Toscana. 

Acquistato nel XVIII secolo dai fiorentini principi Corsini, che ne detengono ancora oggi la proprietà, è stato restaurato alla fine del XIX secolo.

Data la privata proprietà e i relativi cartelli di divieto di accesso, il castello/fattoria non è raggiungibile senza invito, e non abbiamo informazioni sulla possibilità o meno di poterlo visitare.

Manciano

Manciano

Siamo ancora in quello che fu il territorio dominato dalla potente famiglia di maremmana nascita e il borgo che ci accingiamo a visitare con la sua imponente rocca non sfugge alla loro dominazione; il Cassero e la Torre furono infatti eretti per volere degli Aldobrandeschi nel XII secolo, contrariamente ad altri borghi dove la loro dominazione fu più duratura, qui nel XVI secolo subentrarono gli Orsini che accompagneranno il destino di Manciano fino al suo assorbimento nella Repubblica di Siena; alla disfatta di quest’ultima il borgo diverrà parte del Granducato di Toscana.

La vista che si può godere dall’alto del cassero e della torre e valse per quest’ultima l’appellativo di “Spia della Maremma”, che richiama alla memoria la “Spia d’Italia” ovvero la rocca di Solferino (Mantova) costruita nel IX secolo .

Oltre alla torre che rimanda al periodo medievale possiamo ammirare anche la torre dell’orologio di rinascimentale e senese costruzione.

Manciano: La rocca Aldobrandesca

Cascate del Salabrone

Abbandonata Manciano riprendiamo il nostro viaggio dirigendoci verso il confine tra Toscana e Lazio, in quella parte di territorio dove Maremma e Tuscia si fondono, un confine sfumato dove tante sono le meraviglie da focalizzare, ad inziare dalle Cascate del Salabrone.

Siamo nel Lazio, in provincia di Viterbo nei pressi della meta finale della giornata, quella che ci riserva una sorpresa speciale (almeno per Lady Hawke), con un salto nel passato non troppo lontano in grado di regalarci intense emozioni legate alla nostra infanzia.

Farnese

Per chi di storia ne mastica un po' il nome di questo borgo medievale costruito sul tufo, come buona parte dei villaggi della zona, richiamerà alla memoria certame mente alcuni momenti e personaggi importanti della storia legati al nome di una potente famiglia.

Farnese:Panorama

Ma andiamo per gradi; il territorio nel quale si erge Farnese risulta abitato fin dall’Epoca del Bronzo (X secolo a.C.) così come la rupe tufacea che ospita il borgo, successivamente il territorio entra fare parte dei possedimenti della famiglia degli Aldobrandeschi ma viene concessa in feudo ad una famiglia che mutuerà il proprio nome in funzione del loro primo possedimento: i Farnese.

Il nome dei Farnese farà parte della storia ad iniziare dal XII secolo, quando iniziano sia l’acquisizione di territori sia le conseguenti manovre politiche, fino al XVIII secolo; un lunghissimo periodo storico che li vede al massimo dello splendore durante l’epoca rinascimentale quando viene suggellato il loro potere con l’elezione di Alessandro Farnese a Papa Il 13 ottobre 1534 con il nome di Paolo III.

Pochi anni dopo il Papa consegna al figlio Pier Luigi Farnese il titolo di Duca di Castro consegnandogli tutti i territori che facevano aperte degli antichi possedimenti; la città di Castro venne eletta a capitale del Ducato e profondamente restaurata.

Due anni dopo, nel 1545, vengono uniti i Ducati di Parma e Piacenza, il nuovo Ducato viene anch’esso sottomesso al comando di Pier Luigi che abbandona Castro per insediare la sua corte a Piacenza. Siamo nel momento di massimo splendore della famiglia Farnese.

Farnese: Panorama al tramonto

Il dominio sul Ducato di Parma e Piacenza dei Farnese durerà a lungo anche se ci saranno momenti in cui ne perderanno il controllo, come alla morte di Pier Luigi quando le truppe imperiali di Carlo V, che non aveva preso bene l’assegnazione del Ducato, entrano a Piacenza mentre quelle Papali controllano Parma.

La successiva alleanza con la Spagna permise ai Farnese di tornare in possesso di tutti i territori del Ducato.

Ma se il dominio sul Ducato di Parma è Piacenza è stato consolidato lo stesso non si può dire di quello di Castro.

Profondamente indebitati all’inizio del XVII secolo si vedono privati anche della protezione Papale, il nuovo pontefice, Urbano VIII Barberini, sostiene il nascente potere della famiglia che progetta la conquista di Castro e del Ducato.

Lo scontro cruento tra le due famiglie culminerà con la distruzione di Castro da parte delle truppe di Papa Innocenzo X Pampili che nel 1649, alla fine della seconda delle Guerre di Castro, darà ordine di radere al suolo la città per assorbire subito dopo il Ducato nei possedimenti dello Stato della Chiesa. Castro, nota da allora come la “Cartagine della Maremma” non verrà mai ricostruita così come i Farnese non riusciranno mai a tornare i possesso dei loro territori natii.

La dinastia che annovera anche una regina, Elisabetta Farnese moglie di Filippo V re di Spagna, di Napoli, Sicilia e Sardegna, nonché primo dei Borbone, si estingue all’inizio del XVIII secolo quando alla morte senza eredi dell’ultimo duca viene insediato sul trono del Ducato di Parma e Piacenza, Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese.   

Il Paese di Pinocchio

Arriva infine il momento di scrollarci dalle spalle il “peso della Storia” per entrare nel regno magico della fantasia, grazie ad una suggestiva parte del borgo di Farnese che nel 1972 fu scelta dal regista Luigi Comencini per girare alcune delle più importanti scene di quello che sarà uno dei più celebri sceneggiati mai trasmessi dalla RAI.

Il Paese di Pinocchio: Farnese

 

Cinque puntate (anche se dovevano essere sei) per 280 minuti totali che vedevano impegnati volti nuovi come il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio a fianco di mostri sacri come Nino Manfredi (Geppetto), Gina Lollobirgida (Fata Turchina), Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (il Gatto e la Volpe) e Vittorio de Sica (il Giudice).

 

 

“Le stalle a Farnese sono cubi di tufo a schiera, degradanti lungo una strada in discesa: forme geometriche perfette”

 

 

Scrive Comencini dopo avere individuato il palcoscenico perfetto, dove anche l’estrema povertà si sarebbe potuta rappresentare con la massima intensità possibile; non era passato molto tempo dall’abbandono di quelle stalle, simbolo inequivocabile della estrema ristrettezza economica che da molto tempo affliggeva questo territorio.

Il Paese di Pinocchio: Farnese

Non è facile descrivere l’emozione che ci assale percorrendo questa strada in discesa mentre i ricordi tornano a quelle bellissime serate trascorse guardando le disavventure del povero burattino, ricordando come fosse ieri le intense sensazioni trasmesse dal povero Geppetto magistralmente interpretato da uno degli attori più bravi che abbiano mai calcato le scene e dalla materna dolcezza della fatina.

Un contesto quello evidenziato che per noi bambini rappresentava un passato prossimo del quale ancora sentivamo gli effetti e che troppo spesso traspariva dai racconti di chi lo aveva vissuto in pieno ad iniziare dall’infanzia trascorsa sotto i bombardamenti.

Il recupero e la promozione del Paese di Pinocchio che sta portando molte persone a rivivere emozioni passate e a tentare di trasmetterle alle generazioni successive, scoprendo contemporaneamente il magico borgo di Farnese, è passato dalla cementificazione della strada che passa tra le case al tempo sterrata. 

Una modernizzazione che, comprendiamo, è certamente utile ad una migliore fruizione del luogo ma che ne cancella parte della potenziale suggestione.

Mentre il buio invernale cala repentinamente sul borgo che si adorna di deboli e suggestive luci e di una colonna sonora regalata dai suonatori di cornamusa, ci prepariamo al viaggio di ritorno verso casa, dove scopriremo con rinnovata emozione che lo sceneggiato originale è disponibile sul canale digitale della RAI. Il tempo di preparare la cena ed il viaggio nel tempo, e nelle emozioni, ha inizio.


MAREMMA DEL SUD: VERSO IL TIRRENO
MAREMMA DEL SUD: VERSO IL TIRRENO

L'unione ideale di tre diverse escursioni tra Maremma e Tuscia per rappresentare al meglio l'essenza di un territorio ricco di storia, leggende e fantasia.

VULCI, LA MAREMMA E GLI ETRUSCHI
VULCI, LA MAREMMA E GLI ETRUSCHI


Video, mappa e GPX dell'itinerario

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