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Isola Polvese e giro del Lago Trasimeno

Lago Trasimeno: Isola Polvese, Monastero di san Secondo

Il Lago Trasimeno, con le sue acque placide e i borghi che ne disegnano le rive, è un paradiso per il cicloturismo, dove ogni curva regala una nuova prospettiva, ogni salita una ricompensa di luce e colori. In questo viaggio in bicicletta, percorreremo un anello perfetto, un periplo che ci porterà alla scoperta di paesaggi lacustri, antiche rocche e l'isolamento magico dell'Isola Polvese. 

La nostra avventura ha inizio e fine a Castiglion del Lago, con il suo maestoso castello affacciato sulle acque, da cui ci lasciamo alle spalle le mura medievali per immergerci in una rete di stradine secondarie e sentieri che costeggiano il lago.

Pedalando tra canneti e uliveti, raggiungeremo i punti più suggestivi del Trasimeno, con soste in pittoreschi borghi di pescatori e vedute che si specchiano nell’acqua. 


VIDEO, MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA


Il cuore del viaggio sarà la visita all’Isola Polvese, raggiunta con un breve traghetto, un gioiello naturale dove il tempo sembra essersi fermato: tra il castello medievale, i sentieri ombreggiati e i panorami a perdita d’occhio, ogni momento sarà un’immersione nella quiete più assoluta. 

Un itinerario di cicloturismo che unisce sport, storia e relax, dove il ritmo lento della pedalata si fonde con il paesaggio, in un equilibrio perfetto tra fatica e meraviglia. Pronti a seguirci in questo giro indimenticabile?  

Castiglion del Lago - Passignano sul Trasimeno     23 km

Malpasso e la Battaglia del Trasimeno

21 giugno del 217 a.C.

Il lago Trasimeno, l'aria fresca del mattino, una leggera nebbia romantica che incornicia il paesaggio.

Il console romano Gaio Flaminio Nepote già pregustava la piacevole gita in formazione con due legioni al seguito, peccato che quanto immaginato sarebbe presto stato crudelmente sabotato da un certo Annibale Barca, un generale cartaginese con un fastidioso vizio: massacrare Romani.

Mentre Flaminio se la prendeva comoda, Annibale, scendendo la Val di Chiana, aveva fatto accelerare il passo alle sue truppe deviando dal percorso originale,  aveva un appuntamento importante: un'imboscata a sorpresa (altrimenti che imboscata è?) che aveva organizzato sulle rive del lago Trasimeno per i suoi amici Romani.

Fu la valle stretta tra i monti di Cortona e il Trasimeno, ad attrarre il suo occhio esperto e ed immaginare la strage perfetta.

Con la precisione di un regista pignolo, piazzò la fanteria pesante su una collina e il resto dell'esercito sulle pendici della stessa, tutti nascosti come in una gigantesca caccia al tesoro dove il premio era la sopravvivenza.

Flaminio arrivò al tramonto alla testa delle sue Legioni, separato dal nemico invisibile solo da alcune collinette, restò probabilmente ammaliato dalla tranquillità del posto, rimandando al giorno successivo l’inseguimento del fastidioso esercito cartaginese.

Ma le cose non andarono come previsto.

Il mattino dopo, all'alba, i romani si incamminarono ignari nella valle attraverso uno stretto passaggio roccioso, avvolti nella nebbia, senza avere inviato esploratori in avanscoperta, per risparmiare tempo; un idea geniale per evitare di rovinare la festa a sorpresa che i Cartaginesi assiepati sulle colline avevano organizzato. 

Battaglia del Trasimeno: Seconda Guerra Punica

E che sarebbe pienamente riuscita.

Il risultato fu il peggior incubo di qualsiasi pendolare: essere attaccati da tutti i lati mentre sei ancora assonnato, un disastro di proporzioni epiche che colse l’esercito romano quasi inerme in ordine di marcia, con Flaminio che trovò una fine gloriosa ma decisamente scomoda che vide separata la testa dal resto del corpo.

Le perdite romane si stimano intorno alle 15.000 con circa 10.000 prigionieri, quelle cartaginesi: tra le 1.500 e le 2.500, concentrate per lo più tra i mercenari celti. 

La festa a sorpresa era stata un vero successo. 

A Roma, la notizia della sconfitta e della morte del console in gita fu accolta con il classico panico da "e ora chi ci salva?". 

 

La soluzione di nominare dittatore Quinto Fabio Massimo Verrucoso, l'uomo che avrebbe inventato la tattica del "lasciali stancare" (detto infatti il Temporeggiatore), dopo che "correre incontro al disastro" si era rivelata una strategia fallimentare, non avrebbe però stancato Annibale che continuava a organizzare sanguinose feste alle truppe romane. 

Morale della storia: prima di fare una passeggiata in una valle stretta e nebbiosa, controllate sempre che non ci sia un intero esercito nascosto dietro un albero. È una questione di buon senso.

Per la cronaca, nonostante i numerosi successi di Annibale la Seconda Guerra Punica si concluse con la sconfitta di Cartagine, nonostante Roma si fosse trovata più volte sull’orlo dell’abisso.  

Il Campo del Sole

Immaginate ventisette scultori, presi da un raptus collettivo tra il 1985 e il 1989, che decidono che ciò di cui il placido Lago Trasimeno aveva davvero bisogno non erano altri ombrelloni o pedalò, ma un esercito di colonne di pietra, ma non quelle classiche, noiose, che reggono templi, no, queste sono colonne "sculture", perché l'essere semplicemente una colonna, nel 1985, era già considerato terribilmente retrò.

Ed è così, che sulle rive di Tuoro sul Trasimeno, è sorto il Campo del Sole: non un semplice parco, ma una sorta di convegno permanente per megaliti contemporanei.

Lago Trasimeno: Il Campo del Sole

Le ventisette colonne, alte come un appartamento al piano terra e larghe un metro (misure ideali per non passare inosservate) realizzate utilizzando l’indigena pietra serena, non sono state disposte in un comodo e ordinato, quanto banale, rettangolo ma sono state invece piazzate a formare una spirale di 44 metri. Ma perché una spirale?

Perché ricorda un antichissimo simbolo solare (molto trendy) e costringe il visitatore a un percorso obbligato e mistico, un po' come un pellegrinaggio, ma con più foto su Instagram e meno fatica. Ma anche per evitare che le colonne, messe in fila, si annoiassero.

Al centro di tutto troneggia la Tavola-desco di Pietro Cascella, con il suo globo centrale; è il Sole, appunto, attorno al quale tutto ruota.

 Ad accogliere i visitatori all'ingresso ci sono le opere di Kuo-Wei Tu. Probabilmente il suo ruolo era cruciale: preparare psicologicamente la gente, dopo aver visto le sue sculture, quelle ventisette colonne in lontananza devono essere sembrate la cosa più normale del mondo.

Passignano sul Trasimeno

Il borgo di Passignano che si crogiola piacevolmente al sole primaverile, ci regala la prima sosta della giornata dopo circa 23 chilometri di facile pedalata lungo le sponde tranquille del lago.

Totalmente pianeggiante e quasi sempre sulle rive lacustri il tracciato offre notevoli spunti paesaggistici, soprattutto sull'isole Maggiore e Minore, oggi particolarmente nitide grazie all'aria tersa.

Ricordiamo che l'Isola Maggiore è tale solo in confronto alla sorella minore, è infatti l'Isola Polvese, meta principale dell'odierno viaggio, l'isola più grande della Lago Trasimeno.

In questa prima parte di primavera si nota molto meno la sofferenza idrica che affligge da qualche anno il lago Trasimeno e alla quale si cerca insistentemente di trovare una soluzione.

Passignano sul Trasimeno - Monte del Lago     10 km

Decisamente meno interessante la prima parte del tratto Passignano-Monte del Lago che costeggia la line ferroviaria, pochi gli spunti paesaggistici che si fanno di nuovo ammirare nella seconda parte, in avvicinamento al borgo.

Monte del Lago - san Feliciano      5 km

Numerose le attrattive in questa parte di percorso che oggi però non visiteremo, l'isola Polvese è la nostra meta principale, delle quali troverete foto e descrizione nel report dedicato.



Monte del Lago
Monte del Lago
Castello di Zocco
Castello di Zocco
Rocca Pompili
Rocca Pompili

San Feliciano - Imbarco isola Polvese

Ha origine dal termine "polvento", ad indicare la sua posizione geografica sottovento il nome di quest’isola, la più grande del Trasimeno, che da tempo attira la nostra attenzione, ma che solo oggi finalmente, riusciremo ad esplorare. 

Per raggiungere l’isola esiste un servizio di traghetti attivo solamente durante la bella stagione, indicativamente da aprile a ottobre, (consultate il sito ufficiale per sicurezza) con trasporto bici quasi sempre consentito, anche se l’accesso al traghetto (almeno quello che abbiamo preso noi) non risultava particolarmente agevole, ad iniziare dalla stretta passerella.  

Abitata già dall’epoca romana, come attestano i preziosi resti archeologici di opus reticulatum (il muro a blocchetti quadrati) che ancora si scorgono sul territorio, scompare successivamente nelle nebbie della storia per poi riapparire nell'817, quando l'isola viene citata in un documento ufficiale.

Lago Trasimeno: attracco Isola Polvese

Con esso, l'imperatore Ludovico il Pio dona al pontefice Pasquale I la città di Perugia e il lago Trasimeno, menzionando espressamente i suoi tre gioielli insulari: Maggiore, Minore e Polvese.

Nel 1139, la comunità polvesana decise di porsi sotto l'egida protettrice di Perugia, a quel tempo l'economia, sebbene fondata su un'agricoltura di piccoli poderi e sulla pesca, garantiva un relativo benessere, tant'è che alla fine del XIII secolo l'isola annoverava ottantotto famiglie, per una popolazione di circa cinquecento anime.

Il XVII secolo segnò l'inizio di un'inesorabile parabola discendente, iniziata con l'abbandono, da parte dei monaci olivetani, del monastero da essi occupato sin dal 1482; un colpo ancor più severo fu inferto nel 1643, quando truppe del Granducato di Toscana occuparono l'isola, arrecando danni ingenti al suo patrimonio edilizio.

Nel XVIII, l'isola versava in uno stato di profonda decadenza, abitata ormai da poche decine di anime e progressivamente smembrata in mano a proprietari privati, una parentesi di rinascita si ebbe nel 1959, quando il milanese conte Giannino Citterio ne divenne il signore, facendo realizzare una villa di pregio attraverso un'attenta opera di restauro che interessò gran parte delle costruzioni esistenti. 

La vicenda proprietaria dell'isola trovò infine una destinazione pubblica nel 1973, quando divenne patrimonio dell'Amministrazione Provinciale di Perugia.

La Fortezza medievale

Isola Polvese: Fortezza medievale

La prima tappa dell'escursione sull'isola Polvese è dedicata alla rocca medievale che da mostra di se, attirando l'attenzione, già durante la navigazione.

Costruita a partire dal XI secolo, ha avuto esclusivamente il compito di proteggere la popolazione in caso di invasione  senza mai essere destinata a residenza, come avviene solitamente per la maggior parte dei castelli medievali ma anche e soprattutto rinascimentali. 

L'interno chiarisce senza umbra di dubbio la destinazione d'uso mancando quasi totalmente qualsiasi tipo di alloggio, riducendosi ad un essenziale spazio vuoto difeso da una cinta muraria dotata di torri.

Abbandoniamo la riva lacustre lasciando le mura del castello alla nostra sinistra e inerpicandoci lungo un ripido sentiero sterrato che ci condurrà, scortato da bassi olivi, fino alla cima della collina, dove ci attende la prossima attrattiva di questa splendida isola.  

Qui, oltre alle suggestive testimonianze storiche ed architettoniche potremo godere anche di una splendida vista sul lago circostante e sulle opposte sponde.  

Monastero Olivetano e chiesa di San Secondo

Il monastero, parte del complesso che accoglie anche i ruderi della chiesa dedicata a San Secondo, al quale dedichiamo la prima sosta, fu realizzato a partire dal 1482 per poi essere abbandonato dalla comunità monastica nel 1624; utilizzato successivamente dalle famiglie al servizio dei proprietari dell'isola è stato recentemente oggetto di restauro per essere utilizzato come sede del Centro Arpa Umbria “Cambiamento climatico e biodiversità in ambienti lacustri e aree umide”.

Le prime memorie dell'insediamento sull'Isola Polvese affiorano da un privilegio del 1014, concesso dall'Imperatore Enrico II all'Abbazia di Farneta in Val di Chiana; nel 1184 venne imposto agli abitanti di Castiglione del Lago, al quale venne concessa l’isola, l'obbligo di provvedere al monastero con una chiesa, un orto e una vigna. 

Isola Polvese: Chiesa di san Secondo

La chiesa di San Secondo viene menzionata in una bolla di Gregorio IX nel 1238 come di pertinenza degli Olivetani ma la giurisdizione del monastero fu a lungo contesa tra l'Abbazia di Farneta e i rettori nominati dal vescovo di Perugia.

Inizialmente benedettina passò ai monaci Oliventani nel 1404, qui la vita della comunità monastica si dipanò in un clima di serena operosità, coronata dall'acquisizione di nuovi possedimenti che si estendevano dalle rive del Trasimeno fino ai territori pianeggianti verso la Toscana.

Come già descritta, intorno al 1620, ebbe inizio una fase di ineluttabile decadenza: le insalubri condizioni del luogo, provocate dall'impaludamento della zona e dall'abbassamento del livello lacustre, costrinsero all'abbandono dell'edificio.

Soppresso definitivamente nel 1708 e lasciato in balia dell'incuria, il sito fu preda di saccheggi che ne dispersero il patrimoni, in seguito, l'ex monastero fu adibito ad abitazione per coloni, vedendo la sua navata trasformata in stalla e la sala capitolare in magazzino.

Dopo aver attraversato le mani di diversi proprietari nel corso dei secoli, il complesso fu infine acquistato dalla Provincia di Perugia nel 1973; Recentemente, è stato redatto un progetto finalizzato al suo recupero per destinarli a scopi didattici e ambientali, restituendo così voce e dignità a queste antiche pietre.


Dalla cima dell’isola, lasciati alle nostre spalle gli antichi ruderi, ridiscendiamo dalla parte opposta dell’isola da dove effettueremo il giro completo della stessa percorrendo i sentieri lungo la costa, immersi in un contesto naturale davvero suggestivo ammirando il panorama che ruota alla nostra destra; nei pressi dell'approdo è disponibile un bar ristorante e una spiaggia attrezzata.

Non abbiamo idea se e quando sia possibile tuffarsi nelle acque del lago, ultimamente in sofferenza per la scarsità di acqua.

Terminata l’esplorazione della tanto agognata meta principale della giornata, riprendiamo il traghetto che ci riporterà sulla cosiddetta “terraferma” dove percorreremo l’ultimo tratto del giro del Trasimeno che ci riporterà a Castiglion del Lago

San Feliciano - Castiglion del Lago      24 km

Castiglion del Lago

Alla bellissima cittadina che dalla sommità della bassa collina protesa verso le placide acque sorveglia il lago, dedichiamo il giusto tempo, avendola visitata più volte in passato; dopo la sosta rifocillante a base di birra e panino effettuiamo il giro esterno delle mura della Rocca del Leone prima di tornare al parcheggio dove ci attende il nostrò Doblò ed il suo portabici.




Video, mappa e gpx dell'itinerario

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