La Via dei Setteponti è un antico percorso storico che attraversa il Valdarno Superiore, collegando Arezzo a Firenze; di Etrusca origine venne successivamente ristrutturata e modificata dai Romani come parte della Cassia Vetus (strada consolare Romana che collegava Roma a Fiesole e successivamente con la crescita di Firenze alla stessa futura signoria) e che fu prolungata oltre Pistoia e Lucca fino a ricongiungersi con la via Aurelia.
Realizzata con l’intento di evitare la piana alluvionale dell’Arno e il tratto finale dei torrenti deve il suo nome ai ponti che consentivano di superare i torrenti, anche se il numero non precisato è comunque superiore a sette; il nome potrebbe essere riferito alle sette arcate del Ponte romanico di Ponte a Buriano (identificato come quello alle spalle della Gioconda) o a quello di loro Ciuffenna non più esistente.
VIDEO, MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA
Valida alternativa alla Francigena e altamente strategica per il commercio incontra lungo il suo percorso borghi medievali come Castiglion Fibocchi, pievi romaniche come San Pietro a Gropina e contesti naturali e paesaggistici unici come le Balze del Valdarno anch’esse ispiratrici del “giocondo” Leonardo. Il tracciato piacevole da percorrere con ogni mezzo, ma soprattutto a piedi o in bici, grazie al paesaggio che spazia sulla valle dell’Arno, declinato dalle colline coltivate a olivi o alla produzione del DOP Chianti dei Colli Aretini, delimitata ad ovest dal profilo della colline del Chianti, potete scaricarlo sia in versione cicloturistica che mototuristica a fine pagina.
Delle suddette numerose attrattive oggi, in un pomeriggio di tiepido inverno andiamo ad esplorarne due, iniziando da un antico borgo che, in effetti, non è proprio sulla Cassia Vetus / Setteponti, ma nelle immediate vicinanze del paese di San Giustino Valdarno.
Il Borro
Millenario borgo di medievale origine, sviluppato sotto la protezione di una rocca inespugnabile risalente al XII secolo, è stato possesso di illustri dinastie come quella dei Pazzi (protagonisti della congiura contro i Medici nella quale trovò la morte Giuliano de’ Medici fratello di quel Lorenzo de’ Medici, ancora non magnifico, che si salvo a stento), i Medici Tornaquinci (ramo cadetto della famiglia Medici, stipite tra gli ultimi due ancora esistenti), i Savoia e infine dal 1993 la famiglia Ferragamo. Oggi sotto la guida della famiglia, dopo un attento restauro che lo ha riportato agli antichi splendori, è diventato un luogo dedicato all’accoglienza, l’artigianato, e la produzione agricola; qui infatti è possibile soggiornare in strutture esclusive, affiancate da botteghe artigiane e circondate da una tenuta di più di 1100 ettari che consente la produzione di vino, olio e verdure rigorosamente bio.
Il Borro si distingue non solo per la sua storia millenaria e la bellezza architettonica, ma anche per un patrimonio unico di arte meccanica e creatività, indissolubilmente legato alla figura di don Pasquale Mencattini, parroco del borgo per molti decenni. Uomo di eccezionale talento, riuscì a coniugare una vivace fantasia con una spiccata passione per la tecnica meccanica, le sue opere hanno lasciato un segno indelebile, contribuendo in modo determinante a rendere Il Borro una meta di fascino e meraviglia per visitatori provenienti da ogni dove.
Fu nei primi anni Cinquanta del Novecento che don Pasquale diede vita a una delle sue creazioni più celebri: uno dei primi presepi meccanizzati d’Italia, un’opera che, per innovazione e maestria, attirò fin da subito l’attenzione di appassionati e curiosi; ma la sua genialità non si esaurì qui, con la stessa inventiva, realizzò altre due straordinarie rappresentazioni animate: una dedicata alla storia senza tempo di Pinocchio, l’altra alla rievocazione degli antichi mestieri della tradizione toscana.
Queste opere, oggi esposte in tre ambienti distinti all’interno del borgo, continuano a incantare e a emozionare, testimoniando la straordinaria capacità di don Pasquale di fondere arte, tecnica e narrazione. Abbandonate a se stesse per un lungo periodo sono state infine restaurate e riportate a nuova vita grazie all’interesse dimostrato dalla famiglia Ferragamo.
Per una visione ottimale delle suddette meraviglie meccaniche
vi rimandiamo alla visione del video che trovate a fine pagina
Il Borro, con le sue pietre e le sue strade, racconta una storia millenaria, ogni angolo è un viaggio nel tempo, tra arte, cultura e tradizione, in un recupero che ha saputo coniugare il rispetto per la storia con una visione moderna, rendendolo una meta unica per chi cerca autenticità, bellezza e sostenibilità nel cuore della Toscana.
Proseguiamo nel nostro breve viaggio invernale tornando sulle curve della Setteponti in quel di san Giustino Valdarno (dove nel periodo estivo si può approfittare di una ottima gelateria) per percorrere gli 11 chilometri che ci separano da Loro Ciuffenna, pittoresco borgo adagiato sulle propaggini del Pratomagno attraversato dal torrente Ciuffenna che alimenta il più antico mulino ad acqua della Toscana.
Ma la meta oggi prevista, non è Loro Ciuffenna.
Pieve di san Pietro a Gropina
Un paio di chilometri su di una ripida strada, che prende il via poco prima di entrare a Loro, ci portano fino ad un piccolo parcheggio nei pressi di una piccola cappella; da qui proseguiamo a piedi per poche centinaia di metri fino ad arrivare al suo cospetto.
Monumento nazionale rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura romanica in Toscana, vanta una origine millenaria in quanto stratificazione di diverse epoche storiche: dalla prima chiesa paleocristiana del V secolo all’attuale struttura del XII secolo passando per la chiesa longobarda del VIII secolo;
Questo il biglietto da visita della Pieve di San Pietro a Gropina, irresistibile attrattiva per storici e appassionati d’arte, ma anche per chi cerca suggestioni ed emozioni che qui sicuramente potranno trovare, grazie al contesto paesaggistico che consente di ammirare la sottostante valle dell’Arno delimitata dalle colline chiantigiane “protetti” dalla sovrastante sagoma del monte Pratomagno.
Ma questo non è solo un gioiello romanico, ma anche un luogo avvolto nel mistero già rinomato in epoca Carolingia, come attesta un documento di Carlo Magno del 780, all’interno del quale misteriosi simboli attendono solo di essere decifrati. Enigmi che intrecciano sacro e profano a che si dipanano intorno ai capitelli scolpiti ed al pulpito circolare, un’opera unica nel suo genere, risalente al periodo longobardo.
Superata l’austera facciata decorata dallo stemma Papale e Mediceo di Leone X del 1522, e dalla anomala asimmetria che dispone bifora e oculo, si entra nella basilica a tre navate delimitate da colonne semplici ma decorate con suggestivi capitelli che sovrastano il suddetto pulpito.
Ogni capitello è un rebus, motivi geometrici si alternano a figure zoomorfe, animali fantastici e volti umani; probabili simboli di vizi e virtù e medievali bestiari che popolavano il medievale immaginario scatenano la fantasia degli studiosi alcuni dei quali arrivano addirittura a suggerire richiami a miti extraterrestri. Semplici prodotti della fantasia medievale, o tracce di un sapere perduto?
Tra le varie ipotesi che rifiutano la semplice decorazione delle colonne figura quella legata ad una sorta di mappa simbolica legata e conoscenze tramandate da Etruschi e Longobardi ai quali questo territorio è molto legato (anche se degli Etruschi, qui, non sono state trovate tracce rilevanti).
I Capitelli (frame dal video)
Il pulpito decorato aggiunge mistero al mistero; di longobarda origine e scolpito in un unico blocco di pietra, miracolosamente sopravvissuto ai secoli (qualcuno ci farebbe una trasmissione solo su questo) è un intreccio di simboli che mescola cene bibliche, motivi pagani e figure inquietanti.
Il Pulpito (frame dal video)
La Melusina, creatura metà donna e metà serpente, principale decorazione del pulpito è una presenza anomala all’interno di una chiesa in quanto figura pagana che viene ricondotta ad un tentativo di cristianizzare antiche divinità; ad accrescere questo enigma longobardo le figure in preghiera dai tratti sproporzionati che suggeriscono allucinazioni piuttosto che richiami a culture lontane.
Il mistero che fino al 1969 alimentava fantasiose spiegazioni venne solo in parte diradato con l’inizio degli scavi archeologici che portarono alla luce l’impianto Longobardo preesistente fino ad allora sconosciuto e che dettero una più logica spiegazione alla presenza stessa del pulpito.
La visita a questa silente pieve immersa nella tranquillità di questa parte di Toscana non rappresenta quindi solo un esperienza storica o artistica ma un viaggio nel mistero, un percorso attraverso i secoli adornato di silenzi e domande senza risposta; tappa unica e indimenticabile di un viaggio nei misteri di una regione come quella Toscana che vanta una storia ultra millenaria che inizia nel paleolitico e passa per la prima civiltà riconosciuta con la cultura Villanoviana, prima fase dell’avventura Etrusca.
Il nostro viaggio odierno finisce qui ma le attrattive presenti lungo questa antica strada sono davvero molte, come potrete vedere dalle mappe sottostanti che vi permetteranno di seguire il filo logico dell'itinerario sia in sella ad una bici che a cavallo di una moto.
Prosegui il viaggio:
Scopri le meraviglie nascoste lungo la Setteponti, antica Cassia Vetus, con i report disponibili sul sito; e segui la mappa completa che trovi qui sotto anche in versione cicloturistica, oltre a quella "tradizionale"



































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