Le meraviglie di questo paese, regalate dalla sua lunga ed intensa, oltre che unica, storia non sono solamente quelle visibili, a tutto ciò che possiamo direttamente ammirare è possibile anche aggiungere la suggestione anche quello che non esiste più, delle tante meraviglie create in antichità e distrutte dalla stessa cultura che le aveva generate. Questa è la nostra storia.
Poggibonsi è una città Toscana situata in alta Valdelsa, è un centro industriale, commerciale, che fa da confine ovest al territorio del Chianti, intorno le numerose attrattive come Colle di Valdelsa, San Gimignano, Monteriggioni e Certaldo, oltre al suddetto Chianti, fanno si che l'attenzione turistica rivolta a questo paese sia davvero scarsa.
Eppure, anche dove sembra che non ci sia niente di interessante spesso si nascondono inaspettate bellezze, e meraviglie scomparse.
E una lunga ed intensa storia tutta da scoprire; e da immaginare.
POGGIOBONIZIO
La meraviglia scomparsa
Il territorio di Poggibonsi ha radici etrusche, leggenda vuole però che la fondazione del primo nucleo abitativo sul colle del Poggiobonizo sia per mano e volontà dei soldati romani guidati dal ribelle Catilina e scampati alla disfatta di Pistoia, nel 62 a.C. contro le truppe fedeli al senato Romano. Episodio che pose fine alla cosiddetta “Congiura di Catilina”, tentativo fallito dello stesso generale di sovvertire l’ordine politico Romano per riformarlo in modo popolare; Cicerone fu il suo più acerrimo nemico che lo screditerà in tutti modi possibili.
Nel X secolo si sviluppò il Borgo di Marte (poi Marturi, poi Borgo Vecchio, oggi Poggibonsi), che divenne un importante centro agricolo e commerciale nella Val d’Elsa, ai confini del Chianti, grazie alla sua posizione strategica lungo il tracciato di pianura della via Francigena.
Nella Pieve di santa Maria Assunta vennero più volte tenute le adunanze di Matilde di Canossa ai propri vassalli, a dimostrazione dell’importanza raggiunta dal borgo.
La rilevanza strategica del borgo attira ben presto le attenzioni della città di Firenze, verso la quale gli abitanti si dimostrano subito ostili; fu per volontà dei Conti Guidi e con il sostegno economico delle popolazioni, e di Siena, che nel 1155 venne costruito il primo insediamento fortificato della collina di Poggiobonizio dal quel prese il nome e che ben presto divenne una florida città.
Porta san francesco e camminamento
Lo schierarsi apertamente a favore del partito Ghibellino non fece che acuire il contrasto con la Guelfa Firenze.
Divenuta libero comune nel 1183 su editto di Federico Barbarossa, accrebbe velocemente potere economico e politico, sviluppando una rete commerciale che comprendeva il mediterraneo e il nord Europa.
Un ulteriore impulso economico lo si ha a partire dal 1220 quando Federico II di Svevia, che qui ha fatto costruire un suo palazzo, la dichiara “Città Imperiale” ponendo le condizioni per la costruzione della seconda cinta muraria. Intanto Firenze…
Porta Calcinaia
Quello che probabilmente è l’atto finale della vertiginosa ascesa della città e del suo castello di Poggiobonizio fu la partecipazione alla battaglia di Monteaperti che vide le truppe senesi sbaragliare quelle fiorentine; ma della vittoria Siena non seppe trarre profitto, il vento politico presto cambiò e la compagine guelfa alla quale la città del Palio non volle, o non seppe, schiacciare definitamente la testa tornò presto protagonista.
Nel 1267 le truppe Francesi di Carlo d’Angiò, figlio del re di Francia, sceso in Italia su invito del Papa per controbattere alle mire dei Ghibellini e che verranno sconfitti a Benevento, (momento che inaugura il dominio Angioino sul sud Italia subentrando agli Svevi) assediano il castello che capitolerà solo dopo sei mesi.
L’accordo con i Francesi e la relativa sottomissione salvano la città dalla distruzione, la guarnigione posta a presidio iniziò la costruzione di un nuovo castello del quale restano pochissime tracce. Ma la popolazione non si arrende, pochi anni dopo si ribella e caccia la guarnigione francese, ma nel 1270 i francesi, alleati dei fiorentini, assediano nuovamente la città che si arrende 5 mesi dopo.
La Fortezza Medicea
Stavolta però l’epilogo sarà drammatico, Firenze compra dai francesi il diritto di distruggere Poggiobonizio che verrà completamente distrutto dopo avere sfollato la popolazione nell’antico borgo di Marturi, ribattezzato Poggibonsi, e di una delle città più belle del medioevo non resterà nessuna traccia; questo scrive di Poggiobonizio un trecentesco cronista:
"Questo Poggibonizzi fu il più bello castello e de' più forti d'Italia e posto quasi nel bilico della Toscana
e era con belle mura e torri e con molte belle chiese e pievi e ricca badia e con bellissime
fontane di marmo e accasato e abitato di genti com' una buona città.”
Immaginate se tutta questa meraviglia fosse arrivata fino ai giorni nostri.
Il Mastio (Caserma)
Ma l’indole dei Poggibonizzesi non è doma, nel gennaio del 1313 l’imperatore del Sacro Romano Impero Enrico VII (Arrigo nell’italico volgare dell’epoca) giunge a Poggibonsi; gli abitanti, cacciati i fiorentini, consegnano le chiavi della città all’Imperatore che inizia a costruire una nuova città sul Poggiobonizio chiamata Monte Imperiale.
Enrico non parteggia per nessuna delle due fazioni, Guelfa o Ghibellina, vuole solo imporre il controllo imperiale sul territorio e questo causa una “leggera” insoddisfazione da parte Guelfa e della città di Firenze, che si sfogherà rabbiosamente a seguito della prematura morte di Enrico nello stesso anno.
Poggibonsi e il nuovo insediamento di Monte Imperiale furono assediati e conquistati, l’embrione della città di Enrico VII completamente distrutto; ultimo atto di una lunga storia di indipendenza, da questo momento la città di Poggibonsi diventa definitivamente possesso fiorentino.
Ma l’attrazione del Poggiobonizio cattura anche i Medici, sarà infatti Lorenzo il Magnifico alla fine del XV secolo a volere edificare la sua città ideale sul colle; la costruzione della fortezza, e della relativa cinta di possenti mura utili alla difesa della città,di rinascimentale ispirazione, inizia nel 1488.
Il progetto di Giuliano da Sangallo, rivoluzionario per l’epoca, è il primo esempio di fortificazione moderna, con bastioni poligonali e fronti bastionati, pensati per resistere all’artiglieria, e l’assenza del camminamento di ronda.
La morte di Lorenzo nel 1492 e le mutate esigenze militari in funzione del secolare conflitto con Siena, fecero diventare il sogno del Magnifico un opera incompiuta, oggi unico esempio di architettura militare rinascimentale, con una cinta muraria che circonda la collina e un Cassero Mediceo (mastio) adibito a centro di documentazione archeologica.
Il contesto è stato restaurato tra il 2014 e il 2015, riportando alla luce porte come la Porta di Calcinaia, la Porta della Fonte (che collegava alla Fonte delle Fate), e la Porta del Giglio (rivolta verso Firenze) e dotandolo di un suggestivo camminamento panoramico lungo le mura.
Archeodromo
Unico esempio di museo italiano dedicato all’Alto Medioevo, basato su scavi archeologici reali, l’Archeodromo di Poggibonsi ricostruisce in scala 1:1 il villaggio di periodo franco (IX-X secolo) scavato sulla collina di Poggio Imperiale.
Gli scavi effettuati sulla collina hanno anno portato alla luce resti di un insediamento longobardo (VI-IX secolo) e di una curtis carolingia (IX-X secolo), con strutture come la longhouse (residenza padronale), granai, pollai, forge e fornaci.
Il villaggio era un centro economico basato su agricoltura e allevamento, con una organizzazione sociale complessa
Inaugurato nel 2014 e successivamente, e continuativamente, ampliato, offre una importante esperienza interattiva con percorsi tematici, utili per comprendere la vita quotidiana di un periodo storico certamente noto, ma per il quale molto viene lasciato all’immaginazione, magari condizionata da miti e leggende.
Porta della Fonte
Fonte delle Fate
Casualmente riscoperta nel 1803, come spesso accade per le infinite testimonianze archeologiche della nostra storia, durante i lavori per la realizzazione di un vigneto, fu interrata durante i lavori di costruzione della fortezza medicea nel 1484.
La Fonte delle Fate (o Fontana di Vallepiatta) risale al XIII secolo, realizzata (probabilmente) da Balugano da Crema, è l’unica fonte superstite della sopradescritta distruzione del borgo di Poggiobonizio del 1270; costruita in travertino, presenta un porticato con sei arcate doppie a sesto acuto, sostenute da pilastri spessi oltre 2 metri, con un sistema di arcate interne per il deflusso dell’acqua.
Il nome Fonte delle Fate deriva da antiche tradizioni popolari che consideravano le acque come luoghi sacri, abitati da entità magiche (fate o ninfe); gli etruschi parlavano di Lasa (esseri simili alle ninfe), mentre in epoca medievale si diffuse il culto delle fate come protettrici delle acque sorgive.
Una leggenda locale narra di una giovane di nome Giovanna, che fu decapitata a colpi di spada insieme al suo innamorato sotto le arcate da un misterioso “omaccione”; i loro corpi furono gettati nella vasca, e da allora l’acqua divenne torbida, portando sventura a chiunque si avvicinasse; successivamente il fiorire delle ninfe all’interno della vasca abbandonata rimandava al ricordo dei dei innamorati barbaramente uccisi.
Nel 2000 all’interno della vasca sono state collocate le sculture bronzee realizzate da Mimmo Palladino che fanno parte dell’opera “I Dormienti” e che rimandano alla vita e alla sua origine nell’acqua.
Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano
Lasciata Poggibonsi con le sue suggestioni vaghiamo brevemente per la zona, ammirando la bellezza del panorama con le colline adornate di borghi e castelli, in direzione di Colle di Valdelsa; lungo il percorso uno sterrato scortato da pini, che conduce ad una solitaria pieve in panoramica posizione, attira la nostra attenzione.
La Pieve ha origini antiche,le prime testimonianze storiche che risalgono al 972, quando viene menzionata in un atto di vendita, nell’XI secolo,viene citata nei registri della vicina Badia a Coneo.
Nel XII secolo, la pieve acquisì grande importanza passando verso la fine del secolo stesso dal controllo della diocesi di Volterra a quello del comune di Colle Valdelsa.
L’indipendenza che ancora manteneva nel XIII secolo era garantita economicamente dalle fiere del bestiame ma la scarsità della popolazione che abitava nei dintorni faceva si che si ricavassero decime (i tributi medievali dovuti alla chiesa) davvero magre.
L’abbandono della Pieve inizia con il XV secolo, inarrestabile; nel 1473 risulta in gran parte diroccata e nessuno si occuperà di un recupero o restauro fino al 1741, anche se il vero consolidamento avverrà solo nel 1982 grazie ad un finanziamento del Monte dei Paschi di Siena.
La suggestiva pieve in origine presentava tre navate, una delle quali è andata perduta insieme al campanile, il fonte battesimale fu trasferito nella vicina badia di Coneo, quando il degrado apparve irrecuperabile, nel XVIII secolo.
COLLE DI VAL D'ELSA
Questa bellissima città della Val d’Elsa merita una visita ben più approfondita di quella che oggi possiamo dedicargli, e che sicuramente in futuro faremo, pur conoscendola davvero bene; questa comunque è una panoramica di foto, cenni storici me curiosità che potranno sicuramente stimolare la vostra curiosità o soddisfare una minima voglia di informazioni in merito.
Il territorio di Colle di Val d’Elsa vanta reperti archeologici risalenti al IV millennio a.C. (necropoli etrusche come Dometaia e Le Ville) mentre le prime testimonianze scritte risalgono al X secolo, con la Pieve ad Elsa, citata dall’arcivescovo Sigerico di Canterbury come tappa della Via Francigena.
Tra XI e XII secolo Colle acquista identità propria, legata alle famiglie dei Conti Alberti e Aldobrandeschi e alle lotte tra Firenze e Siena; nel 1269 fu teatro della Battaglia di Colle, scontro decisivo tra guelfi (Firenze) e ghibellini (Siena), che segnò l’assetto politico della Toscana aprendo la strada al dominio dei vittoriosi guelfi sulla stessa.
Nel 1592 ottenne il titolo di città e la sede vescovile, grazie alla bolla di Papa Clemente VIII; sotto i Medici, Colle divenne un centro strategico per il Granducato di Toscana.
Dal XIX secolo si sviluppò come polo industriale, soprattutto per la lavorazione del vetro e del cristallo, tanto da essere soprannominata la "Boemia d’Italia" (oggi produce il 15% del cristallo mondiale e il 95% di quello italiano).
Curiosità: scondo studi locali, Carlo Lorenzini (Collodi), creatore di Pinocchio, trasse ispirazione per il nome del burattino da una fonte medievale e una Costa del Pinocchio nella parte antica di Colle Alta, che percorreva quotidianamente per recarsi a studiare durante gli anni del Seminario vescovile.
















































































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