La sveglia del mattino non suona particolarmente presto nella rovente Dordogna; indugiare nelle ore più fresche tra letto e colazione, dopo avere passato la prima parte della notte precedente ad ammirare le stelle sorseggiando un gustoso liquore a base di noci (che non vi avevamo detto essere la coltivazione di punta del Perigord fin dal X secolo) risulta particolarmente piacevole.
Di contro sappiamo che le nostre escursioni avverranno nella parte più calda della giornata, ma così è purtroppo, prendiamo per buono il fatto che la densità turistica nelle varie località risulta decisamente ridotta e le visite più avvincenti, utilizzando la Dordogna e le sue fresche acque come intervallo refrigerante quando non ne possiamo proprio più.
Detto ciò oggi si parte alla esplorazione di una diverso “colore” del Perigord, dopo il Noir di ieri oggi tocca al Pourpre.
VIDEO, MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA
Le Buisson-de-Cadouin
Abbaye de Cadouin
Quasi millenaria la storia a tratti travagliata di questa abbazia eretta nel cuore del Perigord in sostituzione di quelli eremo che nel 1115 fu fondato da un eremita, a seguito della donazione della foresta di Cadoiun ad un predicatore, Robert d'Arbrissel, ad un passo dalla beatificazione, che la cede al suddetto in punto di morte
L’abbazia viene consacrata nel 1154 ed entra nell’ordine dei Cistercensi nel 1199 prosperando negli anni seguenti grazie al pellegrinaggio indotto dalla Sacra Sindone, un telo che si credeva avesse avvolto Gesù arrivato in Francia a seguito dei crociati ma che nel XIX secolo si scoprì essere un semplice telo medievale di origine orientale. In questo periodo di estremo splendore l’abbazia di Cadouin ne fonda altre sei in Aquitania che, a loro volta, ne fonderanno altre.
Le guerre che contraddistinguono il XIV secolo, come la Guerra dei Cent’anni, riducono in rovina l’abbazia nella quale, nel 1357, restano solo due monaci a vegliare sulla Sindone, che nel 1392 viene trasferita a Tolosa, privando così il monastero delle sue risorse principali.
La rinascita inizia nel secolo successivo; grazie alla protezione reale, e a una donazione annuale di Luigi XI a partire dal 1482, il magnifico chiostro viene ricostruito, segnando un rinnovamento materiale e spirituale.
Il XVIII secolo vede l’abbazia nuovamente in profondo abbandono e la Rivoluzione Francese la spoglia dei suoi beni che vengono venduti come beni nazionali. Rinasce ancora una volta, definitamente, nel XIX secolo diventando oggetto di tutela monumentale, mentre nel 1998 viene inserita nel Patrimonio Mondiale UNESCO come parte dei Cammini di Santiago di Compostela in Francia.
Bergerac
La città di Bergerac, come altre città fluviali, deve il suo storico sviluppo alla presenza della Dordogna sulla quale navigavano le “Gabarres”, imbarcazioni tradizionali che per secoli hanno trasportato in modo sicuro ed efficiente le merci solcando le placide acque.
I flussi commerciali vedevano incrociarsi vini pregiati di Bordeaux, generi alimentari e materiali da costruzione, un fiorente andirivieni che vide il suo progressivo declino ad iniziare dalla seconda metà del XIX secolo, quando la concorrenza delle ferrovie iniziò a farsi sempre più prepotente.
Oggi le Gabarres solcano ancora la Dordogna ma solo per regalare una emozione al turista che si accomoda sulle ricostruzioni delle colorate chiatte
In un territorio abitato fin dalla preistoria, Bergerac si guadagna presto una rilevante importanza grazie alla sua posizione strategica, nel 1254 diventa comune autonomo ma successivamente viene coinvolta nella Guerra dei Cent’Anni durante la quale subirà diversi danni; le Guerre di Religione, durante le quali divenne una roccaforte protestante, modificheranno pesantemente il tessuto urbano portando anche alla costruzione di bastioni difensivi.
Più volte riconquistata dalle due contendenti sarà teatro di violenti massacri ad ogni capovolgimento di fronte; a seguito del massacro della Notte di San Bartolomeo del 1572 (quando a Parigi vengono invitati con l’inganno i Protestanti in occasione delle nozze di Enrico di Navarra, futuro Enrico IV di Francia, che saranno sterminati dai Cattolici, in un numero di difficile stima oscillante tra le 5.000 e le 30.000 vittime) la città passerà tra le file dei Protestanti.
Cyrano de Bergerac
Nonostante la statua che campeggia in place Pelissière attraendo turisti da tutto il mondo, Cyrano de Bergerac, figura realmente esistita, alla quale si è ispirato Edmon Rostand, non ha mai vissuto a Bergerac.
Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac (dove Cyrano è il cognome), nato e vissuto a Parigi, è stato uno scrittore, filosofo e soldato della prima metà del XVII secolo, precursore della letteratura fantascientifica grazie a romanzi come L'autre monde ou Les ètats et empires de la lune pubblicato qualche anno dopo la sua morte.
Il 17 settembre 1577 fu firmata la tregua; la pace di Bergerac sarà il prologo dell’ “Editto di Nantes” del 1598, con il quale Enrico IV, re di Francia (protestante convertito al cattolicesimo) , autorizzava i protestanti a celebrare liberamente il loro culto
Ma il 16 luglio 1621, il re Luigi XIII, successore al trono di Enrico IV, fece demolire dalle truppe le fortificazioni di quella che era una delle più importanti piazzeforti protestanti del Sud-Ovest.
Pochi anni dopo l’Europa sarebbe stata insanguinata dal massacro noto come Guerra dei Trent’anni, scatenato dalle tensioni religiose e dalla disgregazione del Sacro Romano Impero, che causerà oltre 8 milioni di morti, alcune stime parlano di 12 milioni, su di una popolazione totale di circa 100 milioni. E poi arriverà la peste...
Nel 1772 il re Luigi XV cede Bergerac ad un nobile scatenando le vibranti proteste della indignata popolazione che rivendica l’appartenenza della città al Regno di Francia in quanto inalienabile; il braccio di ferro terminerà con la Rivoluzione Francese che cancellerà l’assegnazione e abrogherà le decime feudali imposte alla popolazione.
La proclamazione della Repubblica Francese del 21 settembre 1792 pose fine anche alle richieste di indennizzo dei nobili per la perdita di Bergerac.
Château de Monbazillac
Il piccolo ma grazioso castello richiama la nostra attenzione lungo la strada che ci porta alla prossima meta, a pochi chilometri da Bergerac; ma decidiamo di dedicargli solo una foto panoramica, incorniciato dalle vigne di proprietà che producono le uve utilizzate per l’ottimo vino del castello.
Questo maniero del Cinquecento, di proprietà privata ma visitabile è classificato tra i monumenti storici di Francia, le visite vi racconteranno la storia del territorio infiammata dalle Guerre di Religione e del castello con le vicissitudini legate alla Rivoluzione Francese; passeggiando nel più grande vigneto di vino dolce del mondo ne scoprirete la storia degustandone i sapori, grazie alle degustazioni dei preziosi vini prodotti.
Alla fine del tour sarà possibile passeggiare liberamente nel parco del castello affacciato sulla valle di Bergerac, rilassandosi ammirando il mare di viti ed il suggestivo panorama. O almeno così ci raccontano dato che noi proseguiamo sulla nostra strada, non senza rammarico.
Issigeac
"La température maximale relevée sur cette station est de 42,1 °C, atteinte le 11 août 2025 "
Stiamo esplorando il Perigord in quella che è l'estate più calda della loro storia, e se da una parte questo ci permette di godere delle meraviglie della zona in assoluta tranquillità, dall'altra la calura sta' mettendo alla dura prova la nostra sopportazione; la fine di questo supplizio è vicina, ma, ovviamente, coincide con la nostra partenza.
La nuova tappa dell’entusiasmante viaggio nel Perigord è un suggestivo villaggio medievale dalle case in pietra e le finestre di legno che si sviluppa lungo le strade a forma di guscio di lumaca.
Le sue origini sono antichissime, ed il su sviluppo inizia intorno al IV secolo d.C. grazie al passaggio di una importante strada di collegamento romana, come testimoniano rilevanti ritrovamenti archeologici come la pietra miliare attribuita a Cesare e le terme Gallo/Romane scoperte del 1994 durante lavori fognari.
La prima menzione scritta della cittadina risale all’inizio del XI secolo, dopo la distruzione da parte dei Visigoti e la rifondazione Merovingia; Issigeac accoglie nella basilica, dipendente da quella della vicina Sarlat, le reliquie dei santi Feliciano ed Espero prosperando sotto la guida dei signori di Bergerac.
La Guerra dei Cent’anni impose la costruzione di mura protettive mentre i responsabili della comunità monastica rivendicano i diritti feudali, accorpando potere spirituale e
temporale; nel 1351 diviene possedimento del vescovado di Sarlat al quale si devono alcuni ampliamenti e nuove costruzioni come quella dell’attuale chiesa sulle fondamenta della preesistente
risalente al XI secolo.
Le Guerre di religione interesseranno tragicamente anche Issigeac, che oltre alle perdite umane vedrà la distruzione del castello, delle mura e, parzialmente, della chiesa; un periodo drammatico che terminerà solo nel XVII secolo.
Il XIX secolo porta cambiamenti che per fortuna non modificheranno l’anima medievale del borgo, anche l’avvio del XX secolo lascia in pace Issigeac permettendole di arrivare ai giorni nostri in tutto il sui splendore.
Piccola nota per il cosiddetto “Pellegrinaggio della fantascienza” che vide Issigeac meta di ammiratori dello scrittore Michel Jury, autore di un celebre romanzo di fantascienza, a partire dal 1973, situazione che ha contribuito alla crescita turistica di questo borgo medievale del Perigord.
Il suo mercato domenicale, infine, è stato riconosciuto come il più bello dell’ Aquitania e il 7° a livello nazionale.
Mercato che purtroppo non abbiamo potuto vedere dato che oggi non è domenica..
Château de Biron
Il percorso adesso piega verso casa, ultima tappa della intensa giornata è un affascinante castello la cui costruzione risale al XI secolo, che domina il Perigord dalla sua collina, offrendo una suggestiva panoramica sul contesto circostante.
Ovviamente quando non è velato dalla calura estiva…
La sua storia, come quella di quasi tutti i borghi è i castelli della zona è pesantemente condizionata dalle Guerre di Religione, dalla Guerra dei Cent’anni e dalla Rivoluzione Francese; castello albigese conoscerà i drammi legati alla conquista cattolica da parte di Simone di Montfort, comandante della crociata contro gli Albigesi (responsabili di quella che venne definita “Eresia Catara”, poi soffocata nel sangue nel XIII secolo) grazie al tradimento di un capitano mercenario.
Da sempre in possesso della famiglia Gontaud-Biron, dopo la vendita dei Biron che si trasferirono nella vicina Montferrand-du-Périgord, anche se con alcuni passaggi di proprietà, subirà distruzione e saccheggi da parte inglese nel XIV secolo per essere poi trasformato in una residenza di lusso secondo i canoni del XV secolo.
Nel XVII secolo una accusa di complotto contro Erico IV porterà alla uccisione del Duca Charles de Gontaut e alla perdita del titolo ducale della famiglia, declassata a baronia, con conseguente perdita dei diritti sul castello; titolo ducale e castello che vennero riacquisti nel secolo successivo.
Una nuova opera di modernizzazione si avrà nel XVIII secolo, sempre per mano dei Gontaud-Biron, ma l’Epoca del Terrore seguita alla Rivoluzione Francese vedrà il castello saccheggiato dai rivoltosi ed il Duca decapitato (non molto fortunato questo ramo nobiliare).
Dopo vari passaggi di proprietà il castello viene acquisito nel 1978 dal dipartimento della Dordogna che si occuperà del restauro e della apertura al pubblico di questo meraviglioso maniero ed i suoi diversi stili di costruzione che attraversano i secoli.
Il finale di giornata è abbastanza ripetitivo, tuffo nella Dordogna e spesa per la cena a base di prodotti tipici e vini della zona; il solito amaro di noci ammirando un prezioso cielo stellato, qui dove l'inquinamento luminoso è quasi nullo, ed infine arriva il momento di un fresco riposo.
Il viaggio prosegue alla scoperta dei borghi e dei castelli del confinante dipartimento del Lot









































































Scrivi commento