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I borghi del Lot

Martel

 

Nonostante tutta la nostra buona volontà e la voglia di esplorare, l’eccessiva calura che sta' condizionando negativamente la nostra vacanza inizia a farsi sentire, nel fisico e nella mente; le nostre escursioni non riescono più a comprendere le mete che normalmente ci si aspetterebbe da una giornata estiva piena. Siamo fiacchi, molto fiacchi.

 

Ed è con questa “stanchezza” fisica e psicologica che iniziamo questa nuova giornata in terra di Dordogna, affrontandola con molta, ma molta, calma.


VIDEO, MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA


Martel

La “città dalle sette torri” fu fondata nell’XI secolo come borgo mercantile attorno a un mercato del sale organizzato dall’Abbazia di Sainte-Marie di Souillac; Martel fu per oltre cinque secoli capitale della parte della viscontea di Turenne che si trovava nel Quercy e sede di una senescalchia (organizzazione feudale che fa capo ad un Siniscalco, alto funzionario, tipica della Francia) dal XV secolo alla Rivoluzione. 

Culla di un fiorente commercio di tartufi, noci e conserve a partire dall’Ottocento, custodisce un patrimonio naturale eccezionale e fa parte de “Les Plus Beaux Villages de France” ed è riconosciuta come “Site remarquable du goût” grazie alla sue noci AOP del Perigord.

Martel

 

La sua storia è racchiusa in antiche massime, come il motto virgiliano «Deus nobis haec otia fecit» («Dio ci ha donato questo luogo di piacere e riposo»), scolpito su una finestra del Granaio dell’Abbondanza, o la proverbiale fierezza dei suoi abitanti, espressa dall’espressione «Né troppo piccola, né troppo grande».

 Tra mito e realtà la leggenda che vuole Martel fondata da Carlo Martello, nonno di Carlomagno, dopo una vittoria sui Saraceni, ma che è priva di riscontri storici; il nome “Martello” deriverebbe invece dalla violenta sconfitta inflitta da Carlo alle truppe musulmane nella battaglia di Loupchat (733), nei pressi dell’attuale città.

 

 

Ma, come detto, la fondazione di Martel risale all’XI secolo; crocevia di antiche vie romane (tra cui la strada del sale Bordeaux-Aurillac e la via regale Parigi-Tolosa), la città sorse come sauveté (rifugio protetto) e mercato di distribuzione del sale, gestito dall’Abbazia di Souillac sotto la tutela dei visconti di Turenne e Brassac.

Tra XII e XV secolo, Martel conobbe il suo periodo di massimo splendore: protetta da due cinte murarie, divenne un centro commerciale e artigianale di rilievo, specializzato nella lavorazione del ferro (da cui lo stemma con i martelli ferratori). 

Martel

Alle devastazioni causate della Guerra dei Cent’Anni, la città resistette grazie all’abilità diplomatica dei suoi consoli, evitando saccheggi e mantenendo la propria autonomia. La prosperità è testimoniata dall’insediamento dei Cordeliers (XIV secolo) e dall’architettura delle dimore borghesi, ancora intatte.

Dopo l’annessione della viscontea di Turenne al regno di Francia (1738) a causa dei debiti di gioco del Visconte di Turenne che fu costretto a cedere la contea a re Luigi XV, Martel perse progressivamente importanza, fino alla Rivoluzione, che abolì la senescalchia. 

Nel XIX secolo, il commercio dei tartufi e l’arrivo della ferrovia ridiedero vigore all’economia locale; mentre il XX secolo con le sue guerre non infierì particolarmente su Martel che oggi conserva intatto il suo fascino medievale, tra mercati tradizionali, paesaggi protetti e una memoria storica che affonda le radici tra realtà e leggenda.

Martel
Martel

Curiosità: La stazione ferroviaria, chiusa nel 1980, è oggi percorsa da un treno turistico che collega Martel a Saint-Denis-près-Martel.

Plage de Vayrac: Dordogna

Incrociare la Dordogna senza tuffarsi nelle sue fresche acque è praticamente impossibile; prima di affrontare la nuova tappa della giornata effettuiamo una lunga sosta rigenerante. 

Grazie ai viveri al seguito preventivamente acquistati possiamo gustare anche un buon pranzo approfittando dei tanti tavolini da pic-nic disponibili lungo la fluviale spiaggia.  intanto il termometro sale toccando quello che sarà il picco massimo durante questa settimana.

Carennac

Carennac

Come per il precedente borgo di Martel, anche Carennac che ci apprestiamo a visitare è inserito in un contesto naturale protetto da ben tre parchi (“il corso del fiume Lot nella Dordogna", le "Scale del Lot (rapaci)" e il "Géopark dei Causses del Quercy") e un sito natura dedicato alla valle della Dordogna, oltre a 5 aree naturali ecologiche.

Fa parte inoltre, come diversi altri borghi della zona, de "Les Plus Beaux Villages de France", un riconoscimento davvero meritato data la sua incontestabile bellezza inserita in un paesaggio davvero suggestivo.

Un luogo magico scelto appositamente dai monaci di Cluny per fondare, nel XI secolo, un priorato; ed è lungo le mura difensive del monastero, che accoglie il gioiello romanico della chiesa di Saint-Pierre che nasce e prospera il villaggio medievale.

Il chiostro, ricostruito nel XV secolo dopo le profonde ferite causate dalla Guerra dei Cent’anni ospita una “Deposizione di Cristo” di rara bellezza dello stesso periodo. Il rinascimento segnerà il momento di massimo splendore di Carennac, con la costruzione del castello e di numerose case che ancora oggi si possono ammirare passeggiando per il borgo.

Nel secolo successivo il celebre François de Salignac de Lamothe, detto Fénelon, futuro arcivescovo di Cambrai, scelse questo luogo per la scrittura di un capolavoro dell’epoca: Il Telemaco; un romanzo che sfrutta le avventure del figlio di Odisseo e Penelope durante l’Odissea per trasmettere un messaggio morale e politico alla corte reale.

Il romanzo viene considerato come una delle basi del pensiero Illuminista che fiorirà nel XVIII secolo.

Carennac
Carennac

Oggi è soprattutto la sua placida bellezza, incastonata in un territorio popolato di greggi di pecore che pascolano tra grotte preistoriche e muri a secco, a raccontare una terra antica carezzata dalla dolce Dordogna madre generosa di verdi pascoli, campi di asparagi e ombrosi noceti; una emozione che si rivela passo dopo passo, tra storia, natura e meraviglia.

Carennac

 

Ultimo sforzo del viaggio odierno è rappresentato dall’acquisto di viveri e bevande legati al territorio da degustare in quello che è diventato il momento più rilassante delle nostre giornate in Dordogna, quando le temperature calano e il respiro del bosco rinfresca l’aria, la cena.

 

 

Ah, il “Vin de merde” è una etichetta provocatoria creata qualche anno fa da un viticoltore della zona del Languedoc nell’intento di superare i pregiudizi legati alla qualità dei vini prodotti in quell’area; sull'etichetta riporta la dicitura "il peggiore... nasconde il migliore" e la scritta "Vino dei Filosofi".

Il tutto nasce, a quanto sembra, dalla frustrazione di un ristoratore del suddetta zona che quando proponeva ai suoi clienti i vini locali si sentiva rispondere "no grazie, sono vini di merda" ; da questo la richiesta di produrre una etichetta che riportasse proprio questa valutazione qualitativa.

Una provocazione che ha decisamente funzionato, dato che il vino oltre ad essere ampiamente venduto è anche buono.


PERIGORD POURPRE
PERIGORD POURPRE
SARLAT-LA-CANEDA
SARLAT-LA-CANEDA

 

Il viaggio prosegue in quella che sarà la  nostra ultima giornata in terra di Dordogna




Video, mappa e GPX dell'itinerario

Video in preparazione


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