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Parco della Vena del Gesso Romagnola

Parco della Vena del Gesso Romagnola

Siamo in Romagna, , e quella che oggi ci prepariamo ad attraversare, con ai piedi le nostre scarpe da trekking, è la Vena del Gesso Romagnola, suggestivo parco naturale situato nei pressi di Brisighella.

25 chilometri di lunghezza, 1,5 di larghezza, questi i freddi numeri della più estesa vena di gesso della nazione; un contesto naturale davvero emozionante che, oltre alle sue meravigliose dorsali erosive, offre al visitatore anche la possibilità di esplorare alcune grotte.

Sono oltre 200 le cavità presenti nella zona, ma quasi tutte esplorabili solo con specifica attrezzatura da esperti speleologi, tutte tranne tre, la Grotta di Re Tiberio, la Tanaccia e la grotta presso Cà Toresina sono visitabili anche con la sola dotazione di scarpe da trekking, in date ed orari prestabiliti.


Video, mappa e gpx a fine pagina


Il nostro percorso odierno inizia nelle immediate vicinanze del parcheggio della “Tanaccia” lungo la SP 23 dove inizia, ben segnalato, il sentiero CAI 505 “Dai gessi ai calanchi”; tracciato che sulla carta avrebbe dovuto essere più lungo di quanto effettivamente calpestato, ma abbiamo preferito non esagerare riducendolo, ma senza scalfirne la suggestione.

La parte finale inoltre doveva riportarci direttamente al parcheggio passando per la grotta della Tanaccia ma la chiusura di un passaggio lungo il percorso ci ha costretti ad una lunga deviazione. 


Primo scorcio panoramico di un contesto veramente esaltante, è un percorso questo che vi consigliamo di fare perché è veramente suggestivo, ma in che periodo però? Primavera-autunno mi raccomando, perché questa meraviglia in estate rischia di trasformarsi in una rovente graticola; oggi fa già abbastanza caldo, nonostante sia primavera.

In lontananza abbiamo anche il “vecchio” dirigibile della Goodyear, adolescenziale reminiscenza, che sorvola la costa adriatica, stagliandosi suggestivamente sui calanchi.

Parco della Vena del Gesso Romagnola

 

Da un paesaggio meraviglioso all'altro, nonostante le lente velocità di percorrenza, seguendo un sentiero che sembra a un certo punto perdersi nel nulla ma che invece continua sulla cresta delle erosioni, regalando emozioni a non finire; mentre il dirigibile continua la sua corsa sopra il profilo dei Gessi.

Altra importante raccomandazione: portate sempre al seguito borracce d'acqua, perché è assolutamente necessario in camminate del genere idratarsi, attraversando territori dove molto probabilmente non ci sono molte possibilità di approvvigionamento.


 

PAGINA UFFICIALE DEL PARCO



Il percorso ottimamente segnalato è da evitare nei periodi piovosi e nelle giornate ventose, alcuni passaggi come quello stretto e ripido sui calanchi potrebbe risultare molto pericoloso, una scivolata in quel tratto è assolutamente da evitare.

Ulteriore raccomandazione che segue quella meteorologica: per affrontare questi percorsi, apparentemente facili, dotatevi di adeguate scarpe da trekking; evitate sneakers o qualsiasi altro tipo di scarpa non adatta a camminare su tracciati sconnessi (le sneakers non sono adatte a nemmeno a camminare), rischiate di farvi male a causa dello scarso grip garantito ma anche si stressare giunture e legamenti a causa di materiale non adatto a supportarvi in condizioni particolari. Non sarebbe male portare anche i bastoncini, ma li abbiamo dimenticati anche noi…

Anche se non sembra di strada ne abbiamo già fatta, con il paesaggio intorno a te che cattura, entusiasma e che suggestiona, camminare diventa veramente un piacere, il tempo passa veloce mentre la fatica non si fa sentire.

Parco della Vena del Gesso Romagnola

Mentre il parco continua a dare il meglio di se, sottolineando la sua notevole estensione, arriviamo a quella che sarà la prima deviazione dal percorso preimpostato al cospetto della rinascimentale Torre del Marino, costruita con scopi difensivi, che ancora oggi osserva solenne la valle del Senio e le colline circostanti.

Parco della Vena del Gesso Romagnola: Torre del Marino

Una cosa che salta all'occhio durante l’escursione, anzi all'orecchio, è che si cammina nel silenzio quasi totale, grazie alla assenza di mezzi a motore, interrotto solamente dal gracidare delle rane nel laghetto, dal canto degli uccellini che gioiosi si rincorrono nell’aria e dal ronzio delle operose api, insomma una natura che si gode la primavera! 

Parco della Vena del Gesso Romagnola

Confermata la deviazione dalla presa di coscienza dei nostri limiti attuali, facciamo presto i conti con la inesattezza della mappa che avevamo a disposizione, il tratto di percorso segnalato che passava accanto ad un piccolo specchio d’acqua adesso è una giovane vigna in attesa della prima vendemmia. Quella di oggi, oltre ad essere un'escursione decisamente suggestiva e piacevole, ha anche il pregio di regalarci una emozione relativa al contesto che non subito abbiamo potuto apprezzare coscientemente.

Oggi abbiamo camminato, parlato, ammirato, annusato, e ci siamo rilassati in un contesto dove non abbiamo mai incontrato un mezzo a motore; abbiamo incrociato podisti, ciclisti, e camminatori come noi, con i quali abbiamo scambiato piacevoli e sinceri saluti, apprezzando lo stesso sguardo tranquillo e soddisfatto che avevamo noi.

Un mondo alternativo, utopistico, temporaneamente illusorio, dove non devi preoccuparti di salvare la pelle da veicoli da qualche tonnellata malcondotti, ma solo pensare a goderti una giornata praticamente perfetta, dove il cielo profondamente azzurro, si contrappone al verde saturo dei campi carezzando i brulli calanchi e il silenzio la fa da padrone. Ma tutto questo purtroppo, è solo temporaneo.

E dopo la nuova deviazione dal percorso originale, sbarrato da un cancello inequivocabile, che allunga il computo totale dei chilometri, arriva quel momento in cui le gambe ti dicono: adesso basta, non ne possiamo più; ed è a questo punto che il cervello prende il controllo, obbligando le gambe a continuare a fare il loro lavoro, costi quello che costi.

 

Come abbiamo fatto un paio di anni fa, quando una uscita non particolarmente impegnativa in Val Formazza si è trasformata in una drammatica escursione di 10 ore a causa di una errata valutazione del percorso circolare previsto.  

Come già detto quando si affrontano determinati tracciati, siano essi a piedi o in bici, occorre valutare criticamente anche le potenzialità che abbiamo a disposizione, cercando di tarare il chilometraggio totale leggermente al di sotto della nostra capacità, in modo di poter gestire ed affrontare determinati imprevisti, che allontanano drammaticamente il punto di arrivo, quando mancava davvero poco... 

Parco della Vena del Gesso Romagnola

E adesso però, arrivati infine al Doblò, prepariamo da mangiare prima che la dolce Lady si trasformi in un panda incazzato.

 

Intorno a noi, la strada trafficata, rumoreggiata e smotoreggiata ci sveglia dalla piacevole illusione che per qualche ora ci ha cullato, dolcemente. 


Video, mappa e gpx dell'itinerario

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