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Tra Romagna e Marche

Sassocorvaro: Vista sul lago di Mercatale e l'omonimo borgo

Un itinerario, quello odierno, che ondeggia sul confine che separa la Romagna dalla Marche; una terra ricca di borghi e di castelli incastonati in un territorio collinare ancora influenzato dalla vicina dorsale appenninica.

Una ricchezza storica, architettonica ed artistica, patrimonio di questa terra di confine, dovuta soprattutto alla secolare disputa territoriale tra due delle dinastie più celebri della nostra storia: i Malatesta di Rimini e i Montefeltro di Urbino, che dal XII al XV secolo animarono questa parte di penisola contendendosi terre, prestigio e potere. 

Territorio all'ombra dell'appennino in grado di regalare una esperienza davvero unica, cavalcando la storia e le leggende di uno dei territori più suggestivi del centro Italia, in un percorso che può costituire la base per una ulteriore espansione anche su più giorni.


VIDEO (ITA/ENG), MAPPA E GPX A FINE PAGINA


TERRE DI CONFINE

Una piccola annotazione storica: entrambe le dinastie nascono nel Montefeltro ma mentre i Montefeltro, che hanno origine da un ramo della feudale casata dei Carpegna, entrano in possesso della Contea di Urbino nel XIII secolo e hanno come maggiore rappresentante il celebre Federico da Montefeltro; i Malatesta con il capostipite Mastin Vecchio, governatori dei territori marchigiani che fanno capo a Verrucchio diventano signori di Rimini nel 1295; la tragica storia romantica di Paolo e Francesca legata alla fortezza di Gradara vede protagonisti Paolo Malatesta e Gianciotto Malatesta entrambi fratelli del secondo signore di Rimini: Malatestino I Malatesta.

CASTELLO DI PIAGNANO (PU): L'Arte della Guerra

castello di Piagnano

 

Isolato castello nei pressi di Sassocorvaro, ben visibile dalla terrazza panoramica, viene menzionato per la prima volta im documenti risalenti al XIII secolo; In un territorio storicamente conteso ad iniziare dal periodo Longobardo/Bizantino passando per quello che vede la contrapposizione tra Papato e Impero sarà Federico II di Montefeltro a concedere il titolo di Conti di Piagnano ad alcuni membri della famiglia dei Berardini, tra cui il ghibellino Bisaccione, capostipite della casata.

Inizialmente fedeli ai Montefeltro ed impegnati nella difficile sopravvivenza durante le lotte Papato/Impero stipuleranno alleanze di convenienza fino ad entrare nell’orbita Malatestiana per poi avvicinarsi alle crescenti potenze di Siena e Firenze.

Durante il XV secolo, sempre più specializzati nell’Arte della Guerra serviranno in qualità di mercenari chiunque fosse disposto a pagare, sia esso Papato, Malatesta o Federico da Montefeltro. In questo periodo avviene anche la transizione che porta la famiglia ad adottare il cognome di Oliva. 

Castello di Piagnano

Coinvolta nelle lotte di potere all’interno del Papato la famiglia degli Oliva vedrà l’ultimo Conte imprigionato durante il pontificato di Paolo IV; alla sua morte nel 1574 la contea di Piagnano passa definitivamente allo Stato della Chiesa.

Da sottolineare come, nonostante la vocazione militare, I Piagnano/Oliva si siano distinti anche come mecenati promuovendo Arte e Cultura letteraria.

SASSOCORVARO (PU): L'Arca dell'Arte

L’antico Castello di Monte Rotondo viene citato per la prima volta nel 1061; feudo dei Brancaleoni prima di diventare oggetto del desiderio dei suddetti Malatesta e Montefeltro e poi possesso dei Duchi di Urbino, deriva probabilmente il suo nome attuale da “Sasso nido dei corvi”.

Sassocorvaro: La rocca della Tartaruga

Seguirà il destino del Ducato di Urbino divenendo parte dello Stato della Chiesa nel 1631.

 

La rocca di Sassocorvaro, dalla forma di una tartaruga, contiene al suo interno diversi simboli misteriosi che richiamano ad un utilizzo non solo militare e quasi sicuramente legato alla figura di Ottaviano Ubaldini, alchimista e scienziato da molti considerato il fratello di Federico da Montefeltro.

Per questo si narra che la rocca stessa sia stata progettata in funzione delle esigenze del suo signore e delle scienze occulte, nascondendo misteri e simbologie che ancora oggi affascinano i visitatori.

 

 

La figura di Ottaviano Ubaldini, signore di Sassocorvaro, braccio di Federico da Monfeltro (la mente), è avvolta nel mistero; di lui infatti si sa ben poco, come se per qualche motivo fosse stato colpito dalla “damnatio memoriae” la condanna all’oblio mediante cancellazione di ogni informazione spesso utilizzata fin dall’epoca romana.

Questo probabilmente legato alla figura poco apprezzata di mago alchimista, una sorta di Cagliostro ante litteram, o magari alla possibile parentela con Federico da Montefeltro per il quale si vocifera addirittura una discendenza non diretta dai Montefeltro da parte maschile ma solo da quella femminile.

Sassocorvaro
Sassocorvaro

Guidantonio da Montefeltro preoccupato per la mancata discendenza maschile, che avrebbe significato la fine del Ducato che alla sua morte sarebbe diventato parte dei possedimenti della chiesa, adotta segretamente il figlio di Aura Montefeltro (sua figlia naturale) e Bernardino Ubaldini con il nome di Federico da Montefeltro. 

Dal matrimonio di Bernardino e Aura nascerà poco dopo anche Ottaviano, fratello di sangue quindi del celebre Duca di Urbino.

Museo della Rocca: Operazione Salvataggio

Alla rocca di Sassorcorvaro, durante la seconda guerra mondiale, viene affidato il segreto compito di proteggere una parte del patrimonio artistico della nazione dai pericoli derivanti dal conflitto.

“Operazione Salvataggio” rimasta segreta fino al 1984, era ufficialmente tesa alla protezione delle opere dai bombardamenti, ma nella realtà dei fatti preoccupavano di più l’indebita appropriazione nazista e il conseguente spostamento del patrimonio artistico a Berlino.

Saranno 6500 le opere stivate nei sotterranei del castello che solo per fortunate coincidenze non vengono scoperte dai nazisti (sembra che scoperte le casse con i capolavori ne abbiano aperte alcune contenenti spartiti musicali di Gioacchino Rossini, giudicati irrilevanti con conseguente disinteressamento del contenuto delle altre)


Per una visita virtuale più esaustiva consigliamo

la visione del video che trovate a fine pagina


TAVOLETO (PU): Le Tavole di Michelangelo

Castello di Tavoleto

Di medievale origine non sfugge alle sanguinose dispute tra le due casate; fondato dai Malatesta verrà infine conquistato da Federico da Montefeltro che fece radere al suolo il vecchio castello per sostituirlo con uno adatto alle sue esigenze.

Passato allo Stato Pontificio con tutto il Ducato, verrà completamente distrutto dalle truppe Napoleoniche nel 1797 in seguito ad una ribellione degli abitanti.

L’attuale maniero è stato edificato a partire dal 1924.

Il nome deriva probabilmente dal termine latino Tabuletum, che indicava il luogo dove i tronchi dei boschi circostanti venivano trasformati in tavole di legno, tavole che, secondo una tradizione popolare, furono utilizzate per costruire l’impalcatura utilizzata da Michelangelo per dipingere la Cappella Sistina

MONTEFIORE CONCA (RN): La Rocca degli Amanti

La trecentesca Rocca Malatestiana di Montefiore Conca, citata per la prima volta nel 1136 e possesso dei Signori di Rimini dal 1320 dopo cessione papale; passerà sotto il domino di Cesare Borgia dopo che Sigismondo Malatesta, caduto in disgrazia, verrà scomunicato dal papa nel 1500.

Montefiore Conca

Successivamente sarà per breve tempo sotto il controllo di Venezia e della Santa Sede dopo, per poi divenire parte della Repubblica Cisalpina derivata dalla campagna napoleonica in Italia. Nel 1861 diventa parte del Regno di Italia, dopo essere tornata possesso dello Stato della Chiesa grazie alle riassegnazioni stabilite dal Congresso di Vienna con la fine del periodo napoleonico.

Anche questa fortezza dall’austera mole è avvolta da un’aura di mistero.

La leggenda degli amanti narra la drammatica storia d’amore del XV secolo tra Costanza Malatesta e Ormanno, duca tedesco violentemente osteggiata dalla famiglia di Costanza. Scoperti e uccisi, soprattutto per motivi di patrimonio, dallo zio Galeotto, vagano ancora, si narra, in forma di spiriti per la rocca; durante le notti di luna piena si possono sentire i loro sospiri e vedere le loro ombre tra le mura.

 

Ma non basta!

Montefiore Conca

La Rocca è dotata della cosiddetta Torre del Tesoro all’interno della quale sembra sia nascosto il tesoro dei Malatesta, che, nonostante le diverse ricerche, non è mai stato trovato; probabilmente protetto da un incantesimo o magari una maledizione.

Questi tesori nascosti che non si fanno mai trovare...

CORIANO (RN): La culla del "Sic"

Coriano: Rocca Malatestiana

La rocca di Coriano risale al XII secolo; possesso per due secoli dei Malatesta diviene una sorta di centro di villeggiatura della famiglia per poi passare sotto Venezia alla scomparsa del casato.

Possesso della Chiesa a partire dal 1508 castello e territori verranno affidati al controllo della famiglia Sassatelli nel 1528 che ristruttureranno il maniero danneggiato dalla truppe spagnole nel 1512.

Di nuovo in possesso diretto dello Stato della Chiesa dal 1605 verrà infine invasa nel 1859 dalle truppe di Vittorio Emanuele II entrando a far parte del Regno Sabaudo.

Il 14 settembre del 1944 Coriano fu teatro di una delle battaglie più cruente per lo sfondamento della Linea Gotica da parte delle truppe Alleate e verrà quasi completamente distrutto dai bombardamenti.

Coriano: Rocca Malatestiana

Impossibile non citare uno dei cittadini più illustri di Coriano; il pilota motociclistico Marco Simoncelli, il leggendario “Sic”, deceduto all’eta di 24 anni il 23 ottobre 2011 sul circuito di Sepang, al quale è dedicato il museo che potete visitare proprio qui a Coriano.  

SALUDECIO (RN): La città dei Muri Dipinti

Anche Saludecio fa parte dei quei castelli che per lungo tempo sono stati parte delle terre dominate dai Malatesta; un potere che ha visto saltuariamente l’alternanza con quello della Chiesa, fino quando, nel 1336, la fallita rivolta degli Ondendei consegna Saludecio all’esclusivo controllo dei Malatesta.

SALUDECIO: La città dei Muri Dipinti

Ma siamo sempre in terra contesa, in quella parte di territorio soggetta alle mire espansionistiche dei Montefeltro, che non dovranno attendere a lungo la conquista di quello che è considerato l’ultima roccaforte dei Malatesta. 

Nel 1462 Federico da Montefeltro conquista Saludecio per riconsegnarlo nelle mani della Santa Sede; come Montefiore Conca sarà prima ammistrato da Cesare Borgia e poi sottomessa ai veneziani che la riconsegneranno al Papa nel 1508.

SALUDECIO: la città dei muri dipinti
SALUDECIO: la città dei muri dipinti

Il XVI secolo vede l’inizio di crescita culturale ma anche economica del borgo che vedrà il suo culmine durante il XIX secolo grazie alla costruzione di nuovi palazzi nobiliari ed al restauro di quelli preesistenti.

Ma sono certamente i circa 50 murales che abbelliscono i muri dei palazzi del centro storico dedicati alle invenzioni del XIX secolo, a costituire la maggiore attrazione di questo borgo collinare situato a pochi chilometri da Rimini.

SALUDECIO: la città dei muri dipinti

Facente parte della Associazione Italiana dei Paesi Dipinti organizza ogni anno la manifestazione “Ottocento Festival” che vede l’aggiunta di un nuovo murales. Ah, mi raccomando: portatevi un grandangolo, la maggior parte dei murales sono in vie molto strette.

MONDAINO (RN): Il Castello dei Trattati

Intanto le nebbie si fanno sempre più insistenti negandoci la vista migliore di questo bellissimo borgo, successiva tappa del nostro viaggio sul labile confine tra le terre dei Malatesta e quelle dei Montefeltro.

MONDAINO (RN): Il Castello dei Trattati

Questo borgo con il suo castello rappresenta un avamposto militare lungo la linea di confine, quella di maggior contesa, tra la terre di Rimini e quelle di Urbino; più volte passata di mano sarà ampliata e fortificata dai Malatesta diventando, grazie alla sua posizione, luogo prediletto alla stipula dei trattati di pace, come quello del 1393 e quello del 1463 tra Sigismondo Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro subito infranto, violazione che porterà alla conquista del castello da parte di Federico pochi anni dopo.

Decisamente suggestiva la Piazza Grande adornata dell’ottocentesco loggiato circolare addossato alla rocca Malatestiana, ma che ogi purtroppo non possiamo ammirare nel suo massimo splendore, a causa della fredda foschia che ne cela parte della bellezza.

MONDAINO (RN): Il Castello dei Trattati

Anche il castello di Mondaino custodisce le sue leggende; una delle quali ha avuto diversi anni fa, un sorta di conferma; nel 1987 in un seggio elettorale alcuni Carabinieri in servizio denunciarono dei fatti inspiegabili e che subito furono ricondotti al fantasma di Giovanni Muzzarelli, governatore del borgo nel XVI secolo misteriosamente scomparso, probabilmente per mano di mariti traditi.

MONDAINO (RN): Il Castello dei Trattati

Non manca anche la leggenda legata al dramma d’amore, quella tra Diamante e Giuliano che vede la giovane assassinata con l’accusa di adulterio e la conseguente scomparsa di Giuliano che probabilmente si lascia morire; una storia vera, accaduta nella metà del XV secolo ritrovata in un archivio, ma che nasconde un mistero: quello dei fiori freschi che nelle notti fredde e nevose apparivano sulla tomba di Diamante, senza che nella neve vi fosse traccia alcuna.

Leggenda vuole che sia il fantasma di Giuliano a portare i fiori sulla tomba della sua amata sfidando la morte che li aveva separati. 


MONTEGRIDOLFO (RN): La difesa dei Malatesta

Una delle fortezze meglio conservate della zona, faceva parte della linea difensiva dei Malatesta insieme a Mondaino e Montefiore Conca; le prima tracce del borgo risalgono al X secolo mentre la rocca sarà distrutta da una incursione dei Montefeltro nel 1336 per essere immediatamente ricostruita da Malatesta il Guastafamiglia nel 1337 nella forma attuale.

MONTEGRIDOLFO (RN): La difesa dei Malatesta
MONTEGRIDOLFO (RN): La difesa dei Malatesta

Segue gli eventi storici del vicino castello di Mondaino e di Saludecio, trovandosi infine lungo la linea di fuoco della Linea gotica durante la II Guerra Mondiale.

CASTELLO DI MONTELABBATE (PU): Il Castello degli Abati

Eretto attorno all’XI secolo dagli abati del vicino monastero benedettino come difesa contro le scorrerie degli urbinati e dei pesaresi, in lotta tra loro, divenne presto un centro di grande importanza politica, oggetto di tentativi di occupazione da parte delle signorie confinanti.

Con al soppressione del monastero del XV secolo il castello passò ai Malatesta che lo dotarono di una rocca e restaurarono le mura: il ponte sul sottostante fiume costruito all’inizio del XV secolo contribuì ad accrescere l’importanza commerciale del borgo

La celebre Battaglia di Monteluro del novembre 1443 vedrà il castello strategicamente importante ospitando, successivamente le truppe di Francesco Sforza, Niccolò Piccinino e Sigismondo Malatesta.

Nella sanguinosa battaglia si contrappongono i Malatesta temporaneamente alleati degli Sforza e sostenuti da Firenze, Venezia e Milano, alle truppe del Papa e il condottiero Niccolo Piccinino sostenuti dai Montefeltro e dagli Aragona. E’ una solenne disfatta quella della parte Papale costretta alla ritirata dopo avere perso oltre 2000 cavalli e moltissimi validi cavalieri nello scontro diretto ferocemente condotto da Sigismondo Pandolfo Malatesta. Il Piccinino, scortato da Federico nella fuga non si riprenderà più dalla sconfitta e morirà l’anno successivo.

Successivamente Il castello divenne uno dei luoghi preferiti di Costanzo I Sforza, che costruì il torrione imitando le architetture militari di Francesco di Giorgio Martini (Sassocorvaro, Mondavio, Mondolfo, etc.) e unificò la residenza degli abati e la rocca malatestiana. 

Concesso in feudo ai Leonardi di Pesaro, ne manterranno il possesso fino al 1804


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