Questa oggi poco nota area collinare che sovrasta ad ovest la piana che da Firenze va a Pistoia passando da Prato, è stata in passato una zona che ha ospitato insediamenti umani ad iniziare dal paleolitico, punto strategico di attraversamento del fiume Arno e crocevia dei percorsi che collegavano le sue sponde, vede la sua antica importanza confermata dalla presenza di città Etrusche come quella di Artimino.
Parte del contado Pistoiese, in epoca medievale ospitava un sistema difensivo fatto di castelli e fortificazioni; data la sua strategica importanza fu teatro di numerosi scontri ad iniziare dal XIII che videro protagonisti Pistoia, Lucca e Firenze, culminati ovviamente con il predominio Fiorentino.
Il Medioevo ha lasciato segni indelebili, come il borgo di Artimino, il castello di Larciano e numerose pievi e chiese sparse sulle colline; Il Rinascimento, vide il Montalbano diventare luogo di profondo interesse per la famiglia dei Medici, che vi edificarono ville sontuose, come la villa di Poggio a Caiano, circondata da giardini all’italiana e all’inglese, e la villa di Artimino, soprannominata “dei cento camini” che ospita oggi un museo archeologico e custodiva un tempo la celebre raccolta delle lunette di Giusto Utens, ora conservata a Firenze.
MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO A FINE PAGINA
Artimino: Etrusca memoria
Come già accennato nell'introduzione, Artimino è stata una importante città Etrusca, come testimoniano le necropoli circostanti, come quella di Prato Rosello, e i i ritrovamenti di Comeana (Tumulo di Montefortini e Tombe di Boschetti), Montereggi e Pietramarina, con il suo santuario extraurbano e le mura di fortificazione sulla vetta del Montalbano , che denotano anche la funzione di polo di riferimento per una ben più vasta area.
La presenza di una città etrusca ad Artimino sottolinea il ruolo strategico di quest’area nei rapporti tra la Tuscia e gli insediamenti sub-appenninici, estendendosi fino a Marzabotto attraverso il valico di Porretta con una rilevanza non solo locale, ma estesa all’intera piana Firenze-Prato-Pistoia.
Sarà il Castello di Artimino, con le sue mura e torri ancora parzialmente visibili, di cui si hanno notizie a partire dal 1026 a dare il nome al borgo attuale; la Pieve di san Leonardo nota invece dal 998 sorgeva fuori dalle mura, in maniera tipica dell’epoca caratterizzata da centri di potere ben distinti.
Tra il XII e il XIV secolo fu oggetto di aspre contese tra Pistoia e Firenze, subendo distruzioni e riconquiste, fino a essere stabilmente incorporato nel dominio fiorentino nel 1347, pur rimanendo nella diocesi pistoiese.
La famiglia Ricciardi, tra le più influenti del luogo, si trasferì a Firenze, e le sue terre furono in seguito acquisite dai Medici.
La decadenza del borgo iniziata alla fine del medioevo venne interrotta dalla costruzione della Villa Medicea “La Ferdinanda”, che ridisegnò completamente il territorio: la frequentazione assidua della villa da parte dei Granduchi di Toscana trasformò il borgo in un servizio della villa e il contesto circostante in una riserva di caccia denominata Barco Reale.
Successivamente la maggior parte delle abitazioni divenne proprietà Medicea mentre le mura, che oggi ospitano il Museo Archeologico, furono adibite a scuderie. L’avvento dei Lorena alla guida del Granducato vide la villa, non di loro interesse, alienata dal Granduca Leopoldo I al marchese Bartolomei, chiudendo così un’epoca di fasto splendore mediceo.
Villa Medicea dei Cento Camini: Sfarzo Mediceo
Nata per volere di Ferdinando I de’ Medici tra il 1596 e il 1600 su progetto del Buontalenti, come sintesi stilistica delle residenze medicee, chiuse idealmente la stagione delle loro tenute.
L’edificio, con la sua imponente sagoma coronata da camini, domina il paesaggio tra boschi e campagne; in quanto luogo deputato alla percezione visiva del granducato ospitava le celebri Lunette di Giusto Utens, commissionate da Ferdinando I al pittore fiammingo; le diciassette opere minuziosamente raffiguranti le ville medicee, sono oggi in parte disperse (3) mentre le 14 rimanenti sono visibili nell’allestimento permanente in tre sale della Villa medicea della Petraia alle pendici del Monte Morello a Firenze.
La villa, cuore del Barco reale fu venduta nel 1782 ai Bartolomei, passando poi ai Passerini e ai Maraini; dopo le modifiche architettoniche dei primi del Novecento e i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, la villa cambiò più volte proprietà.
Oggi, privata degli arredi originali dispersi nel 1979, ospita un centro congressuale e alberghiero.
Vinci: la culla del Genio
Il bellissimo borgo adagiato sul crinale del Montalbano, adornato di vigneti e oliveti, è noto con l’appellativo di “Castello della Nave” grazie al castello dei Conti Guidi (XI secolo) e la chiesa di santa Croce (XII secolo) che sembrano i due alberi maestri di una nave; ma di certo il suo nome, derivante probabilmente da vinco, un salice rossastro i cui rami venivano usati per legare le viti, richiama alla mente di quasi la totalità delle persone un personaggio tra i più famosi della storia umana: Leonardo da Vinci.
Nonostante la contesa tra diverse città diviene comune autonomo nel 1372, con la rocca dei Conti Guidi come sede del podestà, ma la data più importante della storia di Vinci è sicuramente quel 15 aprile 1452 che gli valse l’eterna fama, e che vide la nascita di Leonardo da Vinci, figlio illegittimo di ser Piero, notaio, e di Caterina .
Battezzato in assenza di padre e madre, data l’illegittimità del rapporto trascorrerà comunque con il padre e la matrigna l’infanzia; il padre dopo la morte prematura della moglie si risposerà tre volte “regalando” a Leonardo ben sedici fratelli/fratellastri e sorelle/sorellastre.
La famiglia si trasferì presto a Firenze dove Leonardo trascorse la sua infanzia tornando regolarmente nella casa natia a Vinci dove risiedevano i nonni paterni; successivamente saranno decisamente poche le occasioni in cui tornerà al suo paese.
Pensare a come fosse il Leonardo bambino, soprattutto in una epoca così diversa da quella attuale è sicuramente avvincente, sapendo anche che inizialmente fu molto discontinuo nello studio, dato che secondo il Vasari iniziava “molte cose [...] e poi l'abbandonava”
Il quarto centenario della morte del Genio vide la donazione del Castello dei Conti Guidi, da parte del proprietario attratto dall'idea di farne un museo, al comune, che poté cosi iniziare i restauri del maniero in stato di abbandono, per riaprirlo al pubblico nel 1939.
Risale al 1952, in occasione del quinto centenario della nascita, l’inaugurazione della Casa natale di Leonardo, mentre è del 1954 l’apertura del Museo delle Macchine di Leonardo da Vinci ospitato in parte nel Castello e in parte nella palazzina Uzielli.
In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo, il Presidente Sergio Mattarella inaugura, nel 2019, la mostra “Alle origini del Genio” dedicata a quel contesto urbano e paesaggistico che ha inizialmente stimolato il Genio leonardesco.
All'interno della casa natale di Leonardo da Vinci, alla quale si arriva tramite un suggestivo sentiero tra gli olivi che regala spunti paesaggistici davvero esaltanti, si possono ammirare le opere più celebri del Genio grazie a fedeli riproduzioni e a filmati.
Malmantile: Il borgo senza tempo
Tra i tesori nascosti del Montalbano, il borgo medievale di Malmantile si evidenzia come un raro esempio di fortificazione intatta, dove le mura non sono solo barriera, ma testimonianza viva di un passato strategico; il suo perimetro, un rettangolo quasi perfetto di 125 metri per 70, racchiude un nucleo abitato che ha conservato intatta la sua struttura originaria, mentre l’espansione moderna si è sviluppata a distanza, senza alterarne l’essenza.
A presidiare gli angoli del borgo fortificato quattro torri quadrate, integrate da altre due torri , più alte e slanciate, posizionate al centro dei lati lunghi. Quella meglio conservata, rivolta verso la strada, domina ancora il paesaggio, sentinella silenziosa di un’epoca in cui le mura decidevano il destino dei territori.
Le fortificazioni, risalenti al 1424, rappresentano uno dei primi esempi toscani di un modello che sarebbe diventato dominante nei secoli successivi; si ipotizza che la loro costruzione, sia stata supervisionata da Filippo Brunelleschi, lo stesso genio che, in quegli anni, lavorava alle fortificazioni di Signa e Lastra a Signa.
Le origini di Malmantile restano avvolte nel mistero, ma si ritiene che il borgo sia nato come avamposto militare lungo la strada che collegava Firenze a Pisa, evolvendosi poi in un piccolo centro abitato; la sua importanza strategica è confermata dalla suddetta cerchia muraria, che lo rese un punto chiave nel sistema difensivo della regione.
Particolare infine la leggenda legata all’origine del suo nome, il cui significato è traducibile in “cattiva accoglienza”, si narra infatti che nel IV secolo qui si fossero incontrati Sant’Ambrogio, vescovo di Milano e san Zenobi, vescovo di Firenze che, malamente accolti in un casolare della zona, lo avrebbero maledetto facendolo sprofondare in un crepaccio.
Il punto dell’incontro è ancora oggi evidenziato da un tabernacolo, del casolare invece non vi è traccia...




































































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