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Molise; Terra Sannita: parte 01

Molise: I monti del Matese

Area di servizio Badia al Pino, la prima sulla A1 dopo Arezzo verso sud, un classico punto di ritrovo per le nostre escursioni verso sud quando non è possibile evitare le autostrade; ore 07.00, per consentire anche questa prima giornata di viaggio di regalarci emozioni e esplorare fin da subito nuovi territori.

In questo primo fine settimana potenzialmente dominato dal bel tempo, il primo dopo un inverno piovoso come non mai, dirigiamo le nostre cavalcature verso sud districandoci nel traffico tipico del venerdì immersi in una umida nebbia che ci farà compagnia almeno fino al bivio per la Teramo-l’Aquila, non molto lontano dal punto che darà ufficialmente inizio a questa nuova avventura: l’uscita di Cassino.


Mappa e GPX dell'itinerario a fine pagina


Decisamente marginale la conoscenza della meta del nostro viaggio, talmente lontana dalla normali rotte turistiche e dalla tipologia classica di meta da essere considerata inesistente: "il Molise non esiste" ; nonostante ciò le aspettative sono notevoli, probabilmente proprio per questa aura di mistero che avvolge queste zone, ma soprattutto per la naturale evoluzione del nostro Viaggio che nella sua progressiva espansione circolare individua, verso sud, il Molise come ovvia conseguenza della esplorazione dell’Abruzzo.

La struttura che ci ospiterà nelle prossime due notti è situata nelle immediate vicinanze di Campobasso, la raggiungeremo solo in serata, al termine di un percorso tortuoso che prevede a partire dalla uscita di Cassino il transito nella parte Campana della catena dei monti del Matese per poi introdursi in Molise superando lo spartiacque della stesso sistema montano.

I MONTI DEL MATESE

Svicoliamo nel traffico feriale della cittadina tristemente nota per le vicende legate ai tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale per poi superare di slancio una Venafro che meriterebbe sicuramente una visita, purtroppo le priorità oggi sono altre, ed introdurci infine nella piacevole solitudine nel Parco Naturale dei monti del Matese.

Passo Annunziata lunga 449 mt

Adesso il viaggio è davvero iniziato.

Sotto un cielo azzurro che pare quasi irreale dopo tanto grigiore invernale effettuiamo la nostra prima imprevista sosta, il percorso originale risulta infatti impraticabile a causa della chiusura della strada, siamo così costretti a raggiungere il versante sud/ovest dei Monti del Matese percorrendo un lungo giro che ci riporterà fino a Gallo Matese, non prima però di avere osservato il Castello di Prata Sannita.

PRATA SANNITA

Prata Sannita

Sorge nel cuore dell'appennino Sannita questo borgo la cui storia si dipana attraverso millenni di civiltà, conflitti e rinascite; il suo nome evoca i i campi delle legioni romane (prata legionum) e rimanda alle aspre contese delle guerre sannitiche, quando queste terre furono teatro di scontri epocali tra Roma e i popoli italici.

La prima attestazione scritta risale al 958, mentre l’aggiunta dell’aggettivo “Sannita” nel 1862 ne sancì l’identità storica, distinguendola da omonimi insediamenti.

In un territorio abitato fin dalla preistoria, grazie al clima favorevole, Prata divenne importante centro strategico con l’avvento dei Sanniti; in seguito alle guerre che opposero fieramente, quanto inutilmente, le popolazioni italiche alla espansione romana il territorio vide la costruzione di importanti ville intorno al II secolo a.C.

Insediamento Longobardo nel VI secolo vedrà nascere le prime fortificazioni intorno al IX secolo, necessarie alla difesa degli abitanti dalle scorrerie saracene che li costringono ad abbandonare coste e pianura in favore di luoghi più inaccessibili. 

Da Castrum a Civitas, la crescita di Prata si concretizza a partire dal XII secolo per giungere al suo apice nel XVI secolo quando conterà più di 1700 abitanti.

Amministrata saggiamente dalla famiglia dei Pandone per più di due secoli, ai quali si deve anche la ristrutturazione e l’ampliamento del castello che da loro prende il nome, conoscerà l’inizio del suo declino con la morte del duca Enrico Pandone nel 1531, momento che vide anche la nascita del cosiddetto centro nuovo che andrà a sostituire la capanne di paglia dei contadini. 

Il castello dalla millenaria storia ha visto passare dal suo portone d’ingresso diversi personaggi storici come l'imperatore Federico II di Svevia con il quale viaggiavano i Templari, i cavalieri del Santo Sepolcro e i cavalieri teutonici, e Alfonso I d'Aragona; presenze apparentemente leggendarie ma che sono confermate dalle iscrizioni ritrovate all’interno delle mura castellane

Il XIX secolo sarò contraddistinto dal fenomeno del brigantaggio, soprattutto a seguito dell’unita di 1861 quando la popolazione dei filo-borbonici andò ad ingrossare le file dei briganti, mentre la costruzione della diga del Lete nel 1920 porterà nuova linfa all’abitato. 

 Il castello solenne domina il sottostante borgo sovrastato dalle vette montane, silenzioso e immoto rivela subito una autenticità fatta di vite vissute con la fatica di chi si deve sudare il pane e l'abbandono di chi cerca speranze maggiori, dignitoso ed ordinato orbita ad ani luce di distanza dagli sfavillanti borghi antichi del centro nord che conobbero questo stato molti, ormai, decenni addietro.  

E' il primo contatto con una realtà diversa da quella che siamo normalmente chiamati a vivere, in parte non preparati a questo salto nel tempo oltre che nello spazio che l'atmosfera Abruzzese aveva solo potuto farci sfiorare, una realtà che progressivamente avremmo imparato a comprendere ed apprezzare ma solo cambiando il nostro modo di vedere e cancellando qualsiasi tipo di aspettativa indotta.

Ma in fondo eravamo preparati.  

Il paesaggio che scorre al nostro fianco si inasprisce all'aumentare dell'altitudine, le irte cime in attesa della rigogliosa primavera, ma ancora disadorne nei solidi fianchi, si coronano di bianche nevi residuo delle recenti nevicate a causa delle quali abbiamo dovuto rimandare per ben due volte il nostro viaggio previsto, inizialmente per la prima domenica di marzo. 

GALLO MATESE e il lago del Matese

Suggestiva in alcuni tratti la scenografia che questa terra di confine offre agli occhi del visitatore, un offerta che comprende anche un persistente senso di solitudine che solo raramente viene infranto dalla limitata presenza del lavoro umano che scompare progressivamente risalendo le pendici montane. Solitudine sicuramente amplificata dalla totale assenza di traffico sulle strade che si inerpicano verso il primo passo previsto per la giornata dove ancora persiste la presenza della neve

Lago del Matese

Passo di Miralago 1102 mt

La temperatura dell'aria non è ancora definibile come piacevole ma visto il nostro abbigliamento, preventivamente pesante, la condizione risulta tutt'altro che spiacevole, la presenza dello sfavillante astro nel cielo azzurro è quanto basta per riscaldare il nostro percorso.

Le strade che si arrampicano verso il cielo non sono in condizioni perfette, in parte dissestate, evidenziano una scarsa aderenza a causa dei residui lasciati dalle cattive condizioni metereologiche degli ultimi giorni che in alcuni tratti le ricoprono ma nonostante ciò è divertente danzare tra le curve.

Serra di Perrone 1257 mt

Bocca di Selva 1393 mt

Immersi nel panorama circostante che si alterna a tratti boschivi superiamo anche i successivi valichi, un errore di valutazione ci porta a superare il bivio che ci avrebbe permesso di entrare infine in Molise abbandonando definitivamente il versante Campano, invertita la marcia alla vista del cartello di località Morcone siamo piacevolmente scortati verso la giusta direzione da un grosso quanto curioso rapace che vola per un breve tratto al nostro fianco prima di allontanarsi annoiato non appena ci fermiamo per catturarne la regale bellezza.  

Monti del Matese

Passo di St. Crocella 1219 mt

Superato il valico che segna il confine tra Campania e Molise discendiamo il versante montano che guarda a Campobasso per raggiungere la nostra prossima meta, sulla carta una delle più importanti e rappresentative del nostro viaggio: la città Romana di Saepinum

SEPINO

Sepino

Sepino
Sepino

Raggiungiamo l'area degli scavi archeologici dopo una breve visita alla città "moderna" situata sulla collina; poche, come purtroppo prevedibile, le presenze all'ingresso del parco nonostante l'importanza del sito e la bella giornata, sperare in una scarsa affluenza dovuta al periodo crediamo possa rivelarsi solo una mera illusione, obbiettivamente non troviamo tracce di quelli che dovrebbero essere degli importanti indicatori dell'afflusso turistico che un luogo come questo merita sicuramente.  

PARCO ARCHEOLOGICO ALTILIA/SAEPINUM

Pensare di trovarsi di fronte ad un area di scarsa importanza o comunque dotata di limitati reperti archeologici è più che logico dati i presupposti, ma questa nostra indotta prevenzione è di brevissima durata, per fortuna, basta superare la porta di ingresso (una delle quattro di cui era dotata la città) per rendersi immediatamente conto della rilevanza del contesto e della sua importanza antica ma anche e sopratutto attuale.

La Basilica

PARCO ARCHEOLOGICO ALTILIA/SAEPINUM
PARCO ARCHEOLOGICO ALTILIA/SAEPINUM

La città edificata dai Sanniti intorno al IV sec. a.C. era un importante centro situato all'incrocio di due direttrici primarie per i traffici economici: il Tratturo utilizzato dalle greggi per la transumanza tra l'Abruzzo il Molise e la Campania (uno dei più importanti) e una via invece più diretta che collegava le coste del Molise alla Campania.

La conquista Romana del territorio e la successiva urbanizzazione del luogo avverranno ad iniziare dal  III sec a.C. con la terza guerra Sannitica; divenuta progressivamente un importante centro per il commercio (la via di transumanza passava per l'asse viario principale della città, il passaggio inoltre era soggetto a pedaggio) trovò il suo massimo splendore in età Augustea quando al massimo della sua urbanizzazione fù dotata anche di mura costellate da 29 torri e percorse da un camminamento di guardia. 

Porta Boiano


Parco archeologico di Saepinum

La città resta attiva e vitale almeno fino al 350 d.C., da quel momento in poi per mutate condizioni politico/economiche nonchè militari inizia un lento ma inarrestabile declino culminato con il definitivo abbandono da parte delle popolazioni (ormai esclusivamente rurali) a fronte delle invasioni saracene intorno al IX sec., rifugiatisi sulle alture meglio difendibili fonderanno Castellum Sepini che costituisce il nucleo originario della attuale Sepino.

Porta Benevento

Con l'inizio del dominio Normanno il territorio, prima abbandonato, riprende vita recuperato quasi totalmente alla agricoltura, la transumanza che recupera la via del vecchio Tratturo attraversa indifferente le rovine dell'antico splendore Romano.

Parco archeologico di Saepinum

Risalgono al XVIII secolo le abitazioni costruite all'interno dell'area archeologica utilizzando materiale ritrovato direttamente sul posto e che conferiscono al contesto un aspetto assolutamente unico e suggestivo.

I brevi cenni di storia che  possono contribuire a farsi una idea del contesto che oggi ci troviamo a esplorare stupiti, poco possono fare per renderne la suggestione, passeggiare sui lastricati antichi che pavimentano le due direttrici cittadine osservando rapiti quanto non avremmo pensato di poter ritrovare è una emozione indicibile, allo stupore reso dalla sorpresa si aggiunge il piacevole tepore di una giornata che annuncia spavalda l'arrivo della primavera. Ed è meraviglia.

Il Teatro

Ma è ancora più meraviglia quando ci rendiamo conto della unicità di questa area archeologica, la coesistenza delle costruzioni romane con quelle realizzate molti secoli più tardi si rivela incredibilmente armonica, come se il tutto fosse parte di un unico millenario progetto architettonico.

L'incanto trova il suo apice nella zona del Teatro dove al meglio si esprime la perfetta ma casuale fusione con i due stili architettonici entrambi intelligentemente restaurati, un quadro visivo quello osservabile che restituisce una unicità che si scontra incomprensibilmente con la scarsa considerazione turistica dedicata a questo luogo. 

Parco archeologico di Saepinum
Parco archeologico di Saepinum

Terminata la visita di ciò che da solo giustifica il viaggio cerchiamo di nuovo in sella per raggiungere la prossima tappa, l'ultima della giornata, prima di raggiungere la zona di Campobasso dove è previsto di pernottare.

L'ultimo passo della giornata è poco più di una formalità attraverso una leggera depressione superata su una strada a scorrimento veloce.

Sella di Vinchiaturo 562 mt

BOJANO

Relativamente interessante la città di Bojano con le due chiese, anche se storicamente importante, una settecentesca l'altra moderna, oltre costituire una pausa spuntino che nonostante l'ora tarda pomeridiana non ci siamo ancora concessi, introduce all'area di Cività Superiore situata alcuni tornanti in alto e decisamente più interessante.

Bojano con la sua antica controparte è strettamente legata alla nascita del nome "Molise"; la contea di Bojano, governata nel XI secolo da  Rodolfo de Moulins, si espanse fino a coprire un territorio simile all’attuale regione, il cognome "Moulins" italianizzato in "Molise" diede il nome all’intera area, che ancora oggi porta questo nome.

CIVITA SUPERIORE

Civita superiore

Nel XVI secolo viene governata dalla famiglia Pandone che abbiamo già citato per Prata Sannita, a loro si deve la ristrutturazione dal castello edificato nel XII secolo teatro degli scontri tra Federico II e i conti di Molise, intono al quale si sviluppò l'abitato.

La decadenza della famiglia Pandone decretò anche quella del castello e conseguentemente del borgo; il terremoto del 1805 decretò la fine del glorioso maniero, del quale oggi restano pochi ruderi.

Civita Superiore

Le ombre della sera si allungano sempre di più prima che il sole scompaia dietro le cime montane, questo particolare momento contribuisce in maniera inequivocabile ad aumentare la drammaticità che si percepisce girandosi per le strette vie del paese; è un dignitoso senso di povertà e di abbandono quello che permea le antiche mura, un aspetto triste quanto sincero che ritroveremo spesso durante questo viaggio nelle terre che un tempo furono dominate dai sanniti, un salto in un passato rurale fatta di stenti e di fatica che stenta a cedere il passo ad una industrializzazione lenta ed incostante, un salto indietro nel tempo per noi proveniamo da territori che hanno conosciuto l'abbandono dei piccoli centri di di campagna ormai tanti decenni fa.

Il castello Pandone

Civita Superiore: Castello Pandone

Una presa di coscienza per noi che di quel passato ne abbiamo a malapena sentito parlare e che invece abbiamo vissuto il costante ma inarrestabile recupero delle nostre campagne, grazie all'interesse turistico di cui godono le nostre contrade; ma abbiamo dovuto sacrificare l'altra parte della nostra cultura, forse quella più vera, sull'altare del benessere.

Con la visita alle rovine del castello che domina, oltre all'antico borgo, anche tutta la vallata sottostante ci mettiamo in viaggio per percorrere gli ultimi chilometri che ci separano dalla nostra ultima meta, un B&B situato nei pressi del piccolo paese di Ripalimosani.


 

Alba, questa prima in terra Molisana, come mio costume tipicamente dedicata alla esplorazione delle cittadine nelle immediate vicinanze dell' alloggio notturno, Campobasso dista solo 8 chilometri ma il piccolo borgo di Ripalimosani rappresenta una tentazione maggiore stamani, al capoluogo della regione dedicherò la prossima alba....

DISCESA AL MARE
DISCESA AL MARE


MAPPA E GPX DELL'ITINERARIO

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