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Piccole Riparazioni

Leggenda vuole che abbia smontato da solo le rotelline alla mia bici, ma oltre l’esagerazione di una madre c’è la realtà di un attitudine alla meccanica abbinata alla volontà di “capire”che mi ha permesso di essere praticamente autonomo nella maggior parte dei lavori che non richiedono estrema professionalità.

Per questo quando ho letto che uno dei limiti alla diffusione dell’uso della bici è legato al costo della manutenzione inizialmente ho sorriso.

Poi riflettendo ho invece compreso come tutte quelle piccole problematiche dalla foratura alla rottura della catena (magari anche solo al suo deragliamento), alla piegatura di un cerchio, possono costituire un costo e una limitazione, per chi ha poca o nessuna capacità meccanica. E ce ne sono parecchi, anche e soprattutto nelle nuove generazioni; utilizzatori che a volte fanno fatica anche a comprendere il modo di utilizzo di un cambio, figuriamoci la sua riparazione.

E le bici non sono così affidabili come potrebbe sembrare, una illusione probabilmente indotta dal poco utilizzo che limita le problematiche, ma che invece sulle lunghe distanze progressivamente scompare.

Per fare un paragone, nei 1700 km di utilizzo della mia e-bike ho forato tre volte, rotto due volte la catena, sgranato il corpo ruota libera, rotto il pacco pignoni a causa di una delle diverse fuoriuscite della catena e rotto il comando del cambio; ah, dimenticavo, il gruppo corona, catena e pacco pignoni sarebbe da sostituire; La suddetta percorrenza in termini orari potrebbe essere paragonata a poco meno di 10.000 km in sella alla mia moto, nel corso dei quali posso evidenziare praticamente zero problematiche con solo la certa sostituzione del pneumatico posteriore ed un tagliando ancora in divenire; sugli stessi 10.000 chilometri l’auto non è nemmeno lontanamente paragonabile, dato che gomme e tagliandi superano i 30.000 km di utilizzo.

 

Si, certo, moto e auto hanno il costo del carburante, con il quale si può coprire molto di più delle problematiche riscontrare su di una bici, ma questo costo non viene culturalmente e psicologicamente considerato tale come possiamo ben vedere nei momenti in cui il carburante aumenta ma il suo consumo resta invariato.

 

Tutte le problematiche derivate dall’utilizzo della bici sono state risolte autonomamente con solo l’acquisto del materiale, le rotture della catena e le forature sono state risolte nel momento e nel luogo stesso della rottura/foratura senza che penalizzassero l’escursione in corso, dato che fanno parte del gioco e devono essere previste anche nella immediata disponibilità dei materiali per la veloce riparazione.

Ma se invece di essere meccanicamente esperto fossi stato uno che non sa nemmeno cos’è una chiave a brugola, come avrei potuto sostituire il pacco pignoni in autonomia?

E non è solo una questione di costi, ma anche di tempo sprecato nel portare la bici a riparare, supplicare l’oberato meccanico di ripararla prima della fine sella stagione e andare a riprenderla qualche settimana dopo.

 

Certo l’utilizzo della mia e-bike è in parte gravoso dato che affronta anche situazioni critiche come certe risalite su impervi sentieri ma anche la moto non viene poi così risparmiata nelle salite allo Jafferau o al Colle del Sommeiller.

 

Oltre al suo minore utilizzo è da sottolineare che anche la problematica legata al suo abbandono, che affligge diverse città, è in molti casi da ricondurre alla onerosità delle riparazioni che spesso superano, e di molto, il valore stesso del mezzo.

Perché anche questo è da tenere in considerazione, la bici è un mezzo economico nel suo acquisto e nel suo valore successivo, lasciando perdere le “esagerazioni” tipo Gravel e E-bike bastano circa 300 euro per comprare una MTB nuova e qualcosa meno per una bici da città, se poi andiamo nel mercato dell’usato i prezzi si abbassano decisamente tanto.

Difficile quindi convincersi di spendere in riparazioni molto di più di quello che è il valore della bici (da combinare poi anche al suo effettivo utilizzo, che può essere rimpiazzato da altro mezzo), perché i pezzi di ricambio vanno pagati e il costo orario del meccanico è lo stesso, giustamente, sia che metta le mani su di una bici da 50 euro che da 5.000 euro.

Apro parentesi per rilevare che, in funzione di questo fatto, alcune officine si stanno rifiutando di accettare in riparazione bici di modico o scarso valore, non per snobismo ma semplicemente per evitare discussioni con chi pretende di legare il costo della riparazione al valore della bici.

 

Come si risolve la problematica?

 

Difficile trovare una soluzione ad un problema, apparentemente semplice ma che invece risulta complesso; un tempo, quando la diffusione della bici era legata anche e e sopratutto alle difficoltà economiche, esistevano piccoli riparatori artigianali che effettuavano le piccole riparazioni quasi in tempo reale e a dei costi decisamente affrontabili (va sottolineata la semplicità costruttiva delle stesse che scongiurava riparazioni complesse e onerose), grazie anche alla leggerezza della struttura che spesso era composta da un solo addetto, il proprietario, alloggiato in locali angusti dove a malapena ci si girava.

Ovviamente il tutto senza il rispetto di alcuna normativa odierna di sicurezza e salute.

Oggi le strutture hanno dei costi praticamente obbligatori, che devono poi essere scaricati sul cliente, e che penalizzano principalmente i mezzi economici e i loro proprietari, spesso incapaci di affrontare le spese di riparazione.

Le possibili soluzioni di questo problema difficilmente possono essere diverse da quella che prevede la “buona volontà” dell’utilizzatore che possa farsi direttamente carico della piccola riparazione, supportato anche da una facile disponibilità di prodotti e materiali grazie alla presenza quasi capillare di negozi e catene dedicati allo sport e al ciclismo.

Ma in un momento storico che vede sempre di più scomparire la conoscenza meccanica e la “manualita” che permette di risolvere i piccoli problemi quotidiani, con nuove generazioni la cui suddetta capacità manuale non va oltre lo scrollare uno schermo di uno smartphone tutto ciò rischi di essere solo pura utopia.

Eppure se si vuole andare a promuovere ulteriormente l’utilizzo della bici questa problematica non possiamo ignorarla, e si dovrà prima o poi trovare il modo di poter effettuare piccole riparazioni senza dover per forza passare in “gioielleria”... 

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