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35 Anni in Sicurezza - 3) 50 cc di libertà

Arriva quindi il fatidico momento, finalmente posso coronare uno dei sogni più importanti della vita perché, anche se oggi può sembrare impossibile, per me quattordicenne degli anni ‘80 era un traguardo importante quello del cosiddetto “motorino”.

Era il mezzo che finalmente ti permetteva di aprire le ali e di mirare ad altri orizzonti, ben più lontani di quelli che potevi raggiungere fino a quel momento, sempre sotto l'occhio vigile anche se non presente dei genitori.

Per meglio comprendere occorre anche sottolineare come all’epoca i genitori risultassero, per vari motivi, ben poco disponibili a scarrozzare figli inseguendo le loro volontà, se volevi andare da qualche parte arrangiarsi era la parola d’ordine. Nel caso in cui ti avessero dato il permesso; poco disponibili si, assenti no.

 L’avversione di mia madre per il “pericoloso” mezzo viene superata abbastanza velocemente grazie al supporto di mio padre che molto intelligentemente dichiara e se devo ammazzarmi è bene che lo faccia con le mie mani e non perché sono salito dietro a qualcuno dei miei amici.

Era infatti utopistico pensare che sarei rimasto a piedi con tutto il mio gruppo ormai ampiamente motorizzato.

Anche questo apparentemente insignificante dettaglio risulterà poi importante nella mia responsabilizzazione;

 

Inizio a metabolizzare il concetto di responsabilità verso me stesso: se mi farò del male sarà per colpa mia… solo colpa mia. 

 

Non sarà tutto così facile purtroppo; arriverà un veto e purtroppo riguarderà la tipologia di mezzo: posso scegliere qualsiasi tipo io voglia tranne.. quello che io voglio!!

Purtroppo infatti dalla scelta viene depennato immediatamente il beta 50cc da cross perché, in questo un po' meno illuminato, mio padre vede in esso un mezzo adatto a farsi molto male.

Le cose di fatto non stanno proprio così perché è molto più pericolosa la strada è un campo da cross dove sei quasi l'unico artefice del tuo destino, diversamente da dove invece devi fare i conti anche con la stupidità altrui. 

 

Ma tant’è, non ho potuto farci nulla, i genitori del secolo scorso sapevano essere irremovibili e noi sapevamo che era inutile, se non addirittura penalizzante, insistere; il classico tubone dell'epoca entra quindi presto nel mio garage.

 

Rigorosamente nero, colore mio preferito fin da allora ma che non sempre sarà appannaggio delle mie moto.

Si comincia a viaggiare, gli orizzonti si allargano ma anche il pericolo aumenta all’aumentare della velocità, eppure nonostante la scapestrata età resta abbastanza profonda e presente la certezza dei miei limiti umani, e la consapevolezza secondo la quale cadere in motorino a velocità elevate avrà conseguenze enormemente più pesanti di quelle relative a una caduta sui pattini o in bicicletta per le quali sono esistite conseguenze anche molto dolorose.

Al tempo il concetto di sicurezza passiva era praticamente assente, non esisteva l'obbligo del casco e tutto quello che potesse riguardare l'abbigliamento protettivo era un qualcosa di lontano quanto la spiaggia di Dakar; viaggiavamo quindi con i nostri mezzi senza alcun tipo di protezione, totalmente esposti alle totali conseguenze di una qualsiasi caduta o incidente.

 

Latente anche se sempre più concreto, si faceva strada dentro di me una consapevolezza che sarà sempre più consistente negli anni a venire: non volevo farmi male, in nessun modo, e per ottenere questo risultato non restava altro da fare che non cadere, MAI!

Questo ha fatto si che parallelamente alla stupidità e al senso di immortalità che contraddistingue l'adolescenza germogliasse anche la voglia di non esagerare e di far sì che l'istinto di conservazione potesse ottenere i mezzi necessari all’adempimento del suo compito.

Guidare  ed acquisire esperienza da utilizzare poi per crescere nella gestione del mezzo fino alla totale padronanza delle sue potenzialità.

Una condizione che porterà poi, tra qualche anno, ad una ulteriore importante consapevolezza:

 

sono io che controllo il mezzo e non viceversa, le prestazioni dei miei mezzi dovranno essere in linea con la mia crescita e la mia esperienza; si cambia il mezzo quando esso non riesce più a soddisfare le nostre esigenze e non nella (pericolosa) speranza che esso possa darci ciò che noi ancora non siamo.

 

Per usare un parallelismo fotografico, non è acquistando un corpo macchina al top di gamma che migliorerai le tue foto se ancora non riesci ad esprimerti con quello entry-level. 

Un esperienza che, visto il periodo, non si limitava mia fortuna all'asfalto.

Negli anni ‘80 eravamo molto più concentrati sul fuoristrada e sul cross che sulle curve asfaltate;  gli idoli dell’epoca affrontavano le dune africane o le piste da cross, tracciati praticamente  onnipresenti.

Ovunque si potesse costruire o disegnare un tracciato anche solo passandoci più volte con le moto esisteva una pseudo pista nella quale ci impegnavamo con i mezzi più disparati dato che pochi di noi possedevano moto da cross.

 

Ricordo, per esempio, che eravamo soliti ritrovarci con il gruppo lungo la riva del fiume dove c’era un tavolo con delle sedie in legno; poco sotto avevamo disegnato, a forza di passare sulle dune create dal fiume, una piccola pista da cross dove giravamo tra una chiacchera e l’altra…

 

Lo sterrato, le cunette, i salti, erano ciò che più ci attirava, probabilmente anche perché col 50cc non era cosi divertente l’affrontare strade tortuose, le velocità erano abbastanza ridotte anche quando i mezzi poi venivano pesantemente modificati con l'adozione per esempio del classico carburatore 19 pari e la marmitta Proma.

 

Sull’asfalto si consumavano invece le prove di accelerazione di velocità, sdraiati dietro al risicato cupolino ci sfidavamo per vedere chi era il più veloce, superando spesso il muro dei 100 km/h, anche se la sfida più sentita era contro il must dei sedicenni dell’epoca: la Vespa Px 125.

Capiterà ovviamente molto spesso il poter osservare i veri motocrossisti allenarsi e gareggiare sulle piste della zona, oltre al circuito di Miravalle, in Toscana esistevano tante altre piste anche private come quella dove si allenava Corrado Maddii piuttosto che Romano Nannini, ma all'epoca non faceva motocross solo chi aveva passione e talento ma anche chi aveva soldi e quindi il numero di piste esistenti era davvero notevole.

 

Più volte in questi anni mi capiterà l'occasione di provare moto da cross, anche se non andrò mai a concretizzare di fatto questo sogno.

L’esperienza fuoristradistica affrontata con un mezzo tutto sommato gestibile, consente di iniziare ad interagire con il mezzo a due ruote e a comprendere quali siano le sue reazioni in determinate condizioni e quali siano i correttivi da mettere in atto per evitare il peggio; lo sterrato riduce di fatto l’aderenza e permette di “simulare” le condizioni critiche che si possono presentare sulle strade di tutti i giorni.

 

Poter sentire e comprendere immediatamente quelle che sono le informazioni trasmesse da forcella e retrotreno e sapere come reagire in maniera fredda e controllata è un qualcosa di estremamente importante; così importante da salvare la vita.

 

 

Da questo momento comincia a germogliare in me una specie di gioco, che oggi non ricordo da dove possa aver preso spunto, secondo il quale io sono un bersaglio che tutti gli altri utenti della strada vogliono abbattere per conquistare un punteggio è l'unico sistema che io ho per vincere è quello di evitare di essere abbattuto!

Ed è così che con questo gioco in testa affronto le strade degli anni 80 sempre più spesso in attacco che in difesa iniziando ad analizzare il contesto intorno a me ed a capire come si muovono gli altri in quello che è il primo germoglio della creazione di un istinto che poi diventerà assolutamente e straordinariamente fondamentale per la mia sicurezza.

Un escamotage questo che mi consentirà anche di essere psicologicamente più tranquillo nelle ricerca della sopravvivenza vivendo la strada come un parco giochi piuttosto che come un luogo pericoloso.

 

Tra escursioni sempre più estese e sfide velocistiche passano velocemente anche i due anni che ci separano dalla seconda importante tappa per l'epoca, il passaggio di categoria di rito: a sedici anni da 50 cc si passa al 125 cc ed anche in questo caso la scelta, stavolta avallata, sarà quella per una moto dalle ruote tassellate una moto di nuova concezione che costituirà un importante cambiamento nel periodo e che stabilirà le basi fondamentali per tutto il mio futuro.

 

Dimenticavo un fattore importante; la cadute e gli incidenti da annotare in questo periodo di apprendistato sono pari a 0, un valore che tra i miei amici non era raro ritrovare, di fatto i pochi che si erano sfracellati erano quelli che avevano superato dei limiti al momento non superabili o avevano ignorato le più elementari regole di sicurezza stradale.

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