Un territorio quello della Tuscia ricco di attrattive storiche, artistiche e naturali, grazie alle testimonianze relative ad un lunghissimo periodo storico che va dalla dominazione dei Tusci o Etruschi, alla caduta del loro regno e alla dominazione Romana, attraversando il periodo medievale fino alle lussuose dimore papali e nobiliari attraverso il rinascimento; oltre ai laghi costellati di borghi e castelli e ai rilievi ricchi di vegetazione di tranquillità.
Caratteristici ed imperdibili i borghi costruiti su speroni tufacei, alcuni dei quali abbandonati a causa dell'erosione successivamente rivalorizzati o le nascoste antiche vie scavate nella stessa roccia tufacea; così come le meraviglie regalate dal parco dei mostri, dalle bellissime tombe Etrusche e dalle città più o meno grandi che racchiudono in sé tutta la storia: iniziando dal capoluogo: Viterbo
Pronti per un nuovo viaggio in sella alle nostre e-bike: dopo aver completato il tracciato che gira intorno al lago Trasimeno, con la suggestiva divagazione sull’isola Polvese, oggi ci apprestiamo ad affrontare un altro giro lacustre, altrettanto affascinante.
Un itinerario che ci porterà a scoprire il lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico d’Europa, in un percorso circolare di circa 60 chilometri, che ne costeggia le sponde tra paesaggi naturali mozzafiato e borghi ricchi di storia e mistero.
Partiamo da Bolsena, il cuore pulsante del lago dove parcheggiamo il nostro Doblò per scaricare le nostre E-Bike; Il percorso previsto è a limite massimo della autonomia della e-bike costretta a trasportare quello più pesante della coppia, nessun problema invece per la parte più bella e leggera della stessa, che di autonomia ne ha da vendere.
L'itinerario odierno, che prende il via dalla fine di quello precedente terminato sulle mura illuminate di Magliano in Toscana, ci porterà, in un percorso a ritroso, dal mare all’entroterra alla scoperta di nuove meraviglie che la maremma custodisce, fino a superare il confine tra Toscana e Lazio e successivamente quello che la separa dalla Tuscia.
Riprendiamo quindi la nostra escursione maremmana dalla spiaggia di Ansedonia, situata all'estremo sud della Toscana, e dalla prima attrattiva della giornata; la Tagliata Etrusca; che come si potrebbe pensare non è una delle prime versioni della carne alla brace.
E non è nemmeno Etrusca
La meta principale di questo nuovo volo sulle ali della storia, dell’arte e del paesaggio, le Ali per Viaggiare, aveva catturato la nostra attenzione parecchio tempo fa, durante una uscita motociclistica dedicata alla esplorazione territoriale senza mete predefinite.
La suggestione ispirata dal Ponte del Diavolo e dal castello che si specchiava sulle acque del fossato, sospeso sulle gole scavate dal Fiora imponeva una visita decisamente più approfondita; ma anche del territorio circostante che, sorprendente, degrada verso il mare.
Siamo in quella parte della Maremma sospesa tra Toscana e Lazio, cuore pulsante del territorio un tempo dominato dal quel popolo di navigatori, commercianti, artigiani e guerrieri, prima popolazione civile dell’Italia, conosciuti con il nome di Etruschi.
Un itinerario lungo le strade della Tuscia, alla scoperta di alcune delle infinite meraviglie che questa terra gelosamente accoglie; un percorso sicuramente non esaustivo, dato che di risorse questo territorio ne ha davvero tante, ma che sicuramente può regalare tante emozioni ed un quadro davvero suggestivo del contesto.
La presentazione del report assume una nuova modalità descrittiva rispetto a quanto fatto fino ad oggi, essa infatti contiene delle sintesi per quanto riguarda le tappe più importanti, per non appesantire troppo lo stesso allungandolo esageratamente, ma con dei link che consentono a chi è interessato, di approfondire quanto visto rimandando ad una pagina che contiene il report completo.
Questo nell'intento di migliorare ulteriormente la fruibilità del sito e dei suoi itinerari senza penalizzare la descrizione delle mete importanti.
Un itinerario che segue le sponde del lago di Bolsena, Vulcanico invaso in provincia di Viterbo, nel Lazio, e che prende il suo via al cospetto della inconfondibile e suggestiva sagoma della città di Orvieto.
Dal castello di Bolsena al borgo dei Pescatori di Marta, dal solenne castello di Capodimonte al gioiello nascosto del lago di Mezzano; per poi perdersi (nel vero senso del termine) lungo gli sconnessi sterrati del Sentiero dei Briganti.
Un viaggio breve se inteso in termini chilometrici, ma intenso dal punto di vista delle attrattive e da quello storico/naturalistico; con una potenzialità estensiva davvero enorme, grazie al territorio circostante ricchissimo di accattivanti mete divise tra Umbria, Lazio e Toscana, immediatamente vicine al placido lago laziale.
Continua il nostro viaggio invernale in terra di Tuscia; dopo Civita di Bagnoregio e Celleno, è la volta di un celebre borgo che osserva da non troppo lontano le argentee acque del Lago di Bolsena: Montefiascone.
Ricco di storia, legata soprattutto alla sua appartenenza allo Stato della Chiesa, Montefiascone è conosciuto anche per la sua produzione vinicola e per il vino EST EST EST! al quale è legata una celebre leggenda.
Re Imperatori e Papi hanno soggiornato in questa antica cittadina borgo dotandola progressivamente di fortificazioni e una rocca “adatta alla dignità di un Papa” a partire dal 1207; a partire dal 1463, quando la rocca perse di interesse.
Il tempo sembra essersi fermato in questo piccolo borgo che per caso visitiamo dopo avere lasciato la celebre Civita di Bagnoregio; perché Celleno antica fa parte di quella ristretta, ma neanche tanto, cerchia dei suggestivi borghi Fantasma; ovvero quelle piccole borgate che per vari motivi sono state abbandonate e che si trovano in un progressivo stato di degrado. Un decadimento che porterà alla definitiva scomparsa della antica testimonianza se non si interviene in opere di conservazione e consolidamento, come purtroppo accade troppo spesso. Come per la vicina “Città che Muore” anche Celleno è stata resa pericolante dalle instabilità dello sperone tufaceo eroso dal tempo e dagli agenti atmosferici, sulla quale è stata edificata; ma a differenza di Civita di Bagnoregio che conta ancora una decina di abitanti questo borgo della Tuscia è stato abbandonato.
"La città che muore" questa e' la definizione con la quale e' universalmente riconosciuta questa cittadina, unica nel suo genere, situata nella zona nord del Lazio al confine con l'Umbria e a due passi dalla Toscana, in progressivo sgretolamento a causa dell'instabile e friabile terreno tufaceo sul quale e' stata edificata, solo l'intervento umano ha potuto rallentare il processo di erosione e dotare la città di un ponte di accesso dopo un periodo di abbandono quasi totale da parte della popolazione residente.
È difficile stabilire se il lungo ponte serva a collegare Civita al resto del mondo oppure a permettere al mondo di attraversare il tempo e tornare a lei per provare sensazioni oramai scomparse, di certo la sua assenza non impedì l'abbandono mentre la sua presenza ha favorito il ritorno.
È uno dei più straordinari scrigni di tesori del centro Italia e vanta ben due leggende relative alla sua fondazione; la prima la vede fondata dal figlio di Enea, Ascanio, nel luogo dove vennero ritrovati dodici cuccioli (Tus-Cana), la seconda invece per mano del figlio di Ercole e della regina degli Sciiti, Araxe, che si chiamava Tusco.
Quello che è certo è che questo antico villaggio di Etrusca origine, divenuto importante città grazie alle vie commerciali e successivamente pacificamente parte del nascente Impero Romano, è ricco di numerose testimonianze storiche per un arco di tempo che va dall'epoca Etrusca fino a quella rinascimentale passando per quella medievale; conoscerà un lungo periodo di stasi sotto il dominio dello Stato della Chiesa fino al suo passaggio al Regno d'Italia del 1870 con la presa di Roma e la "Breccia di Porta Pia"
È universalmente riconosciuto come uno dei popoli più misteriosi della nostra storia, eppure quello Etrusco ha lasciato ai posteri numerose testimonianze del proprio passaggio sul suolo italico, probabilmente la leggenda in parte "costruita" sulle nebulose origini di questa popolazione di abili mercanti che ha governato buona parte della penisola fino all'avvento del potere di Roma ha contribuito in maniera determinante alla nascita del mito.
Certo è che nei territori da loro dominati prima della sconfitta militare, e la costretta fusione con il popolo Romano delle città superstiti, sono oggi davvero tanti, e molti di rilevante valore storico ed artistico, i contesti in grado di raccontare in maniera molto dettagliata usi e costumi di questa straordinaria popolazione.
