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Valdambra; territorio meraviglioso

L’itinerario di oggi si dipana praticamente nel giardino di casa, sono infatti necessari nemmeno 20 km di spostamento i del nostro Doblò per raggiungere il punto di partenza, in una zona che poche volte avevamo preso in considerazione per le nostre esplorazioni in quanto zona di passaggio, ovvero uno di quei territori che hanno la “colpa” di essere in mezzo al punto di partenza e quello di arrivo; destino similare a quello delle città portuali, dove ci si imbarca. E basta.

In questo caso una porta che dal Valdarno apre a zone di estrema attrazione, come Siena, le Crete Senesi e la Valdorcia, e immette sulla direttrice che porta fino al mare, in Maremma.

Da qui insomma si passa, e difficilmente ci si ferma complice anche una scarsa visibilità di un territorio che per anni è stato più teatro di un progressivo abbandono che di richiamo.

Ma da tempo non è più cosi ed il rinnovato interesse per le zone dove ancora il turismo di massa non è arrivato e dove è possibile trascorrere del tempo in assoluta pace e tranquillità ha contribuito ad una maggiore viabilità e al riconoscimento delle potenzialità e delle bellezze che questo territorio custodisce. Un contesto per verti versi quasi unico, ma comunque con una sua precisa identità difficilmente confondibile. 

Siamo in Toscana, nella provincia di Arezzo che fronteggia quella Senese, siamo in Valdambra.


Video, mappa e GPX a fine pagina


Territorio collinare scavato dal torrente Ambra che si getta poi nel fiume Arno è una valle laterale del Valdarno che in alcuni casi viene addirittura considerata parte di essa; delimitata dal Valdarno a nord, confina con i colli del Chianti, le Crete Senesi e la Valdichiana ed è attraversata da quella che un tempo era la SS 540, oggi SP, di Valdambra che collega il Valdarno alla SS715 Siena/Bettolle e, tramite questa alla SS223 Siena Grosseto.

La zona oltre ad essere davvero molto interessante risulta anche un ottimo punto di partenza per le esplorazioni della zone limitrofe, servendosi di percorsi alternativi alle trafficate direttrici principali , e godendo delle bellezze naturali oltre che storiche che la Valdambra ed i suoi colli sono in grado di offrire.

Mappa della Valdambra

Il nostro viaggio in bici di oggi, oltre alla scoperta delle suddette bellezze che potrete scoprire in questo report o nel video dedicato, ha permesso di verificare anche come questo contesto sia assolutamente adatto alla esplorazione in sella a mezzi silenziosi, ecologici, e soprattutto lenti.

Perché e la lentezza la giusta chiave di lettura di questa bellissima zona Toscana.

Personalmente, il viaggio di oggi lo consideriamo come uno dei più belli ed avvincenti tra quelli finora compiuti, un misto di emozioni regalateci dalle bellezze della natura, dai saliscendi collinari, dai suggestivi panorami e dalla bellezza imprevista ed imprevedibile dei piccoli borghi e castelli che punteggiano i colli. Una magia da assaporate lentamente metro dopo metro; meglio se pedalando.

Il percorso che trovate a fine pagina in forma di mappa e GPX non risulta particolarmente impegnativo per quanto riguarda le tipologie di strade e sentieri affrontati, fatta eccezione per la risalita alla Torre di Galatrona in uno stretto e sconnesso sentiero con il 18i% di pendenza, per il quali consigliamo comunque l’utilizzo di una Mountain Bike; mentre possono essere più impegnativi fisicamente i 50 chilometri totali con un dislivello di 1200 metri.

BADIA A RUOTI

Badia a Ruoti è il punto di partenza del nostro itinerario, qui, parcheggiamo il Doblò davanti ad un gruppo di villette per poi scaricare le bici ed iniziare il viaggio con la prima sosta a poche centinaia di metri.  

La chiesa di Badia Ruoti, potente abbazia della vallata, è documentata a partire dal 1076, il borgo che vi sorse intorno fu teatro di numerose guerre e dispute intestine, oltre ad assedi e irruzioni che lesionarono pesantemente l’abbazia modificandone pesantemente l’aspetto.

Quella che oggi possiamo ammirare è frutto di rimaneggiamenti e restauri realizzati a partire dal XVII secolo.


Badia a Ruoti - Ambra     (5 km)

Il veloce trasferimento ad Ambra risale il profilo collinare per poi ridiscendere nei pressi del borgo che raggiungiamo grazie alla ciclabile che costeggia l'omonimo torrente.


AMBRA

La zona restituisce tracce archeologiche che ipotizzano insediamenti fin dalla preistoria, più certa la presenza di un insediamento etrusco nelle vicinanze risalente al VII secolo a.C. mentre non riveste di nessun interesse in epoca romana il contesto che oggi occupa il borgo di Ambra, anche se nei dintorni si sono trovate tracce di abitazioni dell’epoca. 

Ambra

La storia documentata inizia a partire dal 1021, con la certificazione di una casa nei pressi della Pieve di san Quirico (risalente al IV secolo e oggi visibile lungo la SP540 a circa 3km da Ambra) in un loco denominato Ambra. 

 

Notizie del castello di Ambra si hanno invece dal 1132, più volte distrutto e ricostruito dopo assedi e terremoti (una carta del 1270 ne certifica la totale distruzione, mentre parziale fu quella derivata dal terremoto del 1558) è stato quasi interamente inglobato dalle costruzioni successive; la cinta muraria mantiene comunque un minimo di riconoscibilità.

 

Le poche abitazioni medievali sopravvissute denotano influenze architettoniche tipiche delle città dominanti, questo dovuto probabilmente all’aiuto che la città di Arezzo forni per la ricostruzione dopo la devastazione del 1270 ad opera dei fiorentini.

L’espansione residenziale al di fuori delle mura inizia nel XVI secolo, dopo la pacificazione della Toscana che segue la definita sconfitta di Siena e l’assoluto predomino fiorentino.

Un grande impulso economico per la zona si ha nel 1869 con la costruzione di una filanda per la seta, risalgono invece al secondo dopoguerra le trasformazioni definitive del borgo, quello che oggi possiamo ammirare.

Ambra


Ambra - Cennina     (4 km)

Tratto su strada asfaltata, con traffico scarso, che risale il colle che ospita la nostra prossima meta; tra campi coltivati e olivete offre scorci panoramici davvero suggestivi. Parte finale con pendenza del 11%.


CENNINA

Castello di Cennina - Valdambra

 

Il castello, che domina da secoli la Valdambra e che attira inevitabilmente la curiosità di chi si trova a transitare nella sottostante provinciale, era una importante struttura di controllo delle vie di transito che congiungevano il Valdarno alla Valle di Montaperti e a Roma; di origine Etrusca e Romana verrà ampliato dai Longobardi, sono invece del XII secolo le definitive modifiche che oggi, in questa solare giornata, possiamo ammirare.

Edificato in un territorio sotto il controllo dei Conti Guidi passa più volte di mano tra Tarlati di Arezzo e gli Ubertini; la sua strategica posizione lo porterà spesso al centro delle “attenzioni” della Firenze Guelfa e di Siena e Arezzo Ghibelline, teatro di scontri e assedi che causeranno distruzioni e ricostruzioni.

castello di Cennina - Valdambra
Castello di Cennina - Valdambra

Distrutto per mano Senese nel 1307, diventa definitivamente avamposto Fiorentino nel 1360, con un intervallo di 15 giorni nel 1447 quando fu espugnato da Siena dopo un assedio e subito riconquistato da Firenze; nel 1529 subisce l’ultima occupazione da parte delle truppe imperiali di Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, (re di Spagna, di Napoli, di Sardegna e di Sicilia) impegnate nell’assedio della città di Firenze per rovesciare la neonata Repubblica Fiorentina e restituire il controllo cittadino alla famiglia dei Medici. E il Ducato di Toscana al controllo papale.

Castello di Cennina - Valdambra

Recentemente restaurato e “riportato in vita” da un gruppo di studiosi, ospita eventi culturali di vario genere grazie al Centro Turistico e culturale da loro fondato, continuando nella sua opera di sorveglianza della Valdambra non più in veste militare ma bensì storica ed artistica.

 

La bellezza offerta dai resti del secolare castello, adornati dal cielo azzurro e dai verdi prati sui quali la primavera appunta i colori delle prime fioriture rappresenta uno dei momenti più emozionanti di questo itinerario di Valdambra; superare la porta d’ingresso del Castello di Cennina è un po' come viaggiare nel tempo e nello spazio, per arrivare dove storia e natura si intrecciano, nel silenzio e nella pace. Lontano da tutto e da tutti.  


Cennina - Ponte Romanico di Pogi     (5 km)

La panoramica discesa su strada asfaltata con pochissimo traffico, è un palcoscenico che offre suggestivi scorci sulla Valle dell'Arno, chiusa dal massiccio del Pratomagno che la divide dal Casentino, e la Valdambra che scorre alla nostra destra.



PONTE ROMANICO DI POGI

Solida testimonianza del lungo passato storico della zona, il ponte di Pogi è una costruzione medievale che poggia su fondamenta di epoca Romana, quando veniva utilizzato per attraversare il torrente Ambra lungo una direttrice che si originava dalla via Cassia; recentemente restaurato ed inaugurato nel 2012 oggi è utilizzato solo come ponte pedonale.

Tappa questa fondamentale per la comprensione del valore storico della Valdambra, che si integra con quello naturale rendendo questo territorio una tappa immancabile nel ruolino di marcia di un turista esigente.

Pogi - Torre di Galatrona     (7 km)

I 7 chilometri che ci separano dalla prossima tappa sono quelli più impegnativi della giornata, si risale di 250 metri di Pogi ai 550 metri della Torre di Galatrona (che non è il punto più alto del percorso) percorrendo inizialmente strade in larga parte sterrate di facile percorrenza ma che progressivamente andranno a complicarsi con un tratto finale, con pendenza del 18%, che segue un sentiero stretto e roccioso, con presenza di sassi smossi.

L’unico tratto in cui abbiamo dovuto aumentare l’assistenza del motore elettrico, salire al minimo era assolutamente impossibile; almeno per noi. 

Non abbiamo foto prese durante la risalita, dato che l'ultima cosa che volevamo era fermarsi a metà della ripida salita, ma potrete trovare la sintesi nel video dell'escursione che trovate a fine pagina.

Dalla torre partono alcuni tracciati per MTB gestiti e manutenuti dal locale Galatrona Enduro Trails ma che, nonostante la tentazione, abbiamo evitato di provare (resistere alla tentazioni è un preoccupante sintomo di invecchiamento).


TORRE DI GALATRONA

Come si può ben ricavare da quanto fin’ora ammirato e scritto, la zona della Valdambra è stata teatro per secoli di guerre e dispute di vario genere, che hanno causato devastazioni e saccheggi; costringendo le popolazioni locali ad erigere strutture difensive e castelli cinti da mura, più o meno efficaci. La Torre di Galatrona, o Torrione, che svetta dall’alto della panoramica collina che la ospita, sospesa tra i territori di Firenze, Siena ed Arezzo, è sicuramente uno degli esempi più rappresentativi di suddetta esigenza. 

Le prime notizie certe risalgono al X secolo quando “Canastruna” risulta come punto di controllo del territorio circostante; il successivo castello dei Conti Guidi edificato nel XII secolo, poggia su precedenti fortificazioni risalenti al periodo Etrusco/Romano a testimonianza della importanza strategica di questa verde collina.

Ovviamente contesa tra i principali protagonisti della storia medievale Toscana, passerà in maniera definitiva dal controllo di Arezzo a quello Fiorentino nel 1335; originariamente dotata di due torri (una delle quali scomparsa) diviene il nucleo di un borgo costruito all’interno e all’esterno delle protettive mura.

Il passaggio delle truppe imperiali di Carlo V dirette a Firenze e la conseguente temporanea occupazione segna l’inizio della decadenza della struttura. 

 

Torre di Galatrona

Non più importante dal punto di vista strategico a seguito della pacificazione del Ducato di Toscana stabilmente sotto il controllo Mediceo, cade in progressivo abbandono; un dipinto del XVII secolo conservato nella vicina Pieve di San Giovanni Battista immortala drammaticamente lo stato di decadenza con le torri in rovina e i borghi scomparsi.

Il restauro del 2007 a cura del comune di Bucine, restituisce la giusta dignità a questa preziosa testimonianza del passato, che dall’alto della sua collina racconta ai visitatori una storia millenaria di una terra crocevia di culture e teatro di aspri conflitti. La nostra storia.  


Torre di Galatrona - Montebenichi     (10 km)

Cicloturismo Valdambra

Questa parte del percorso è, ciclisticamente parlando, quella più divertente di tutto l’itinerario; meravigliosa dal punto di vista paesaggistico e naturale, la risalita al punto più alto del percorso con i suoi 670 metri e la successiva discesa al borgo di Montebenichi regalano emozioni a non finire grazie anche e soprattutto allo sterrato davvero divertente da affrontare, con i suoi saliscendi, i suoi dossi e il pietroso sconnesso che fanno più volte rimpiangere una ben più adatta bi-ammortizzata.

Ma forse è meglio così dato che le “evoluzioni” effettuate sono già al limite della razionalità…

 

Ma ci siamo comunque divertiti un sacco!!!!

 

L’itinerario totale dalla forma di un otto va quasi a congiunzione nei pressi di Cennina offrendoci un ulteriore scorcio sul borgo e il castello, ovviamente è possibile una modifica dello stesso tracciato intersecando qui le direttrici, ma per quello che abbiamo potuto vedere e apprezzare non è necessario; a meno che non si voglia affrontare in discesa il ripido sentiero di Galatrona.



MONTEBENICHI

Il borgo di Montebenichi rappresenta sicuramente una delle maggiori sorprese di questo viaggio nella Valdambra, che di sorprese ne ha regalate parecchie, anche la sua suggestione è in parte mitigata dalla consapevolezza che ciò che stiamo ammirando non ha proprio il valore storico che inizialmente si tende ad attribuirgli. Ma andiamo per gradi.

Montebenichi - Valdambra

Del primitivo castello di origine Longobarda, nato dalla diaspora avvenuta nei vicini centri etrusco/romani, restano poche tracce, sono invece ben visibili quelle relative alle fortificazioni del XV. Inizialmente possesso degli Ubertini fu venduto nel 1385 alla Repubblica Fiorentina, la sua posizione di confine (come quella di tutti i castelli della zona) lo vide spesso teatro di scontri tra Firenze e Siena. 

La pagina più drammatica del borgo fu scritta nel 1478 quando le truppe aragonesi di Carlo V alleate del Papa invadono la Valdambra distruggendo il castello di Montebenichi e facendo prigionieri tutti gli uomini. 

Montebenichi - Valdambra

Questo avviene come reazione alla Congiura de’Pazzi che il 26 aprile 1478 culminò con l’attentato a Lorenzo de’Medici e la morte del fratello dello stesso, Giuliano, mentre il Magnifico fui solo ferito. La congiura tesa a rovesciare i Medici era appoggiata dal Regno di Napoli, dal Papa e ovviamente dalla Repubblica di Siena; Firenze in quel momento oltre all’appoggio del Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia (per quanto la situazione dell’epoca fosse ben più complessa) godeva anche dell’amicizia del Regno di Francia ostili agli Aragona rei di avere spodestato gli Angioini dal controllo del Regno di Napoli.

La reazione dei Medici fu feroce, e tutti i congiurati furono catturati o uccisi, così come fu immediata quella papale, Sisto IV scomunicò Lorenzo de Medici e siglò la suddetta alleanza per spodestare il Magnifico. 

Montebenichi - Castelletto di Piazza Gorizia

Firenze impreparata allo scontro cerca di riorganizzarsi mentre le truppe aragonesi iniziano a devastare i sud della Toscana in una guerra atipica fatta di conquiste, saccheggi, distruzioni e abbandoni ; dopo la caduta della Fortezza di Poggio Imperiale di Poggibonsi solo Colle Valdelsa resiste agli attacchi nemici.

Inspiegabilmente a questo punto le truppe Aragonesi si concentrano su Colle invece di muovere alla volta della praticamente indifesa Firenze, l’assedio iniziato il 22 settembre si protrae fino al 2 novembre quando, nonostante l’eroica resistenza della città che da Firenze aveva ricevuto solo pacche sulle spalle, viene firmata la resa con le condizioni dettate dagli assediati ben accolte dal duca Alfonso di Calabria impressionato dal valore dei cittadini di Colle.

E come spesso accade durante il complesso periodo storico che va dall’alto medioevo e la caduta dell’Impero Romano fino al Rinascimento, improvvisamente tutto cambia e la diplomazia trasforma in alleati quelli che prima invece erano nemici.

La pace di Napoli del 1480 contentò tutti tranne il Papa ancora in caccia della testa di Lorenzo, sostenuto però del re di Francia.

Lo sbarco di luglio dei Turchi sulle coste spostò l’attenzione verso un nuovo nemico, Lorenzo fornendo aiuto finanziario e galee al re di Napoli si guadagnò infine la revoca della scomunica papale.

Montebenichi - Castelletto di Piazza Gorizia

Tornando alle macerie di Montebenichi, la ricostruzione del borgo avvenne alla fine del XV secolo, mentre dal XVIII secolo fa parte del comune di Bucine.

Il punto controverso di tutta questa storia però è quello relativo ai restauri degli inizi del XX secolo della principale Piazza Gorizia e del Castelletto che la chiude (oggi Residenza d'Epoca), lavori che a detta di molti esperti hanno ricreato edifici dalle forme troppo fantasiose e storicamente poco attinenti. 

Nonostante ciò comunque il borgo resta affascinante, regalando al visitatore quelle emozioni che solitamente ricerca anche se in parte derivanti da un (quasi) falso storico.

Che comunque non è un caso isolato in Italia. 

Montebenichi - Castelletto di Piazza Gorizia
Montebenichi - Castelletto di Piazza Gorizia


Montebenichi - Montalto     (6 km)

Primo tratto in asfaltata discesa, il secondo invece di pianura, su strade sterrate, campi, boschi e attraverso un paio di guadi il tutto scortati da file di cipressi; niente di particolarmente impegnativo.


MONTALTO

Anche in questo caso le origini sono legate alla presenza Longobarda a partire dal Vi secolo, ma la costruzione della parte principale del castello inglobante la torre longobarda si deve ad un conte senese e da suo figlio Berardo dalla cui casata dei Berardenghi deriva il nome della zona “Berardenga”. Le prime notizie relative ad una cospicua comunità sono relative al XI secolo, immediatamente successive quelle che registrano la vendita del castello da parte dei Berardenghi per sopraggiunte difficoltà finanziarie.

Castello di Montalto - Valdambra

Anche Montalto, come tutti i castelli della zona, riveste quella importanza strategica che lo vedrà conteso tra Siena e Firenze soprattutto nel periodo che va dal 1201 al 1553; praticamente tre secoli di drammi.  La battaglia di Montalto del 1208 fu uno degli scenari più cruenti della storia del castello, Firenze attaccò il castello sottraendolo al controllo di Siena e dei Berardenghi per catturando 1200 prigionieri e distruggendoli quasi completamente.

L’importanza di Montalto viene testimoniata dalla immediata ricostruzione dal parte di Siena che ne assumerà il controllo diretto a partire dal 1251 dopo il definitivo declino dei Berardenghi. 

Nei secoli successivi subirà assedi e saccheggi oltre ad essere funestato da epidemie, come quella della peste nera, nel 1422 che ridussero la popolazione a sole 13 anime.

Castello di Montalto - Valdambra

Nel 1546 la famiglia Palmieri ottiene da Siena il castello impegnandosi a difenderlo a proprie spese, una spesa rilevante ma che avrebbe permesso la nascita di una Signoria indipendente.

L’atto finale della secolare guerra tra Siena e Firenze vide Montalto distrutta dalle truppe Fiorentine e imperiali; la definitiva sconfitta di Siena del 1555 porterà finalmente pace e stabilità nella zona.

Questo permetterà ai palmieri di avviare una definitiva campagna di ricostruzione e restauri tra il 1570 e il 1578 che trasformarono il castello medievale (o meglio, ciò che ne restava) in una dimora rinascimentale dotata di bellissimi affreschi, che utilizzeranno come dimora di campagna a partire dal 1587, mantenendo la dimora principale a Siena.

 

Poche le notizie relative fino al XIX secolo quando la famiglia intraprende nuove opere di restauro

 

 

Rinato nuovamente nel 1980 come agriturismo, dopo un passaggio di testimone da parte dei Palmieri, resta un testimone della secolare contesa tra Siena e Firenze oltre che un suggestivo esempio di architettura rinascimentale.


Montalto - Rapale    (6 km)

Veloce discesa dal castello per riprendere lo sterrato che ci porterà al cospetto della trafficatissima SP540 di Valdambra che dovremo percorrere per circa un chilometro; un tratto rettilineo a scorrimento veloce dove tutti corrono: UNICO TRATTO PERICOLOSO DEL VIAGGIO!! 

Successivamente risaliremo verso l'ultima tappa della giornata sul fianco collinare teatro dell'ultima salita della giornata su una tranquilla strada asfaltata che offre bellissimi scorci panoramici sulla Valdambra e sui lontani profili collinari maremmani.


RAPALE

Rapale - Valdambra

Il borgo di Rapale condivide la sua secolare storia con quella dei vicini castelli, contraddistinte dalle dispute medievali tra Siena e Firenze con le relative distruzioni; oggi il tranquillo borgo sospeso sulla Valdambra ci regala la giusta fine del lungo viaggio in questa straordinaria terra grazie alla sua tranquilla atmosfera che si offre al prossimo tramonto abbracciando il tepore degli ultimi raggi solari e consentendo allo sguardo ammaliato di spaziare lontano.

 

 

Rapale - Valdambra
Rapale - Valdambra

Rapale - Badia a Ruoti    (6 km)

in effetti Rapale non doveva essere l'ultima tappa della giornata, a pochi chilometri infatti si trova il borgo medievale di Sogna che imponeva però una deviazione dalla rotta principale che, purtroppo non potevamo permetterci data la scarsa autonomia rimanente della batteria. 

Un limite quello della autonomia che penalizza sui lunghi percorsi con sensibili altimetrie, dato che senza l'ausilio del motore la bici non è praticamente utilizzabile, se non con grosso dispendio di energia a causa del motore che da spento viene comunque trascinato.

Più volte abbiamo spinto la bici a mano su lunghe salite a causa di calcoli troppo ottimistici, ma oggi siamo particolarmente stanchi e non abbiamo voglia di farlo.

L’arrivo al cospetto del nostro Doblò segna la definitiva conclusione di questa incredibile giornata trascorsa esplorando un territorio praticamente nel giardino di casa ma che non avevamo mai degnato della giusta considerazione preferendogli destinazioni ben più rinomate.

 

Un grave errore al quale oggi abbiamo rimediato godendo di una delle migliori escursioni mai fatte in sella ad una bici che ci ha regalato emozioni infinite che nulla hanno da invidiare a quelle legate a mete lontane o in sella a mezzi di stessa natura ma diversa motorizzazione.

 

 

Grazie meravigliosa Valdambra!


Video, mappa e GPX dell'itinerario

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