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Motostoria: Cagiva Elefant 750

Arrivata successivamente alla deludente esperienza in sella alla poco affidabile Suzuki 650 Djebel, la enduristica Cagiva motorizzata Ducati si dimostra immediatamente il mezzo adatto ad affrontare quei viaggi che con la precedente monocilindrica sembravano quasi impossibili.

Acquistata usata, ma con soli 5500 km all'attivo, la solida bicilindrica esordisce con un viaggio impegnativo che mi porterà sulle strade (e sulle isole) della Grecia.

Subito attrezzata con bauletto e borse laterali Givi (utilizzando un telaio per il supertenerè opportunamente modificato) si dimostra una instancabile macinachilometri anche con carichi fuori dal comune; oltre al vestiario caricavamo infatti tutto il necessario per il campeggio come la tenda canadese 4 posti (alta 1,80 mt), e le brandine militari.

Non sempre la ruota anteriore toccava terra durante i viaggi... 

Siamo nei primi anni '90 del secolo scorso, e la Elefant apre nuovi orizzonti, dopo la Grecia sarà la volta della Corsica, della Sardegna, della Sicilia, dell'isola d'Elba; fino ad arrivare in Spagna, a Barcellona in un viaggio dove però dimostrerà quelli che sono i suoi limiti sulle lunghe percorrenze, data la ridotta velocità di crociera e gli eccessivi consumi ad andature sostenute.

Contemporaneamente inizia l'esplorazione metodica delle Toscana e delle terre limitrofe; fino a quel momento poco apprezzate, dato che ammaliati dai raid africani sognavamo solo mete lontane.

Le caratteristiche positive della Elefant sono davvero molte, la moto è agilissima, facile da guidare e, grazie alla coppia garantita dal biclindrico Ducati, davvero performante; in fuoristrada si dimostra davvero eccellente ma è su strada che stupisce maggiormente, e non solo me che la guido.

Al tempo ero parecchio giovane ed incapace di resistere a determinate tentazioni o stimoli, ma nonostante queste "pulsioni" comuni a tanti altri coetanei, ho sempre messo la mia sicurezza sopra ad ogni altra cosa evitando quindi di guidare oltre i miei limiti e quelli della mia moto.

Questo però non significa che al tempo non mi impegnassi al meglio nel risalire il Muraglione, la Futa e la Raticosa, oppure sulla strada di Palazzolo nei pressi di Monte san Savino (chi è della zona sa di cosa parlo), gareggiando in alcuni casi con le supersportive dell'epoca. 

Gareggiando "in alcuni casi" nel senso che spesso non c'era gara; inaspettatamente a favore della Elefant!

Al tempo le sportive, prevalentemente nipponiche, non erano celebri per la guidabilità e le frenata, potenti in allungo erano però difficili da guidare sul misto stretto e la nervosità dei loro propulsori con erogazioni quasi "duetempistiche" non aiutava certo. 

Ed è così che la Cagivona grazie alla sua coppia sempre disponibile, ai suoi 60 cv utilizzabili al 100% in ogni momento, alla gommatura tassellata in grado di offrire ottimo grip anche in presenza di sporco diventa un arma letale sui passi montani e sui percorsi misti; unico limite la potenza massima, a causa della quale a volte risultava impossibile superare sui brevi rettilinei chi in ingresso di curva faceva solo tappo...E tutto questo, può sembrare impossibile, in sicurezza, dato che mai ho dovuto portare l'Elefant oltre i limiti della logica e mai abbiamo assaggiato l'asfalto, pur divertendoci come matti e stupendo amici e conoscenti in sella agli ultimi ritrovati delle scuderie del sollevante.

 


 

Attività, quella "sportiva" comunque sporadica e in progressivo dissolvimento, dato che la mia indole turistica mi impegnava in altri ambiti e le  mie esigenze mal si combinavano con quelle degli smanettoni.

Era comunque divertente lasciare indietro i pistaioli, in due e a pieno carico quando si viaggiava sulle strade del mondo.

 

La Cagivona sarà anche la protagonista del mio primo Raduno dello Stelvio (ne seguiranno altri tre, ma non in sella alla Elefant), affrontando gli sterrati del Gavia e la risalita del passo più celebre d'Italia, non senza difficoltà. 

La sua alimentazione a carburatori infatti soffre in maniera devastante l'incremento di altitudine e il relativo cambio di pressione; nessuna centralina è presente per riequilibrare la coppia di carburatori in funzione della pressione atmosferica.

Di fatto sullo Stelvio ci arrivo con una Cagiva Elefant 125...

Ed è in questa fase importante della mia vita motociclistica che matura una importante consapevolezza che condizionerà positivamente il mio futuro: devo essere io a dominare la moto, e non lei a dominare me; da qui in poi solo mezzi con caratteristiche particolari entreranno nel mio garage, perchè conta la coppia e la maneggevolezza e non i cavalli, per i quali ho sempre riconosciuto il limite di 100cv come inutilmente superabile.

In quegli anni la percezione per l'affidabilità di tutto ciò che non fosse di produzione nipponica era davvero scarsa; io che avevo invece esperienze completamente diverse (la Suzuki mi aveva prosciugato il conto in banca) mi affidavo tranquillamente alla Italiana Cagiva motorizzata Ducati, oltretutto allungando gli interventi di manutenzione oltre il previsto e effettuando solo quelli che prevedevano la sostituzione delle cinghie della distribuzione; quindi ogni 20.000 km.

 

In tutti gli anni di onorato servizio la solida Elefant non mi ha mai perso un colpo e quando è stata venduta, superati i 100.000 km percorsi, dimostrava solo l'ingiallimento delle plastiche; una nota di merito per l'accoppiata avviamento elettrico/pedivella di avviamento, che ha sempre permesso alla moto di partire anche in presenza di batteria scarica; altri tempi.

 

La sostituzione avverrà con una ben più potente Cagiva Navigator 1000 che amplierà ancora di più gli orizzonti grazie alle doti di passista autostradale, ma non per molto... ma questa è un altra storia

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