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Terre di Lunigiana - Secondo Giorno

Alba gelida in quel di Licciana Nardi, la nebbia avvolge il borgo e le temperature sono di poco sopra lo zero; veloce colazione al bar e per le 9.00 sono pronto alla partenza; solitamente gli orari sono diversi ma la paura di trovare ghiaccio sulla strada impone di avventurarsi sulle strade della Lunigiana in orari meno mattinieri.

Le previsioni identificano quello odierno come il peggiore dei tre, ma non è prevista pioggia, se non nella notte, quando saremo già nel caldo rifugio. Un ricovero, quello per la prossima notte, che tecnicamente dovrebbe essere diverso da quello che ci apprestiamo a lasciare, anche se per un attimo l’idea di prenotare la camera anche per la notte successiva attraversa la nostra mente.

Ma la convinzione di non essere in zona stasera cancella il tutto. Purtroppo!  



Castello di Madrignano

Il Castello di Madrignano rappresenta la prima tappa della giornata, attraversata la valle del Magra risaliamo sul versante montano dal quale eravamo scesi ieri sera, riallacciandoci all'itinerario generale progettato a tavolino.

Adesso siamo in Liguria, provincia di La Spezia, dato che il territorio della Lunigiana si estende anche oltre i confini Toscani. 

Borgo e castello si rivelano deserti e silenti, una costante di questo viaggio, ma il castello purtroppo desolatamente chiuso, e nessuna indicazione rivela se esso sia visitabile e in quali date/orari.

La presenza di un moderno ascensore che conduce alla rocca aggirando il sentiero fa comunque pensare ad un luogo comunque turisticamente apprezzato.

Ma non oggi.  

Il Castello che sorveglia la valle scavata dal fiume Vara prima della sua immissione nel Magra, racconta una storia travagliata che inizia intorno al 1160, data della prima citazione in un documento che ne attesta la proprietà dei Malaspina.

Nel 1416 verrà attaccato e distrutto dalla repubblica di Genova, tornerà possedimento dei Malaspina dopo ulteriori devastanti contese, nel 1469 e vi resterà per tre secoli; nel 1705 sarà coinvolto negli scontri tra Franco- Spagnoli e Austriaci, stavolta ai danneggiamenti causati da un feroce assedio non seguirà una ricostruzione e i danni inferti resteranno per sempre visibili.

Divenuto parte del Granducato di Toscana sarà restaurato ma solo nelle porzioni ancora in buono stato; ma purtroppo a differenza di altri manieri, la sua drammatica storia non finisce qui.


Il terremoto del 1920 infliggerà nuovi danni alla rocca, così come i bombardamenti subiti durante la II guerra Mondiale.

Finalmente nel 1980 iniziarono i lavori di recupero di quanto restava del solenne castello a difesa della Val di Vara, che, purtroppo saranno terminati solo nel 2016, anno a partire dal quale diviene visitabile.   Anche se non si comprende quando o come...


Sotto un cielo che non riesce a decidere da che parte stare, e temperature decisamente in rialzo riprendiamo il nostro viaggio, prima però è arrivato il momento di togliersi i pesanti pantaloni in cordura imbottiti e indossare i jeans in kevlar molto più pratici e adatti al contesto attuale.

Grazie alle capienti borse laterali che avrebbero potuto ospitare anche gli scarponi da trekking, ma che per stavolta non abbiamo portato al seguito, e al bauletto posteriore vuoto che accoglie casco e giubbotto durante le escursioni. 

Fortezza di Sarzanello

In circa mezz'ora raggiungiamo la nostra prossima meta, siamo in valle Magra adesso, non lontano dalla foce; il cielo si apre in un abbagliante azzurro e le temperature risultano decisamente primaverili

(oggi è il 6 febbraio!).

Parcheggiata Athena nel deserto parcheggio sottostante raggiungiamo la splendida fortezza che sovrasta la città di Sarzana. 


La nascita della Fortezza di Sarzanello e successivamente della città di Sarzana, è una diretta conseguenza della decadenza della antica città di Luni (tema che affronteremo più avanti, grazie alla prossima importante meta).

La collina che ospita la fortezza risultava infatti un luogo più sicuro della valle, oggetto delle incursioni dei pirati Saraceni, ed è a partire dal 963 che si hanno notizie di questa roccaforte come proprietà dei Vescovi di Luni.

I successivi dominatori del territorio, come il precedentemente citato Castruccio Castracani (Duca di Lucca e Signore di Carrara, Lerici, Pisa, Pistoia, Pontremoli e Sarzana) rimaneggeranno la fortezza in funzione delle proprie esigenze; ma di tutto ciò resta poca traccia dato che i Medici la distrussero completamente prima di dare mandato alla ricostruzione di un maniero più al passo con i tempi.



 Con la discesa di Carlo VIII in Italia, nel 1494, la fortezza ancora in fase di costruzione, gli venne consegnata insieme a Sarzana, da un Piero dei Medici eccessivamente reverente.

Dopo la ritirata dell’esercito Francese la fortezza divenne possesso genovese e finalmente, nel 1502, fu terminata, come da fiorentino progetto.

Nuove modifiche furono apportate nel XVIII secolo per adeguarla alle mutate esigenze militari.

Dopo avere corso il rischio di essere demolita durante la dominazione Francese entra a far parte del Regno di Sardegna nel 1814 che ne curò il restauro.

Dal 2014 è gestita dal Ministero per i beni e le attività culturali, ed è a tutt’oggi visitabile tutto l’anno; come potete vedere

Antica città di Luni - Anfiteatro Romano

Mentre la popolazione locale sciama lungo le arterie principali nell'intento di raggiungere il luogo prescelto per il rito domenicale del pranzo, percorriamo i pochi chilometri di piatta pianura che ci dividono dal luogo più importante e rappresentativo della Lunigiana: i resti dell'antica città di Luni fondata nel 177 a.C. dai Romani in rapida espansione territoriale.  

 

Una colonia, quella sul territorio strappato ai Liguri, che divenne ben presto florida grazie al porto commerciale (oggi interrato), nel periodo di maggior splendore la città raggiunse i 50.000 abitanti.

Come abbiamo appreso dalla precedente visita alla fortezza di Sarzanello, la città venne abbandonata nel IX secolo a causa delle incursioni Saracene.

Il Parco archeologico di Luni risulta particolarmente interessante grazie ai resti del Decumano Massimo, la casa dei Mosaici, la Domus settentrionale e, il portico del Foro, oltre al museo che ospita numerosi reperti e splendidi mosaici. 

 

 

La nostra visita odierna si limita alla visita dell’Anfiteatro Romano, destinando tutto il resto ad una prossima visita dedicata che comprenderà anche il centro storico di Sarzana che oggi abbiamo parimenti ignorato.

 

 

Accompagnati da nuvoloni sempre più compatti e decisi, risaliamo le pendici montane verso la nostra prossima e vicina tappa; una costante in questo viaggio dove tra una tappa e l’altra non sono mai intercorsi più di 30 km; ma le strade strette, a volte malmesse, e l’umidità invernale hanno comunque allungato i tempi di percorrenze e le medie di velocistiche risultano davvero basse. 

 

Ma questo non influisce minimamente sulla bontà del viaggio, anzi!

Castelnuovo Magra


Le prime notizie di insediamenti in questa zona a cavallo tra le province di La Spezia e Massa risalgono all’epoca Romana e a quella della città di Luni, ma la nascita di borghi fortificati come quello di Castrum de Monte Leonis si ha dopo la decadenza della città Romana e il passaggio della zona sotto il controllo dei Cont-Vescovi di Luni.

Castello di confine, divenne un forte difensivo dopo essere stato edificato come palazzo residenziale dai Vescovi di Luni, presto entrati in conflitto con i Malaspina. E sarà un ospite di assoluto rilievo a sancire la pace tra i due schieramenti ed il passaggio del castello sotto il controllo dei Malspina: un esule fiorentino di nome Dante Alighieri che trascorse molto tempo nelle terre della Lunigiana.

In questa zona di continue dispute territoriali saranno numerosi i cambi di proprietà del borgo e del castello, Lucca, Pisa, Firenze, Genova, si alterneranno nel controllo della zona; ma dopo il XVI secolo e l’ultima ristrutturazione Genovese il castello perse di interesse e parte delle sue mura utilizzate come cava di materiale per la costruzione di case e chiese.

Oggi restano visibili le due torri principali e parte della cinta muraria.

Forte Bastione

Sotto un cielo sempre più minaccioso risaliamo sulle pendici montane verso la prossima meta, prevista nella mappa del viaggio, le temperature adesso sono basse, ma la ridotta andatura e l'abbigliamento dedicato ci permettono di affrontarle senza problemi; le gambe con i jeans leggeri vengono allietate dal calore che arriva dal motore; condizione questa decisamente meno gradevole nei mesi estivi.

Il Forte Bastione, ottocentesca opera difensiva costruita sulla vetta dell'omonimo monte a difesa del litorale e dell'arsenale di La Spezia, è nascosto nella fitta boscaglia e raggiungibile solo dopo la percorrenza di un ripido e malandato sentiero.

In decennale stato di abbandono, pur risultando molto interessante dal punto di vista storico e architettonico, dopo avere superato quasi indenne i conflitti mondiali, lo destiniamo ad una successiva visita, magari con temperature più alte e meno fango. 

Fosdinovo e il Castello Malaspina

Cuore storico e leggendario della Lunigiana, centro del potere dei Malaspina; costruito su di un rilievo che controlla attento il territorio e osserva rapito il vicino mare questo importante borgo è la nostra nuova tappa, forse la più importante, del nostro ammaliato errare in questa meravigliosa terra.

Parcheggiata Athena subito dopo la porta di ingresso al borgo iniziamo l’esplorazione delle antiche vie in attesa della prossima visita guidata al sovrastante castello.

 

La storia dei Malaspina, potente famiglia che controllerà per secoli questo territorio, regalando anche periodi di pace e prosperità, si incentra qui, in questo borgo che, dopo la scissione del 1221 nei rami di Spino Secco e Spino Fiorito, divenne proprietà di questi ultimi.


La fortezza di Fosdinovo però, diverrà ufficialmente possesso dei Malaspina solamente nel 1340, con Spinetta Malaspina e la creazione del Marchesato di Fosdinovo

Un casato che, leggenda documentata da un dipinto custodito nel castello, nasce nell'anno 540 d.C. quando il nobile Accino Marzio vendicò la morte del padre uccidendo nel sonno il re dei Franchi, Teodeberto II, trafiggendolo alla gola con una spina.

Il grido del re prima di spirare “Ah ! mala spina !” dette origine al cognome e al motto di famiglia “SUM MALA SPINA MALIS, SUM BONA SPINA BONIS” “Sono una spina pungente per i cattivi, e una spina che non punge per i buoni”.

Il castello visse secoli di tranquillità e successivi rimaneggiamenti ed ampliamenti, fino a quello in epoca rinascimentale che lo trasformò in residenza gentilizia; il borgo raggiunse il suo maggior splendore nel seicento durante il Marchesato di Jacopo Malaspina.  

La fine della Seconda Guerra Mondiale fu probabilmente il momento peggiore vissuto dal castello nella sua secolare storia, i danni inferti dagli alleati per conquistare il maniero all’interno del quale si erano asserragliati i nazisti furono ingenti; e solo un paziente recupero iniziato nel 1960 da Carlo Filippo Torrigiani Malaspina, tornato in possesso del maniero di famiglia, riporterà il castello allo splendore che merita e che oggi possiamo ammirare.

Sicuramente documentata la presenza di un Dante esule fiorentino, in terra di Lunigiana ospite dei Malaspina (e probabilmente anche nel castello di Fosdinovo) che citerà, per dovere di ospitalità, nelle rime del Purgatorio in luogo di quelle che sarebbero state più consone.

Rivendicherà, il marchese che lo ospitò, una sorta di paternità nella nascita dell’opera Dantesca della Divina Commedia

Il Castello, dimora storica vincolata dalla Soprintendenza per i beni artistici e architettonici oltre che visitabile è anche vivibile grazie alle stanze messe a disposizione di chi abbia voglia di trascorrere una (molto) suggestiva notte all’interno del maniero.


Molto suggestiva perché numerose sono le macabre leggende che si narrano, dalla stanza dei trabocchetti dove finivano i malcapitati che non riscontravano le simpatie dei Signori del Castello, a quella dei cavalieri dove si addormentavano poco graditi ospiti per non risvegliarsi mai piu…

La stanza dei trabocchetti inoltre si dice venisse utilizzata dalla malvagia e lussuriosa Marchesa Cristina Pallavicina per far sparire gli amanti dopo una focosa notte; in realtà le malevoli voci furono fatte circolare alla morte del marito Ippolito Malaspina senza eredi, dal fratello dello stesso, intenzionato ad entrare in possesso del castello.

Alla morte del Malaspina però la Marchesa era incinta quindi governò il territorio fino alla nascita del figlio, che se fosse risultato maschio, avrebbe ereditato tutto.

Leggenda vuole, che il parto della marchesa fu praticamente pubblico e con la presenza del Vescovo, onde evitare possibili sostituzioni del nascituro in caso si fosse rivelato femmina.

Ma nacque un maschio. 


Infine la leggenda più triste, quella di Bianca Maria, figlia del Marchese, murata viva, per non avere voluto rinnegare il suo amore impossibile per uno stalliere e rinchiudersi in convento, con un cane e un cinghiale, simboli di fedeltà e di testardaggine.

A fronte di tutto questo, sono innumerevoli le segnalazioni di presenze esoteriche all'interno delle mura del castello, "supportate e documentate" da sedicenti esperti del settore e ridicole trasmissioni televisive; ad iniziare dalla macchia che si riconosce su di un soffitto e dove si evidenzierebbe il viso di Bianca Maria e le fattezze del cane e del cinghiale suoi compagni di agonia...  

Il cielo ormai completamente coperto dalle scure nubi inizia a sgocciolare, niente di preoccupante al momento, ma è giunto in momento di rientrare verso il ricovero notturno; nuovamente indossati i pantaloni in cordura (antipioggia) riprendiamo il nostro viaggio, non prima però di avere avvertito l'affittacamere di Licciana, che ci ha ospitato la notte precedente che stiamo tornando!

La strada che da Fosdinovo conduce ad Aulla ci regala scorci spettacolari sulla costa e Portovenere e le cime delle montagne.

Ma una volta arrivati ad Aulla ci concediamo un'ultima sosta prima del definitivo rientro, in ammirazione della rinascimentale fortezza della Brunella, possente opera militare a controllo della valle del Magra, mentre nuvole sempre più dispettose intensificano la diffusione di gelide gocce di pioggia durante la risalita al colle.

Anche questa intensa giornata strappata all’inverno si è conclusa con estrema soddisfazione; la Lunigiana si è rivelata una terra ricca di storia e di cultura oltre di continue suggestioni, domani sarà di nuovo tempo di scoperte e di emozioni, sotto un cielo che, promettono le previsioni, sarà intensamente azzurro.

 

Adesso però dopo una rilassante e calda doccia ci aspettano le delizie del ristorante Beatrice.


Terra di Lunigiana - I Report

PRIMO GIORNO
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SECONDO GIORNO
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TERZO GIORNO
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INDICE PRINCIPALE
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